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Fedez, la malattia espone davvero un uomo, e senza filtri

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ANDREAS SOLARO | AFP

Annalisa Teggi - pubblicato il 25/03/22

Operato al San Raffaele di Milano per asportare un raro tumore neuroendocrino al pancreas, Fedez mostra il lato vulnerabile di ogni persona. E Chiara ringrazia anche chi ha pregato.

Per giorni si era parlato di demielinizzazione – lo spettro sembrava quello della SLA – e invece Fedez è stato sottoposto a un intervento chirurgico al San Raffaele di Milano per un raro tumore neuroendocrino del pancreas. I giornali avevano già imbastito un copione, ma la realtà era altra. Non tutto è a favore di telecamera. C’è stata, per pochi giorni, una parentesi di vera privacy nella vita sempre super esposta dei Ferragnez.

Chiara Ferragni ringrazia anche chi ha pregato

I figli di Chiara Ferragni e Fedez sono nati in anni diversi, ma giorni vicini: Leone il 19 marzo e Vittoria il 23 marzo. Questa sarebbe dovuta essere una settimana di grandi feste nella famiglia più glamour e social del pianeta.

Invece è stato un insolito momento di silenzio, perché c’era l’ingombrante imprevisto della malattia di Fedez e l’urgenza di un’operazione non rinviabile. La realtà, manifestandosi nella sua bruciante potenza, ha richiesto un di più di presenza e meno di esposizionemediatica.

Ora che l’intervento è andato bene e Fedez attraversa la degenza ospedaliera con camice e sorriso sulle labbra, le foto e le stories sono riprese. Moglie e marito hanno usato stili diversi.

Fedez ha ringraziato i medici e approfondito il tema della sua patologia:

Settimana scorsa ho scoperto di avere un raro tumore neuroendocrino del pancreas.
Uno di quelli che se non li prendi per tempo non è un simpatico convivente da avere all’interno del proprio corpo.
Motivo per il quale mi sono dovuto sottoporre ad un intervento chirurgico durato 6 ore per asportarmi una parte del pancreas (tumore compreso).

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Chiara invece ha scelto una comunicazione più personale ed emotiva:

Eravamo spaventati da tutto, la diagnosi, l’intervento, la riabilitazione, la nostra vita e quella della nostra famiglia. L’intervento di martedì è andato bene, lui si sta riprendendo e speriamo che questo diventi solo un brutto ricordo che ci ha insegnato, una volta di più, l’importanza di vivere appieno la vita, ogni giorno. Grazie alle persone che ci hanno fatto sentire il loro affetto e che hanno detto una preghiera per noi, ci ha dato forza.

Sì, ha parlato anche di preghiera. Un piccolo dettaglio non poi così insignificante. Sappiamo che i Ferragnez sono molto lontani dalla fede, non hanno battezzato i figli e Fedez non perde occasione per lanciare frecciate alla Chiesa. Sappiamo anche che sono molto inclusivi e quindi, forse, Chiara ha incluso un grazie ai suoi follower credenti. Forse preghiera è inteso in senso ampio di pensiero positivo. Eppure tant’è.

Dovevano essere settimane a tema #festafestafesta, e invece ecco la famiglia mediatica per eccellenza che si scopre vulnerabilissima e allora tace, si allontana – per poco – dalla visibilità. E ritorna dal breve silenzio non escludendo, ma anzi dicendo grazie, a chi prega per accompagnarli.

La parte per il tutto. Un uomo esposto per davvero

E dunque già da ieri si sono moltiplicati i pezzi giornalistici sul tumore neuroendocrino al pancreas, esattamente come qualche giorno erano proliferati quelli sulla demielinizzazione.

Ovvio. Si mira alla pancia del lettore che fa subito clic sul link. Se il VIP di turno ha una certa malattia, subito scatta la paura inconscia e vogliamo sapere i sintomi, e come si cura e tutti gli scenari possibili. E anche le dietrologie: chi l’ha già avuta, chi è morto.

Ma qual è la notizia? Mi pare che un certo tipo di giornalismo sia eccellente nella figura retorica della sineddoche, quella che usa la parte per il tutto. C’è, ad esempio, una sineddocche nella frase: “vivono in dieci sotto un tetto”. Dove tetto sta per casa.

Oggi Fedez è il suo pancreas malato.

E invece la notizia è il paradosso dell’esposizione. Fedez è sempre stato un personaggio esposto al pubblico, in questi giorni si scopre uomo esposto davvero, cioé vulnerabile.

Una delle fotografie che ha postato su Instagram mostra un lungo taglio verticale nella sua pancia. Mi ha colpito. Non c’è filtro qui, ed è l’opposto della strategia mediatica. L’esposizione sui social è una dinamica interamente pilotata dall’uomo, segue uno schema di visibilità legata alla vendita di un prodotto (nel caso dei Ferragnez i prodotti sono tantissimi, incluse le loro stesse persone). L’esposizione mediatica vive di filtri.

Quando invece è la realtà a esporre un uomo alla sua vulnerabilità, i piani saltano e anziché filtri leviganti saltano fuori tagli e cuciture. La vera esposizione lacera la cute, è un mistero che brucia e si pianta nella carne. Fa piangere e urlare. Fa paura. Chiede all’uomo di farsi domande scomode sul dolore e sui limiti. Ma è questo tipo di ferita esposta che rende ogni persona – VIP o meno – capace di non ridursi a personaggio, di farne una creatura esigente, di spalancarla (se la libertà fa questo passo) a domande di senso.

Un uomo si scopre intero proprio quando soffre. Fedez è più del suo pancreas, e se proprio dovessimo limitarci a una parte, verrebbe da chiedergli: che hai scoperto della tua anima in questi giorni?

Più compagnia meno followers

Può stare simpatico, può stare antipatico. Genera un calderone di commenti sempre.

Fedez è l’emblema perfetto del nostro mondo ego-centrato. La prima persona singolare che diventa icona, mito, anche parafulmine degli haters. Tutta la vista converge sull’uno, sul singolo salito agli onori della cronaca. Sono poi davvero onori?

Sono tra quelli che hanno guardato le stories di Fedez nel giorno in cui ha condiviso con il pubblico la notizia della sua malattia, era ancora imprecisata. Lui spegneva e riaccendeva la telecamera, si concedeva lacrime e singhiozzi a microfono spento. Era evidentemente un discorso all’impronta, pensato nell’ipotesi generale ma vissuto in pienezza di incertezza.

E mi ha colpito il suo ripetuto appello alla pluralità. Se condividere questo mio percorso farà bene a qualcun altro, allora vale la pena affrontare quest’avventura. Se aiuterò altri a non essere soli nella malattia, allora vale la pena che racconti pubblicamente la mia storia. Frasi così.

Mi sono parse il balbettio di uno che tentenna al buio, ma punta nella direzione giusta. Naturalmente Fedez ragiona in termini di followers come comunità. Ragiona in termini di come i suoi messaggi influenzano un vasto gruppo umano. E lo fa, senz’altro, mosso da un’empatia addestrata in anni di vita pubblicamente esposta. Eppure era evidente che le frasi fossero come sospese.

L’uomo è un mistero che si risolve al plurare, ma non secondo lo schema “il mito e i suoi followers”. Siamo davvero tutti nella stessa barca. Ecco, in quel parlare stentato di Fedez che cercava di riportare tutto alla sua mission di personaggio pubblico, mi è parso che ci fossero delle pause … di attesa. Forse ho voluto percepirle così, ed è solo un’impressione.

In quelle pause, così come nel silenzio sospeso che ha preceduto i giorni dell’operazione, può aprirsi un varco. Capita a ogni persona che urta contro quel genere di imprevisto che sbatte giù dal trono (ce ne costruiamo molti anche noi che non abbiamo followers).

E da quel varco ciascuno, anche inconsapevolmente, aspetta una voce che dica: siamo insieme in un cammino che è una battaglia senza esclusione di colpi, non devi dimostrare nulla ma puoi chiedere aiuto. Puoi tenere la mano ai tuoi amici e chiedere se essere figli di un caos cinico basta come spiegazione all’anima.

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