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Covid e bambini: quali sono i sintomi?

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Petrovich Nataliya | Shutterstock

Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 15/03/22

Fortunatamente le manifestazioni cliniche che interessano i bambini nella fase acuta sono meno gravi di quelle osservate nell’adulto.

Di Andrea Campana

Il Sars-CoV-2 e i bambini

A distanza di quasi due anni dalla dichiarazione da parte dell’OMS di pandemia da COVID-19, la percentuale di bambini interessata dall’infezione da SARS-CoV-2 è andata progressivamente aumentando. Fortunatamente le manifestazioni cliniche che interessano i bambini nella fase acuta sono meno gravi di quelle osservate nell’adulto.

Sono caratterizzate prevalentemente da febbre elevata associata a sintomi respiratori (tosse, mal di gola), manifestazioni gastrointestinali (vomito, diarrea), bassi valori di globuli bianchi (in particolare dei neutrofili) e, in un numero limitato di casi, coinvolgimento del cuore (miocardite-pericardite).

La MIS-C

Più temibile è invece la comparsa, a distanza di 2-6 settimane dall’infezione, di una febbre associata a manifestazioni cutanee, dolori addominali e articolari, accompagnate da un progressivo peggioramento delle condizioni generali, da un’importante riduzione dei globuli bianchi (linfopenia) e da un coinvolgimento cardiaco talvolta grave.

Questa condizione, nota come MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children) interessa fortunatamente un piccola percentuale di bambini, generalmente quelli più grandicelli, ed è una sindrome caratterizzata da una compromissione di molti organi del corpo, che peggiora rapidamente.

Come si riconosce, come si cura

La MIS-C richiede un pronto riconoscimento ed un rapido trattamento farmacologico, per arrestare la “tempesta infiammatoria” che la caratterizza.

Diagnosi e terapia precoci permettono una rapida guarigione ed evitano in questo modo possibili complicanze.

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Il Long-COVID

È poi possibile che i bambini che hanno avuto il COVID-19 sviluppino a distanza di tempo delle manifestazioni tardive. Si tratta di sintomi diversi, alcuni generali (quali senso di malessere, debolezza, inappetenza), altri a carico degli organi (tosse, difficoltà respiratoria, cefalea, manifestazioni cutanee ed articolari, dolori addominali), o infine disturbi neuropsichiatrici, che dipendono sia da lesioni anatomiche sia da quadri funzionali, come tic, disturbi del movimento, disturbi del sonno e del tono dell’umore, difficoltà a concentrarsi con perdita di interesse, ansia, fobie, depressione, mutismo, disturbi della sfera alimentare, che possono persistere per diverse settimane.

La necessità del monitoraggio

Questi sintomi tardivi vengono oggi inquadrati come Long-COVID (COVID lungo). Questa patologia andrà attentamente monitorata nei prossimi anni per comprendere le possibili conseguenze a distanza sullo sviluppo cognitivo e sullo stato di salute mentale dei nostri bambini.

Molti progressi sono stati fatti sulla conoscenza del virus e della malattia, ma purtroppo i farmaci che abbiamo a disposizione per il suo trattamento sono ancora pochi, generalmente indicati per bambini dai 12 anni in su, anche se in caso di necessità vengono utilizzati ugualmente (off-label). Per questo è importante affermare ancora una volta che la strategia migliore che abbiamo a disposizione è rappresentata dal vaccino.

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