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Mi chiedono consiglio, ma saprò rispondere?

Hombres conversando

Ruslan Shugushev | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 28/02/22

Non c'è niente di peggio del mio orgoglio, che mi fa pensare di essere migliore degli altri. Nulla è più lontano dalla realtà...

Gesù mi invita a non giudicare, a guardare bene mio fratello, a sapere che anch’io pecco e sono debole.

“Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

Credo di poter guidare altri ma sono cieco. Come potrò farlo? Spesso consiglio altri partendo dalla mia debolezza.

Essere consapevole della mia cecità mi rende più docile per Dio.

Non mi sento più forte di altri. Non credo di avere tutte le risposte, né uno sguardo saggio su tutto. Non sempre trovo risposte. Non riesco neanche ad essere quello che vorrei essere.

Forse non posso cambiare il mondo, ma qualcosa sì

Nella mia anima c’è una passione per la vita molto forte. Un desiderio di amare e di essere amato. Una rabbia nei confronti delle ingiustizie, del male fatto agli innocenti, delle brutalità che tanti commettono, della guerra e della cattiveria.

C’è nella mia anima un affanno contenuto di cambiare questo mondo perché sia migliore, più giusto. Perché ci siano meno dolore, meno guerre, meno odio.

C’è un’intuizione nel mio cuore che mi dice che non posso cambiare tutto, ma quei metri quadri in cui mi muovo posso cambiarli.

Posso cambiare il mio modo di guardare gli uomini. Posso vedere che la pagliuzza nell’occhio del mio fratello non è grave quanto la trave nel mio.

Consapevolezza dei propri limiti

Dopo aver confessato tanto, giungo alla conclusione di non essere migliore di nessuno e di avere gli stessi peccati degli altri.

Sono consapevole del fatto che posso solo seminare speranza e piantare alberi che diano ombra a chi soffre il sole.

Non posso rinascere, né desidero farlo. Guardo con gratitudine tutto ciò che Dio ha fatto nella mia vita.

Mi rallegra essere come sono. Non ho paura di guardare l’oscurità delle mie ombre, quando mi immergo cercando risposte dentro di me.

Un riferimento

Vedo la trave, vedo la notte, ma non spavento e non perdo mai la speranza. So di essere corruttibile, come dice la Bibbia, ma sono chiamato all’incorruttibilità:

“Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
«La morte è stata inghiottita nella vittoria.
Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?
».
Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge. Siano rese grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo!
Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, progredendo sempre più nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore”.

Palpo la debolezze della mia carne. Sento la mia fragilità di fronte alla tentazione. Soccombo spesso, ma non mi scoraggio.

Cristo ha già vinto, e questo mi esorta, mi dà tanta pace… Ha già ottenuto la vittoria, che è anche la mia.

È uscito trionfante dalla morte e mi ha aperto la strada verso il cielo, l’immortalità. La morte è stata vinta.

Si può guidare dall’ombra

Vado avanti senza sapere se potrò guidare un altro cieco essendo io stesso non vedente. Vado avanti senza chiarezza, ma non per questo mi scoraggio.

Cammino e resto saldo. Non mi lascio trascinare dalla tristezza. Posso guidare altri non vedenti dalla mia ombra.

Non mi scandalizzo né della mia oscurità né di quella che vedo in altri. Mi rallegra sapere che la vita si gioca nelle decisioni che prendo ogni giorno.

Possono esserci seconde possibilità, terze, o molto di più. Perché Dio mi viene incontro a riscattare la mia vita.

Senza orgoglio

Ma non vuole che mi lasci trascinare dall’orgoglio. Non c’è niente di peggio di quell’orgoglio che mi fa pensare di essere migliore degli altri. Nulla di più lontano dalla realtà che osservo ogni giorno.

Sono un cieco che cerca di vedere. Ho una trave dentro di me che pesa. È il mio peccato, la mia fragilità.

Guardo con misericordia mio fratello, non lo giudico, non lo condanno. Dalle mie labbra non escono parole negative.

Non considero ingiusta la mia vita, anzi. Ho un cuore fatto sulla misura di Dio. Questa verità mi rallegra nel profondo.

So che posso sempre dare di più, che c’è sempre margine di miglioramento. Non sono arrivato alla fine di nessun cammino, e per questo mi piace camminare più che arrivare alla meta.

Gesù ha già la vittoria

Forse un giorno, quando spunterà l’alba spunterà in cielo, sarò arrivato alla fine di qualcosa per iniziare la vita vera.

E allora crolleranno tutte le mie paure e sboccerà la speranza che custodisco nell’anima.

Sapere che la vittoria è già stata ottenuta da Gesù non toglie niente dell’emozione della vita di ogni giorno.

Persevero, scelgo, opto e so che il cammino che intraprendo è quello che Dio ha sognato per me. Quella pace abita dentro di me. Egli ha vinto.

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