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Abbiamo bisogno di stare con chi è più forte del male per vincerlo

ECCE HOMO

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 23/03/22

Non sempre bastano le nostre forze, la nostra pur solida armatura: il maligno è più forte di noi. E' solo la nostra relazione con Cristo ci permette di resistergli e respingerlo.

Vangelo di Giovedì 24 Marzo

Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate.  Ma alcuni dissero: «È in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 

Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.  Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl.

 Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
 Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro.  Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.
 Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

(Luca 11,14-23)

La pagina del Vangelo di Luca di oggi ci racconta di un esorcismo operato da Gesù e di una polemica scoppiata immediatamente dopo, proprio a causa di esso. Ma vorrei che oggi sostassimo su un dettaglio del Vangelo apparentemente secondario rispetto al tono dello stesso racconto, ma a mio avviso più decisivo:

“Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate”.

Siamo abituati a pensare alle manifestazioni del male come eventi eclatanti che ci spaventano e ci terrorizzano. Nel vangelo di oggi il male ha solo un sintomo: blocca la comunicazione di quest’uomo, gli impedisce di parlare. Credo che tante volte abbiamo fatto la medesima esperienza, cioè ci siamo sentiti bloccati, incapaci di condividere, di raccontarci, di aprire il cuore.

Gesù guarisce quest’uomo ed è un po’ come se questo racconto volesse dire a ognuno di noi che anche quando ci troviamo in simili condizioni il Signore può liberarci. Il vero problema è accorgersene e desiderare di tornare ad aprirsi. Nella parte finale del racconto però troviamo una considerazione utile:

“Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.

È un po’ come se Gesù volesse dirci che alcune volte possiamo aiutarci da soli, ma altre volte il male che ci accade è più grande delle nostre capacità. Per questo la nostra relazione con Cristo è relazione con chi è più forte non solo di noi ma anche del male stesso. Senza di Lui è difficile restare sempre in piedi. 

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