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Un padre salva suo figlio dalla guerra: “Date a me il fucile”

UKRAINE

Genya SAVILOV / AFP

Benito Rodríguez - pubblicato il 03/03/22

Ha preso moglie e figlio e hanno cercato un modo per lasciare l'Ucraina il più rapidamente possibile. Una guardia ha scoperto che il figlio aveva appena compiuto 18 anni. Era chiamato ad arruolarsi

L’Ucraina ha decretato la legge marziale, per cui a tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni è proibito di abbandonare il Paese, per arruolarsi nell’esercito che deve combattere le truppe russe che stanno invadendo il Paese. José Antonio ha un figlio che ha compiuto 18 anni solo pochi giorni fa. Era consapevole che arrivare in Polonia senza essere scoperto era complicato.

Controlli paramilitari

La prima cosa è stata riuscire a far sì che la sua famiglia entrasse nel convoglio della delegazione spagnola, scortato dai membri del Grupo Especial de Operaciones (GEO) della Polizia spagnola.

Il secondo scoglio erano i controlli dei gruppi paramilitari. “Ogni tre o quattro chilometri intervenivano i veicoli privati per prelevare con la forza i ragazzi che avevano compiuto 18 anni per arruolarli per lottare nella resistenza”. Hanno avuto fortuna.

Il momento chiave: la frontiera

Poi ha visto le luci della Polonia. Con un nodo allo stomaco si avvicinava alla frontiera. Era molto nervoso. Al posto di controllo, un agente ha chiesto loro i passaporti. “Quando è uscito fuori che mio figlio si doveva arruolare, un sergente armato fino ai denti lo ha fatto scendere dal veicolo.

Gli ha detto che aveva l’età per combattere e che doveva prendere un kalashnikov”, ricorda l’uomo trattenendo le lacrime.

Al posto del figlio

In quel momento, la sua preoccupazione era mettere in salvo la sua famiglia. Ha agito istintivamente, decidendo di sacrificarsi per la sua famiglia, per suo figlio, per salvargli la vita.

“Ho detto che se quello di cui aveva bisogno era qualcuno che lottasse poteva dare il fucile a me e lasciar andare mio figlio. Grazie alla mediazione dell’ambasciata e al fatto che quell’uomo aveva un po’ di cuore, ci ha detto di salire sull’autobus e di andarcene subito”. José Antonio sarà eternamente grato a quell’agente, che “si è comportato meravigliosamente”.

Colpito da quanto visto alla frontiera

Ora sono in Spagna, sono arrivati ieri all’aeroporto di Madrid-Barajas, ma il ricordo di quello che hanno visto alla frontiera gli pesa sull’anima. “Alla frontiera sono rimasti moltissimi bambini. Più di 400 bambini alle tre del mattino. Erano lì quando siamo passati, come un piccolo gregge. Ma non sono bambini come quelli che siamo abituati a veder soffrire in televisione, ma biondi con gli occhi azzurri. Sono ancora lì, bloccati, e non so cosa sarà di loro mentre cercano di arrivare in Polonia”.

José Antonio si è lasciato alle spalle la guerra, ma le immagini di quello che ha vissuto non si cancelleranno mai dalla sua mente: “Quello che si può vivere con il rumore delle sirene, con i bombardamenti… Non sapere se ti cadrà una bomba addosso… è impressionante”; “lì c’è una massa di nubi, e quando senti le sirene non sai se ti cadrà qualcosa addosso o no, perché le bombe si vedono all’ultimo secondo”.

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