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Il rosario, “arma” su un pullman di rifugiati

ROSARY

Gentileza

Dolors Massot - pubblicato il 08/03/22

Michal è padre di quattro figli, ed è andato alla frontiera a cercare rifugiati ucraini. Si è portato dietro le guardie

Il popolo polacco sta dando una lezione di umanità a tutto il mondo per il suo comportamento di fronte alla valanga di rifugiati che arriva alle sue frontiere. Secondo i numeri riferiti dalle guardie di frontiera, le persone entrate in Polonia dall’inizio dell’invasione russa sono 885.303. Quasi un milione.

I Polacchi hanno creato una catena di fraternità che non fa distinzioni. Tutti si impegnano come possono. La situazione è toccante, soprattutto vedendo donne, bambini e anziani che si sono lasciati indietro i propri uomini rimasti a combattere e i familiari che non possono fuggire a causa dei bombardamenti contro il possibile corridoio umanitario.

Nell’andirivieni di pullman polacchi che vanno alla frontiera ad accogliere i rifugiati, Michal è uno dei tanti volontari che coordinava un viaggio. In genere è impegnato in progetti per migliorare l’educazione nelle zone rurali della Polonia.

All’andata, nel pullman – in questo caso dell’amministrazione pubblica –, viaggiava con un gruppo di membri delle forze dell’ordine, che dovevano proteggere i rifugiati.

Michal, sposato e con 4 figli, era come tutti loro pensieroso. Sono tutti uomini con esperienza di vita, e nel percorso meditavano su quello che avrebbero dovuto fare e su cosa avrebbero trovato. Parlavano di come si sarebbero organizzati, e poi cadeva il silenzio.

Michal, allora, ha preso il microfono e ha suggerito: “E se recitassimo il Rosario?” Tutti si sono detti d’accordo. Lo ha detto al conducente, e dal microfono hanno recitato i misteri e le Ave Maria. Alcuni non sapevano come fare, e sono stati aiutati dagli altri.

ROSARY
Michal con uno dei bambini arrivati alla frontiera polacca

Sono arrivati alla frontiera e hanno accolto un gruppo di persone che erano già in attesa. Bambini piccoli, donne giovani e adulte, anziani esausti… Tutti, però, con l’espressione di chi ha raggiunto una meta ed è disposto a continuare a lottare per andare avanti.

Le guardie hanno aiutato ogni persona, e Michal si è incaricato di coordinare tutto, ascoltando ciò che gli diceva ogni rifugiato. Poi sono partiti per Varsavia.

Il gesto di uno dei bambini

Durante il tragitto, i bambini hanno avuto il tempo di parlare, scoprire il paesaggio del luogo che li stava accogliendo e anche disegnare. All’arrivo alla frontiera, non c’è un solo bambino che non venga accolto con un peluche, dono che conforta i piccoli.

Arrivati nella capitale polacca, i rifugiati sono scesi dal pullman. Le guardie li hanno accompagnati, aiutandoli a scaricare borse, passeggini e le altre poche cose che questi viaggiatori improvvisati sono riusciti a portare con sé.

Le guardie si sono avvicinate a Michal e lo hanno ringraziato per quel Rosario che li aveva incoraggiati a recitare, dicendogli che era servito loro per affrontare il compito con più senso di aiuto al prossimo, al bisognoso, a chi non ha forze, a chi è scoraggiato, a chi ha perso tutto e a chi ha paura.

Il Rosario è un’arma potente. Ora, in questa guerra, più che mai.

“Il Santo Rosario è un’arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato”.

(San Josemaría, Camino, 558)

I bambini sono stati felici dell’accoglienza calorosa, e uno di loro ha consegnato a Michal un disegno in cui si legge “Amo Polonia”.

REFUGEES

Resterà sul pullman, per diventare un vessillo. Polonia, semper fidelis, sempre fedele a Dio, recita il suo motto.

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poloniarifugiatiucraina
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