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Ucraina, granaio del mondo: c’è il rischio di scarsità alimentare?

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Ukraina, pole pszenicy

Dobra Kobra | Shutterstock

Karol Wojteczek - pubblicato il 22/03/22

Fino all'invasione russa, l'Ucraina era responsabile di circa il 9-11% della produzione mondiale di cereali. La situazione attuale avrà un impatto sulla fornitura e il prezzo degli alimenti sul mercato internazionale

Domenica 6 marzo, il Governo ucraino ha imposto restrizioni all’esportazione di prodotti agricoli essenziali, inclusi grano, miglio, pollame, uova e olio di girasole. In reazione a questa decisione, il giorno dopo il prezzo del grano sul mercato mondiale ha raggiunto il massimo storico di 1.294 dollari per staio (rispetto agli 824 dollari prima dell’invasione russa). Allo stesso modo, alla fine di febbraio l’Indice dei Prezzi degli Alimenti della FAO ha raggiunto il livello più elevato (140,7 punti).

Il 9 marzo, l’embargo ucraino è stato considerevolmente irrigidito. Il Governo di Kiev ha imposto un divieto rigoroso all’esportazione di segale, orzo, grano saraceno, miglio, zucchero, sale e carne. Il 12 marzo, la lista dei prodotti esclusi dalle esportazioni è stata ampliata per includere i fertilizanti, di cui l’Ucraina è uno dei principali produttori.

Le restrizioni menzionate sono particolarmente pesanti per i Paesi del Nordafrica e del Medio Oriente, che dipendono in ampia misura dall’importazione di prodotti ucraini. Il Libano, ad esempio, importa fino al 90% di cereali dall’Ucraina (e dalla Russia). Per l’Egitto il valore è di circa l’86%, per la Tunisia di circa il 50-60%. Siria, Libia e Somalia, devastate da una crisi umanitaria, si trovano in una situazione simile.

Anche prima dell’annuncio di un embargo ufficiale da parte di Kiev, la Marina russa apriva il fuoco sulle navi mercantili civili che cercavano di salpare dai porti del Mar Nero. Il 25 febbraio, ad esempio, un razzo ha colpito una grande imbarcazione. Quella nave, con bandiera panamense, era usata per trasportare cereali in Turchia. Molti Paesi hanno a loro volta chiuso i propri porti alle navi mercantili russe, anch’esse piene di cereali, come parte delle sanzioni.

Secondo gli ultimi dati di Bloomberg, l’Egitto ha riserve di cereali per circa quattro mesi. Col tempo, la popolazione di questo Paese di oltre 100 milioni di abitanti affronterà forti aumenti del prezzo del cibo, e forse la fame. In Libia, dove non c’è un adeguato rifornimento di cereali, il prezzo della farina è aumentato del 30% nell’ultima settimana.

Ci sarà un’altra Primavera araba?

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) stima che nei prossimi mesi circa 8-13 milioni di persone in Nordafrica potranno essere colpiti dalla fame. Sostituire le forniture immense di cereali necessarie con rifornimenti da altre fonti è semplicemente impossibile in un periodo di tempo tanto breve.

Gli esperti di Bloomberg sottolineano che nel 2010 una crisi alimentare simile provocata da una siccità catastrofica ha portato alla serie di proteste sociali nota come Primavera Araba. Conseguenze di quegli eventi sono state una crisi migratoria che continua ancora oggi e le prolungate guerre civili in Siria, Yemen e Libia.

Non sorprende che alcuni commentatori abbiano iniziato a vedere gli eventi menzionati come parte del piano di Vladimir Putin per destabilizzare l’Europa attraverso ondate sempre nuove di rifugiati disperati. Il costante bombardamento di edifici civili in Ucraina servirebbe a un proposito simile.

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