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Gli offrono cibo e chiamano sua madre, il video del soldato russo arreso

RUSSIAN SOLDIER, UKRAINE PEOPLE

Matthew Luxmoore | Twitter

Annalisa Teggi - pubblicato il 03/03/22

Un video amatoriale mostra la resa di un soldato russo, accolto con molte premure dal popolo ucraino. È simile ad altri video, in cui ritorna un elemento comune, la chiamata alla madre. L'Ucraina sta mandando un messaggio mediatico opposto alla disumanità degli attacchi russi.

La guerra sul campo

Pochi giorni fa, guardando gli aggiornamenti sulla guerra in Ucraina nel telegiornale serale, mio figlio (11 anni) se n’è uscito con la domanda: “Ma ci sarà qualche soldato russo che ha una nonna ucraina? E allora come si comporterà?“.

Ai bambini resta questo superpotere, riuscire a guardare nelle fessure vive della realtà dove noi adulti non volgiamo più lo sguardo.

C’è una guerra di cui si discute su ogni piattaforma, e c’è una guerra vissuta sul campo. Gli strumenti social di questo terzo millennio ci permettono di entrare in presa diretta lì dove la guerra accade. E circolano video amatoriali che diventano virali nel mondo perché non sono reportage ufficiali, ma danno l’impressione ancora più vivida di essere accanto a chi sta nel mezzo della tragedia. Qualche giorno fa tutti parlavano del video in cui un automobilista ucraino scambiava qualche parola coi soldati di un tank russo rimasto senza benzina: “Se volete vi riaccompagno in Russia” – diceva loro.

Surreale, hanno commentato alcuni. Rivelatore, a dire il vero. Tra veri nemici non ci si permette la familiarità di una battuta così bonaria. Può esserci un sarcasmo crudele tra chi si odia. Quel video, che a noi lontani dal conflitto pare surreale, non lo è così tanto pensando che le due fazioni di questa guerra sono nella realtà dei fatti persone non così distanti tra loro anche per legami familiari.

E l’elemento familiare è centrale nei video diffusi dalla parte ucraina.

Da ieri un altro video sta facendo il giro del mondo. Si vede un giovane soldato russo rifocillato da alcune persone ucraine. Si capisce che si è arreso e ha fame. I presenti lo mettono in contatto con la madre attraverso una videochiamata. E lui piange.

La guerra sui social

Quanto ad armi di distruzione, non c’è paragone possibile tra Russia e Ucraina. Ma la propaganda è da sempre un’altra specie di arma di guerra da non sottovalutare. Oggi la frontiera dalla comunicazione si è spostata sui canali social. L’Ucraina si sta giocando la carta dell’altoparlante mediatico in modo insistente e ben calcolato. Il mondo ascolta il dolore di questo popolo, incollandosi al flusso di immagini e video che dilagano su TikTok, Telegram, Twitter e via dicendo. Non è qualcosa di paragonabile all’impatto nucleare paventato dai Russi, ma è una voce che ha una certa forza.

I messaggi che passano sono: la Russia, compresi i soldati che combattono, non sono schierati con Putin come si vorrebbe far credere; l’Ucraina, anche in mezzo alla guerra, non è disumana come il suo nemico.

Un recente comunicato ufficiale del Ministero della Difesa ucraino ha di nuovo puntato nella direzione di una comunicazione precisa, l’opposto della ferocia che potrebbe essere giustificata in un conflitto. Come nel video del soldato che si è arreso, un posto speciale in questa narrazione è occupato dalle madri.

I soldati della Russia prigionieri” catturati in guerra “verranno restituiti alle loro madri” dall’Ucraina. Il ministero della Difesa ucraino, con un messaggio diffuso sui propri canali social, manifesta la disponibilità a restituire i soldati russi prigionieri alle rispettive famiglie e “a migliaia di sfortunate madri russe” che soffrono per la guerra. Unica condizione: le madri, o altri familiari, devono recarsi in Ucraina e raggiungere Kiev. 

Da Adnkronos

Soldati arresi e a favore di telecamera

E si può proprio parlare di narrazione. Oltre a quello già citato in apertura, sono molti i video amatoriali diffusi che hanno la stessa trama: un giovane soldato russo, affranto, che è prigioniero delle forze ucraine e viene ripreso mentre telefona a casa, alla madre. E da queste telefonate emergono dettagli sconcertanti. I nostri ufficiali ci avevano assicurato che eravamo qui in missione di pace. Non ci hanno dato da mangiare per giorni. Gli ufficiali russi non curano i loro soldati feriti, danno l’ordine di lasciarli morire.

In una di queste scene, la madre all’altro capo del telefono sembra cadere dalla Luna nell’apprendere che suo figlio stava combattendo in Ucraina. Il ragazzo deve ripeterle varie volte la frase “sono prigioniero, mi trattano bene”.

Quando c’è il filtro della telecamera davanti alla realtà è tutto autentico? La domanda deve essere posta, soprattutto in questo tempo in cui i video registrati coi cellulari rendono ogni frammento di vita riprodotto così vero. Insomma, l’orizzonte dalla propaganda non può essere messo da parte. Possiamo senz’altro guardare questo flusso di immagini che emerge dal sottobosco anonimo dei social come documenti, ma senza cadere nella trappola di ritenerle testimonianze del tutto spontanee, istintive, non pianificate.

Non tutto quello che è buttato nella rete è una diretta spontanea. Ma tra calcolato e falso ci passa di mezzo un mare grande.

La feroce resistenza ucraina

Ritorniamo al video del giovane soldato russo rifocillato da un piccolo gruppo di ucraini. Cosa vediamo? Cioè: qual è la forza del messaggio che trasmette?

Nelle immagini del video, condiviso anche dal tabloid britannico Sun, si vede il giovane militare russo, che probabilmente è stato preso prigioniero, mentre beve una tazza di tè e mangia qualcosa. Scosso e con gli occhi gonfi. Al suo fianco una donna ucraina cerca di calmarlo. Offrendogli il suo telefono per comunicare con la madre in Russia. Mentre si sente una voce fuori campo che dice in ucraino: «Non è colpa di questi giovani, non sanno perché sono qui». Ed aggiunge: «Hanno mappe vecchie, si sono persi».

Da Il Messaggero

Si potrebbe chiosare: all’attacco russo l’Ucraina risponde col soccorso.

Il New York Times ha rilanciato questo contenuto, sottolineando che il video non è verificato ed è stato diffuso su Telegram, ma mostra una chiara intenzione dell’Ucraina di mostrare un atteggiamento contrario alla disumanità russa che bombarda scuole e ospedali.

Un giovane soldato russo si è arreso ed è circondato dall’accoglienza del nemico, che lo nutre e gli fa vedere la madre sullo schermo di un telefonino. Se anche è stato necessario mettere un disclaimer sul tipo di autenticità che possiamo aspettarci dai video che girano sul web, questa soglia di allerta non impedisce di notare il senso dei messaggio che si vuole trasmettere: cibo e madre. I legami tra russi e ucraini sono più radicati dell’inimicizia costruita da questa guerra. Ciò che spontaneamente l’occhio di un bambino come mio figlio ha intuito è vero nella realtà dei fatti. Ci sono le nazioni, e poi c’è il popolo. Non siamo di fronte a una guerra tra popoli storicamente nemici, etnie divorate da un odio insanabile. Siamo dentro un conflitto tra persone che, con semplificazione estrema, da una parte hanno zii russi e dall’altra hanno cugini ucraini.

Osiamo un paradosso. Nell’ultimo discorso diffuso in TV, il presidente ucraino Zelensky ha rivolto un messaggio a Mosca:

Da noi avrete solo una resistenza feroce

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Fa subito pensare a una resistenza armata, al coraggio di chi difende con le unghie e coi denti casa sua. Eppure. Non c’è forse una resistenza ferocissima in questo video in cui il nemico piange, è accolto e sfamato?

È davvero feroce (cioé: coglie proprio nel segno) quel tipo di resistenza che vince sullo specchio distorcente della guerra e si àncora all’esperienza vissuta dal popolo. Il messaggio che emerge da quel video è: c’è una persona che dovrei identificare come nemico, ma lo tratto da figlio; vedo di fronte a me qualcuno che fino a poco tempo fa poteva essere il nipote di un vicino di casa.

Un piccolo corollario, a conferma dell’ipotesi appena esposta. Il tennista ucraino Sergiy Stakhovsky (attualmente arruolato con l’esercito del suo paese) ha dichiarato che la scelta dei bombardamenti aerei da parte della Russia è proprio una strategia per non incontrare il nemico. Perché a quel punto – trovandosi faccia a faccia – come si comporterà il soldato (si chiedeva mio figlio)?

Attaccano dall’aria, ci bombardano con gli aerei, non possiamo farci niente, non abbiamo le risorse a disposizione per difenderci. Kiev è circondata dall’aria. […] Vorrei dirvi che, sulla base di ciò che ho visto ai posti di blocco e in tutta l’Ucraina, che le persone non sono contente di non vedere i russi, vorrei quasi dirvi che sembrano volerli incontrare.

Sergiy Stakhovsky su Quotidiano.net
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guerrasoldatiucraina
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