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Perdonare come Dio ci perdona ci libera dalla morsa del male

PERDONO FRATERNO

Olena Yakobchuk|Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 21/03/22

La misura del perdono che il Signore ci chiede è la stessa che usa lui: eccessiva, sovrabbondante. Il perdono non minimizza il male, ma gli toglie la capacità di continuare a tormentarci.

Vangelo di Martedì 22 Marzo

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».  E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.  Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.

Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.  Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.  Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!  Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.  Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
 Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.  Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.

 Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?  E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.  Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

(Matteo 18,21-35)

Quante volte bisogna perdonare? Si può quantificare l’esperienza del perdono? Gesù nel Vangelo di oggi ci dice di no, anzi pone una misura infinita al perdono. Eppure questo eccesso di misericordia era percepito già allora come una forma di ingiustizia e non come una modalità dell’amore.

Infatti non è possibile pensare al male subìto senza che nessuno ne paghi le conseguenze. Ma il perdono non è un’alternativa alla giustizia è la possibilità che la giustizia ha di non diventare essa stessa male, vendetta. Si perdona non quando il male fatto non ha conseguenze, ma quando quel male non continua a fare del male alimentando odio, rancore, risentimento.

Chi perdona si libera dalla morsa di quel male interiore che continua a farlo soffrire. In questo senso abbiamo bisogno di perdonare all’infinito perché abbiamo bisogno di essere sempre infinitamente liberati da ciò che ci rode dentro fino a toglierci la pace, la gioia, la serenità.

Questo è ciò che Dio fa con ciascuno di noi: ci libera dal male che ci fa ancora del male. Ma l’unica cosa che chiede è di agire anche noi nello stesso modo, cioè di liberare anche gli altri dal peso del male che li tormenta, che li uccide. È bello pensare che Gesù non ci chiede di fare una cosa giusta e basta, ma ci chiede di fare una cosa giusta solo perché noi ne abbiamo fatto per primi esperienza. Io posso perdonare perché sono stato perdonato. Allora la domanda che il vangelo di oggi ci pone è semplice: mi sono mai sentito veramente perdonato? 

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