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Pornostar fatta a pezzi? Si chiamava Carol e aveva un figlio di 6 anni

DONNA, SPALLE, MARE

Serafima Lazarenko | Unsplash

Annalisa Teggi - pubblicato il 29/03/22

Non diciamo che è morta la pornostar Charlotte Angie, ma Carol Maltesi, donna e madre. Congelata, fatta a pezzi e poi buttata, ora piangiamola come persona.

Carol: congelata a gennaio, ritrovata in primavera

Nei sacchi neri trovati a Borno (Brescia) una settimana fa c’era il corpo fatto a pezzi di Carol Maltesi, 25enne e madre di un bimbo di 6 anni. Sui titoli si legge, però, il nome di Charlotte Angie. Era il suo nome d’arte nel cinema hard, mondo in cui era entrata durante la pandemia attraverso la piattaforma OnlyFans. Il cadavere è venuto alla luce il 21 marzo scorso in alcuni sacchi neri a Borno, nel bresciano.

Per una settimana l’identità della vittima è stata incerta, era irriconoscibile ma non del tutto. I suoi tatuaggi sono stati riconosciuti dai fans che la seguivano come pornostar. Dal personaggio si è risaliti alla persona, da Charlotte Angie a Carol Maltesi.

E ieri la svolta decisiva. Un uomo di 43 anni, che era stato suo compagno, ha confessatol’omicidio ai carabinieri: l’ha uccisa a gennaio e congelata, poi l’ha fatta a pezzi e, usando diversi sacchi neri, si è liberato del cadavere gettandone le parti in un dirupo nella zona di Borno. Si tratta di Davide Fontana, impiegato di banca e appassionato di fotografia. Nonostante la loro relazione fosse finita, l’uomo la affiancava come fotografo nel mondo a luci rosse.

“Questo ragazzo la accompagnava sempre. Nell’ambiente lo conoscevamo tutti: sembrava una persona per bene, credevamo che le volesse bene sul serio e che ci tenesse molto a Charlotte. Era il suo fotografo di fiducia, tutte le foto di lei che ci sono sui social le aveva fatte lui. La seguiva ovunque per proteggerla, ma il pericolo era lui.”

Da Brescia Today

Dalla confessione di Fontana sarebbe emerso che l’omicidio sia stato commesso durante le riprese di un video hard amatoriale. Uccisa e congelata a gennaio, è stata ritrovata proprio all’inizio della primavera, il 2o marzo. Sembrano sconnessi e orrendi i pezzi di questa storia. E sono però pezzi umani, parti vitali di un’anima intera che resta nascosta nelle pieghe della cronaca.

Fatta a pezzi, da chi?

Secondo la confessione dell’uomo, l’omicidio sarebbe avvenuto a gennaio a Milano: dopo il delitto il 43enne ha riposto il corpo in un congelatore presente nella casa della giovane. In un secondo momento, ha fatto a pezzi il cadavere e si è spostato nel Bresciano per gettarlo nel dirupo dove lo hanno ritrovato. Durante le indagini gli investigatori avevano scoperto che il 20 marzo l’auto di Carol Maltesi era transitata per Borno, ma era guidata da un uomo.

Da Tgcom24
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Gli ultimi aggiornamenti sulla vicenda sono un profluvio di dettagli raccapriccianti. Dell’uomo arrestato si sa che nei giorni passati aveva sviato le indagini degli inquirenti usando il cellulare della ragazza per rispondere ai messaggi di alcuni giornalisti che tentavano di mettersi in contatto con lei dopo che era stata avanzata l’ipotesi che il cadavere ignoto fosse quello di Charlotte Angie. E l’uomo, fingendosi Carol/Charlotte, aveva risposto per corroborare l’ipotesi che lei fosse ancora viva.

Ha giocato di nuovo la carta della finzione anche recandosi dalle forze dell’ordine, in veste di collaboratore. Ma poi è crollato.

Poi, ieri, l’uomo, amico e vicino di casa della vittima, si era presentato ai carabinieri per fornire informazioni sulla donna scomparsa, “offrendo circostanze che subito si rivelavano contraddette dalle emergenze investigative fino a quel momento acquisite”, spiega chi indaga.

Da Ansa

Ne è seguita una confessione che ha chiarito la trama essenziale degli eventi e anche i dettagli: l’assassino ha sfigurato il volto con il fuoco, poi ha infierito sul corpo per farlo a pezzi. Se questa è già una scena disumana, non meno sconcertante è che la vittima sia stata riconosciuta proprio grazie a certe parti tatuate del suo corpo. Cos’è la pornografia se non un abuso che comincia da uno sguardo frammentato? La persona ridotta a parti del suo corpo. Uno sguardo che disumanizza lo spettatore proprio perché ha già tolto ogni traccia di umanità dallo spettacolo.

Dunque Carol è stata uccisa e smembrata come persona ed è poi stata riconoscita da chi la usava come personaggio. Non è solo una storia di cronaca, in questa vicenda ogni dettaglio urla il bisogno che l’integrità della nostra persona sia custodita da qualcosa di più grande delle nostre mani umane. Da soli non siamo capaci di custodire intero il nostro volto e il nostro cuore, anche senza arrivare a essere assassini.

Chi era Carol?

Si riesce a uccidere anche chi è già morto. Sfogliando le principali testate nazionali, oggi si trova ovunque la notizia della svolta nelle indagini sulla morte di Carol Maltesi. Non si legge però il suo nome, ma quello d’arte – Charlotte Angie. E le foto di copertina la ritraggono nella sua veste di pornostar. Trucco pesante, pose ammiccanti.

Il giornalismo sventola spesso con enfasi e orgoglio la bandiera della lotta ai femminicidi, ma sa uccidere una donna morta senza pietà. Titoli e copertine non sono sviste, sono scelte ponderate e non condivisibili. Non è morta Charlotte Angie, è morta una persona di nome Carol che era caduta nella trappola della pornografia. Eppure, ecco che nel giorno in cui si dovrebbe piangere un atroce omicidio, si riesce a spezzare ulteriormente una vita. Ne si esibisce ancora una volta un pezzo, la pornostar, quella che fa clic. Si riduce una persona agli ingredienti giusti per i trend: #lucirosse, #cronacanera.

Chi l’ha uccisa, l’ha sfregiata in volto fino a renderla irriconoscibile. Chi ne ha usato il corpo nel cinema hard, anche da spettatore, l’aveva già trattata da corpo smembrato. E ora? Restano sguinzagliati certi gli sciacalli ancora pronti a banchettare sulla carne dilaniata di chi era e resta una persona, un’anima.

PORN

Carol Maltesi era una giovane mamma, aveva un figlio di 6 anni che resta orfano. Dopo la nascita del bambino, nel 2016, aveva trovato lavoro come commessa in una profumeria di Milano. Poi si era avvicinata al mondo del cinema hard. Questo abbaglio così disumano era riuscito anche a infilarsi nel rapporto madre-figlio. Alcune amiche di Carol l’hanno descritta come una madre premurosa, eppure il figlio non viveva più con lei ma con il padre, nella provincia di verona.

Era stata la stessa Carol a confidare ad un’amica che era meglio se il suo bimbo rimaneva con il padre. Lei aveva troppi sogni da inseguire, troppi viaggi da fare, troppi obiettivi da raggiungere.

Da L’arena

 Tanto basta per mettere a fuoco un’amica, una sorella, una cugina. Capace come noi di essere lusingata e tradita da scelte di vita sbagliate.

Cosa vediamo dunque davanti a noi? Un volto che continua a restare al buio, una donna ancora giovanissima che stava cercando la sua strada, forse trovando la forza nell’unica immagine intera di sè che aveva: madre.

(Aggiornato il 31 marzo 2022)

Tags:
cronacamadreomicidiopornografia
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