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L’avvenire dell’anima russa secondo Aleksandr Isaevič Solženicyn

ALEKSANDR SOLZHENITSYN

Fotograaf Onbekend / Anefo [CC0], via Wikimedia Commons

Alexandre Soljenitsyne.

Guillaume de Prémare Guillaume de Prémare - pubblicato il 28/03/22

La guerra russa in Ucraina mette in luce il conflitto secolare tra la nazione e l’impero. L’avvenire dell’anima russa è nazionale o imperiale? Questa scelta è stata rischiarata in maniera profetica trent’anni fa da Aleksandr Solženicyn.

A partire dall’inizio degli anni 2000, il progressivo ritorno della Russia tra le grandi potenze – dopo una decina di anni di eclissi dovuta al crollo dell’impero sovietico – ha generato una nuova guerra fredda. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sopraggiunge in questo contesto di concorrenza fra le potenze della Nato e della Russia, poco dopo che la guerra in Siria ha manifestato una certa perdita di peso geopolitico sull’asse euro-atlantico (Stati Uniti, Unione europea, Nato). 

L’analisi del conflitto, tuttavia, non può ridursi a questa sola dimensione. Infatti assistiamo pure a una ripetizione del portato profondo e lungo della storia: il costante tentativo di emancipazione delle nazioni dell’Europa centro-orientale dagli imperi – che si tratti di quello austro-ungarico, di quello ottomano o naturalmente di quello russo. La storia di queste nazioni è spesso quella della lotta per la loro sovranità, fra costanti dominazioni ed emancipazioni talvolta effimere. 

Nella guerra che attualmente la Russia sta conducendo contro l’Ucraina, vediamo lo scontro fra un imperialismo e un nazionalismo. La parola nazionalismo è impiegata qui in senso proprio, non in quello ideologico: esso designa la volontà degli Ucraini di costituire una nazione e un popolo sovrani. È un nazionalismo di emancipazione che può permetterci di riscoprire come prima di essere designata – probabilmente troppo alla svelta – quale fattore di guerra, la nazione ha lungamente costituito, nella storia, un fattore di libertà a fronte delle pretese imperiali. E può costituirlo anche oggi. 

Per questa ragione una delle sfide decisive di questo conflitto è la capacità degli Ucraini di forgiare (o rinforzare) una coscienza nazionale forte, malgrado la sua frammentazione culturale e linguistica. Da questo punto di vista, l’aggressione russa può costituire un fermento di unità. Da parte russa, il carattere imperialistico degli appetiti di Vladimir Putin non è più cosa opinabile: esprimendosi lunedì 21 febbraio 2022 in un discorso prioritariamente destinato al popolo russo, il capo del Cremlino è stato chiarissimo. Non si tratta per lui soltanto di contrastare quel che considera una minaccia della Nato, ma anche di continuare il solco della Russia imperiale. Per lui l’Ucraina può anche vivere come Stato, come forma politica, ma certamente non come nazione sovrana, indipendente dalla Russia e libera dalla sua stretta politica e culturale. 

La scelta decisiva fra nazione e impero 

La Russia guadagnerà qualcosa, in questa avventura? Certo, è troppo presto per valutare perdite o profitti geopolitici, ma quale che sia l’esito di questa guerra si porrà ai Russi una questione capitale: è davvero interesse della Russia perseguire la sua storia imperiale? La Russia deve costituire una nazione o un impero? Per lumeggiare la questione cruciale, è molto istruttivo tornare a quanto diceva in merito Aleksandr Solženicyn, per il quale la scelta russa tra impero e nazione riguardava, in fondo, l’anima stessa della Russia. 

Alla caduta dell’impero sovietico, il filosofo russo percepì con lucidità un duplice pericolo per il suo paese: da una parte quello di dissolversi nel maelström culturale e civico occidentale; d’altro canto, al contrario, la tentazione di voler continuare o ripristinare l’Impero. Aleksandr Solženicyn voleva prevenire l’amata Russia dall’incagliarsi su questi due scogli: egli vedeva una Russia con una forte identità nazionale, capace di resistere sia all’attrazione del liberalismo occidentale sia alla follia di proseguire sogni di grandezza. Egli auspicava ardentemente che il suo Paese orientasse la sua «riserva di forze culturali e morali» verso la preservazione del «nucleo nazionale russo». Per lui, se la fierezza di una nazione esprime una coscienza storica e culturale comune, che manifesta un essere nazionale, essa deve necessariamente articolarsi col senso dei limiti: non può esserci giusto amor di patria, né fierezza feconda, senza moderazione e senza una certa umiltà, dal momento che il culto della potenza conduce prima o poi le nazioni sedotte dalla tentazione imperialistica alla loro propria disfatta, come la storia ha mostrato a più riprese. 

I fumi allucinanti dell’impero 

Così Solženicyn scriveva, nel 1990, un testo famoso intitolato Come ricostruire la nostra Russia?, edito in italiano da Rizzoli. Ecco cosa diceva dell’impero: 

Non abbiamo forze da consacrare all’Impero! E non ne abbiamo bisogno: lasciamo scivolare questo fardello dalle nostre spalle! Esso usa le nostre midolla, ci spolpa e affretta la nostra rovina. Vedo con angoscia che la coscienza nazionale russa si sta svegliando ed è, per larga parte, incapace di liberarsi del modo di pensare di una potenza di grande estensione, di sfuggire ai fumi allucinanti che salgono da un impero. […] Questa è una depravazione estremamente perniciosa della nostra coscienza nazionale. 

E aggiungeva, il grande scrittore: 

Bisogna scegliere con forza e nettezza: fra l’impero, che è anzitutto la nostra propria disfatta, e la salvezza spirituale e corporale del nostro popolo. […] Conservare un grande impero significa condurre il nostro popolo alla morte. A che serve questa lega eterogenea? A far perdere ai Russi la loro identità insostituibile? Non dobbiamo cercare di estenderci nello spazio, ma di conservare chiaro il nostro spirito nazionale nel territorio che ci resterà. 

L’amore della nazione 

Per quanto riguarda la questione specifica della volontà di dominio dell’Ucraina, una costante della storia russa, l’autore di Arcipelago Gulag scriveva già nel 1981: 

Nel mio cuore non c’è posto per il conflitto russo-ucraino, e se – ce ne guardi Iddio – le cose arrivassero all’estremo posso dire che mai, in qualsivoglia circostanza, io stesso prenderò parte o lascerò i miei figli partecipare a uno scontro russo-ucraino, per quanto zelanti potranno essere le teste folli che ad esso ci spingeranno. 

Non è un mistero quel che Solženicyn penserebbe e direbbe oggi della guerra russa in Ucraina, tanto le sue frasi di ieri sembrano essere state scritte questa mattina… Forse oggi manca, all’immenso paese che la Russia è, un gigante letterario capace di congiungere la sapienza eterna – umana e divina – con la fierezza della cultura e della storia, con l’amore della nazione. 

Alexandre Soljenitsyne

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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