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Rifugiati accolti: “Come se avessimo incontrato degli angeli”

Rodziny uchodźców przybywają do Polski

Karol Porwich/East News

Jarosław Kumor - pubblicato il 29/03/22

Intervista a una madre di famiglia polacca: “Durante il loro soggiorno con noi, il loro isolato è stato bombardato e il loro appartamento distrutto... Li abbiamo accolti, abbiamo pregato insieme. Questa è la nostra testimonianza”

Justyna Gorce-Bałut, madre, moglie e docente alla Scuola Internazionale di Bydgoszcz, in Polonia, cattolica del Cammino Neocatecumenale, spiega la sua esperienza di accoglienza dei rifugiati in un’intervista che colpisce.

Avete accolto delle persone dall’Ucraina per qualche giorno. Com’erano i vostri rapporti?

Ci siamo concentrati sul fatto di offrire aiuuto immediato a queste persone. Non c’è stato praticamente tempo per un rapporto più stretto.

Quando eravamo insieme in casa, i bambini facevano molto rumore, correvano…, e quindi era difficile trovare un momento più tranquillo.

Abbiamo accolto una giovane nonna con una figlia di 16 anni e i nipoti, figli della sua seconda figlia. Sono arrivati da noi quattro giorni dopo l’inizio della guerra.

Abbiamo accettato senza avere idea di quello che ci aspettava

Quando ci siamo impegnati nella classificazione delle donazioni e nel loro imballaggio, preparando i camion che partivano con gli aiuti, qualcuno ci ha chiamati per chiederci se potevamo alloggiare una famiglia. Abbiamo accettato, senza avere idea di quello che ci aspettava.

Perché solo per pochi giorni?

È risultato che anche la madre di questi bambini aveva già attraversato la frontiera e stava da qualche parte in Polonia, e quindi abbiamo iniziato a cercarla.

Abbiamo scoperto che aveva ottenuto alloggio e cibo gratuiti a Danzica per i primi due o tre mesi, per cui sembrava un’opzione più stabile e sicura per loro, ancor più sapendo che per ora sarebbero rimasti in Polonia.

Durante il loro soggiorno con noi, è saltato fuori che il loro isolato era stato bombardato e il loro appartamento distrutto.

Preghiera per la salute e per la pace

Dovevano aver vissuto un trauma. Era possibile, in queste condizioni, dare in qualche modo una testimonianza di fede, pregare insieme?

All’inizio abbiamo detto loro che andavamo in chiesa il sabato pomeriggio o la domenica, che vi tenevamo riunioni della nostra comunità [neocatecumenale, nota dell’autore], che ci sarebbero stati motli bambini, molte famiglie, e che saremmo stati felici se fossero venuti con noi.

Non conoscevamo le loro esperienze con la Chiesa. Sapevamo che erano stati battezzati, e quindi avevano esperienza di qualche tradizione cristiana.

Abbiamo pregato insieme prima dei pasti, e in questa preghiera c’erano richieste dei bambini – per la salute o per la pace. I nostri invitati non ne sono rimasti affatto infastiditi. Hanno partecipato alla preghiera.

Quando è risultato che dovevo portarli a Danzica proprio il giorno in cui sarebbero dovuti venire alla liturgia con noi c’è stata una grande delusione.

È stato evidente soprattutto nel caso della ragazza di 16 anni, che aveva iniziato il baccalaureato e per la quale la fuga è stata particolarmente difficile.

Aveva bisogno di sostegno spirituale, ed era ovvio che ci teneva molto. Per questo ho cercato di far sì che a Danzica qualcuno la aiutasse spiritualmente.

In generale, nonostante il trauma, le bambine si sono abituate alla nostra casa. Erano felici perché avrebbero visto la mamma, anche se dall’altro lato ho avuto l’impressione che avrebbero preferito portare la madre a casa nostra.

Anche se quei pochi giorni di permanenza con noi sono stati molti intensi, la famiglia è entrata in contatto con noi, con la nostra casa, con il nostro cane. Hanno sentito che si trovavano in un ambiente amichevole.

Aiuto a lungo termine

Non c’è stata la possibilità di portare la madre, ma ad ogni modo vale la pena prendere in considerazione l’aiuto ai rifugiati a lungo termine.

L’adolescente ha iniziato i suoi studi nel settore del turismo, per cui Danzica è un’opzione ideale per lei. Le ho già dato indicazioni su luoghi in cui potrà portare avanti gli studi.

Rifugiati nella comunità

E poi è arrivata una seconda famiglia.

Erano persone di Zhytomyr. Hanno trascorso la notte non in casa nostra, ma in casa di amici che non erano lì in quel momento e hanno lasciato loro la propria abitazione.

A Zhytomyr erano nel Cammmino Neocatecumenale, e quindi hanno partecipato naturalmente alla nostra riunione a Bydgoszcz.

È stata un’Eucaristia molto bella, durante la quale sono stati cantati gli stessi cantici noti in tutto il Cammino Neocatecumenale, ma in ucraino.

Hanno anche avuto la possibilità di prendere la parola, e ho potuto tradurre quello che dicevano dal russo al polacco.

È stata un’esperienza molto bella, anche perché, come comunità, abbiamo potuto aiutarli nel loro cammino.

Hanno già dato loro alloggio in un’altra parte della Polonia, ed è adatto all’uso della sedia a rotelle, perché un membro della famiglia è disabile.

Come se incontrassero angeli

Come avete percepito la preghiera comune in sé?

Hanno detto che sentivano come se avessero incontrato degli angeli. Sapevano di stare in un altro Paese, ma erano ancora nella stessa comunità.

Hanno trovato asilo spirituale e un sostituto della famiglia, ancor più quando il sacerdote ha iniziato il suo discorso in russo.

E si è rivolto direttamente a lei, dicendo, tra le altre cose, che il Signore Gesù è morto anche per quelli che oggi provocano questo inferno.

Erano contenuti profondi – corrispondenti al nostro tema attuale di formazione nella comunità – e al contempo difficili da accettare.

Oggi non odiare è una sfida, soprattutto quando si è tanto vicino a queste persone, e quindi a questi avvenimenti.

E allora si inizia a sentire cosa significa l’amore per i nemici. Smette di essere una teoria quando si hanno accanto dei rifugiati che improvvisamente scoprono che la loro casa non esiste più.

Coincidenze?

Quelo che ha detto il sacerdote è stato davvero forte. Come si adattava alla vostra formazione?

Sembra una coincidenza, Dio che cammina in incognito. Molte settimane fa abbiamo progettato i temi delle nostre riunioni liturgiche, e nei giorni in cui è scoppiata la guerra e stavamo ricevendo i rifugiati, il tema era che il Signore Gesù Cristo era sceso agli inferi.

Dovevamo preparare una sintesi di quello che la Chiesa ha detto su questo tema negli ultimi 50 anni.

Nel frattempo, abbiamo l’inferno a portata di mano. Abbiamo persone che lo hanno sperimentato.

Vediamo l’uomo che non ha ricevuto amore. Tutto quello che possiamo fare è pregare perché non ci odino.

Per me è ancora difficile, perché più dura questa guerra e più notizie vedo sulla sofferenza innocente, più è difficile crederci.

Aiuto non solo ai rifugiati

Un esempio forse raro tra i rifugiati è la situazione in cui qualcuno fugge dal suo Paese ma resta nella propria comunità. Aiuta senz’altro a sopravvivere al dolore…

Sicuramente, e credo che sia normale per la gente del Cammino. Quando andiamo alla Giornata Mondiale della Gioventù, ad esempio, troviamo sempre un alloggio tra altri fratelli di comunità e non dobbiamo spiegarlo a nessuno. È ovvio, ancor più quando si tratta di fuggire dalla guerra.

Questo aiuto intracomunitario non consiste solo nell’accogliere i fratelli. Il nostro seminario Redemptoris Mater è situato a Vinnitsa, in Ucraina.

E c’è un sacerdote appena ordinato che è originario della nostra terra. È rimasto con noi per qualche giorno prima della guerra.

Ora sta a Vinnitsa tutto il tempo, e abbiamo preparato trasporti per lui e per tutti coloro che sono lì e lavorano.

È stata una grande gioia quando sono arrivati video e notizie del fatto che avevano ricevuto i nostri aiuti, perché avevo molti dub

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