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Boom di matrimoni in Ucraina: “Cercano la grazia di Dio”

UKRAINIAN WEDDING

jujikrivne | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/03/22

Sono 10mila in due settimane di guerra, le coppie che hanno deciso di sposarsi. Ecco le storie più famose

Matrimoni sotto bombe e missili in Ucraina: è boom di “sì”. Un sacerdote missionario racconta la sua esperienza con le coppie che decidono di sposarsi nel difficile tempo di guerra. 

Don Lucas Perozzi è missionario a Kiev, capitale dell’Ucraina, sin dal 2004. Fin dai primi giorni della guerra insieme ad altri tre sacerdoti ha ospitato circa 30 persone nella parrocchia della Dormizione della Beata Vergine Maria. Nonostante possa abbandonare il Paese qualora lo desideri, ha deciso di rimanere con le persone che è venuto a servire e che ama.

Le notti nel bunker

«In questo tempo di guerra la gente non poteva restare nelle proprie case e ha trascorso le notti nei bunker e nelle stazioni della metropolitana. È stato terribile perché questi posti sono freddi, sporchi e l’atmosfera è molto buia. Erano spaventati, terrorizzati», spiega don Lucas. 

La sua permanenza in Ucraina è strettamente legata ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), che supporta le attività della missione. Infatti la comunità locale ha ancora bisogno di molto aiuto, sia in termini di beni di prima necessità, sia di un rifugio e un sostegno spirituale. 

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Don Lucas Perozzi, mentre celebra una messa “sotterranea”.

“Non hanno illusioni romantiche”

Eppure, secondo il sacerdote, la guerra non è in grado di spegnere la luce della speranza. «Ieri abbiamo avuto un matrimonio e oggi ne celebriamo un altro! Le persone vengono anche a confessarsi. È impressionante, perché i fedeli vengono e ci chiedono di sposarsi, anche se sanno che non possiamo preparare nulla di speciale. Non hanno illusioni romantiche, vogliono vivere questi giorni in grazia di Dio, come una famiglia. Anche in mezzo alla guerra, possiamo vedere che Dio è amore, continua ad amare ognuno di noi senza limiti».

Immagino che hanno fatto il giro del mondo 

Sono 10.683 In meno di tre settimane, tanti sono stati i matrimoni in Ucraina, “affrettati” dalla guerra. In proiezione, più che in Italia che ha molti più abitanti, scrive Avvenire (17 marzo). Alcune di queste nozze sono diventate social e molto popolari in tutto il mondo. 

Il matrimonio di Jarina e Sviatoslav

Due soldati della guardia nazionale ucraina si sono sposati in un consiglio comunale circondato da barricate di sacchi di sabbia nell’oblast di Rivne, nel nord-ovest del Paese, non lontano dal confine con la Polonia. 

E’ diventata virale una cerimonia che si doveva svolgere tra qualche mese, ma di fronte ai drammatici eventi in Ucraina, a Kiev, Jarina Ariewa e Sviatoslav Gursin, hanno deciso di sposarsi subito. E anziché in luna di miele sono andati in guerra. Come ha detto la ragazza, se devono morire vogliono stare insieme (Aleteia, 28 febbraio).

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La sposa in mimetica

C’è chi ha scelto, poi, addirittura il posto di blocco dell’esercito per celebrare il proprio matrimonio a Kiev. Così Il Riformista (7 marzo) racconta la storia di Lesia Ivashchenko e Valerii Filimonov:

«Il sorriso e la gioia sono quelli del grande giorno, quello in cui due ragazzi si giurano amore eterno unendosi in matrimonio. Ma lo scenario non è una chiesa addobbata con fiori bianchi ma un campo di battaglia. La sposa non indossa un romantico abito bianco ma una mimetica e lo sposo non ha il panciotto ma un giubbotto antiproiettile. Tutt’intorno c’è la guerra ma nei loro cuori c’è spazio per l’amore. Così Lesia Ivashchenko e Valerii Filimonov hanno deciso di sposarsi». 

Il “Sì” ad Odessa, in attesa dell’attacco russo 

Evge e Max hanno deciso di sposarsi nel mezzo di un’offensiva militare cruenta, in una città come Odessa, da giorni è percorsa da una frenetica mobilitazione popolare in vista di un attacco annunciato come imminente. 

Max, 25 anni, risponde con calma, articola i suoi argomenti, perché deve averci riflettuto bene quando lo scorso 6 marzo ha chiesto a Evgeniya, 27 anni, di diventare sua moglie. «Credo che celebrare la vita sia uno dei modi per dire ai nemici che i loro sforzi bellici non hanno alcun senso. Per questo si batte il nostro esercito, no? Per permettere ai civili di proseguire la loro esistenza. I nostri soldati fanno del loro meglio per garantire questa possibilità, perché non coglierla?» (Avvenire, 17 marzo).

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