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Guerra in Ucraina: la forza della preghiera 

PRAY

Fred de Noyelle | Godong

Agnès Pinard Legry - pubblicato il 25/02/22

Mentre la crisi russo-ucraina è ormai degenerata in aperto conflitto, papa Francesco ha annunciato per il prossimo mercoledì 2 marzo una giornata di preghiera e di digiuno per l’Ucraina. Altre iniziative di preghiera potrebbero essere promosse.

Davanti alla situazione in Ucraina non resta che pregare? Già all’indomani del riconoscimento da parte russa dell’indipendenza dei territori separatisti dell’Ucraina, e prima che – nella notte fra mercoledì e giovedì – Vladimir Putin annunciasse il lancio di un’operazione militare nel Paese, papa Francesco aveva annunciato una giornata di preghiera e di digiuno per il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, data con la quale la Chiesa entra in Quaresima: 

E ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. Invito tutti a fare del prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri, una Giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra.

Papa Francesco, Udienza generale del 23 febbraio 2022 

Si tratta della seconda giornata di preghiera per la pace in Ucraina che Francesco convoca in appena poche settimane (la precedente aveva avuto luogo il 26 gennaio). Un ex ambasciatore aveva dichiarato al Fatto Quotidiano: «A parte l’Unione Europea, solo papa Francesco può imporre la pace a Putin». 

Le armi di Dio, che sono la preghiera e il digiuno, Francesco non è il solo ad invocarle. Già nei giorni precedenti diverse parrocchie hanno attuato diverse iniziative al fine di riportare la pace in Ucraina. Ieri sera a Santa Maria in Trastevere Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio hanno animato una veglia di preghiera – «invocazione a Dio ma anche segno di protesta davanti agli uomini» – per invocare la pace in Ucraina. Molte parrocchie si stanno organizzando analogamente. 

La Chiesa cattolica ha l’abitudine di pregare per la pace. Nel 2003 Giovanni Paolo II ricordava, nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace

A voler guardare le cose a fondo, si deve riconoscere che la pace non è tanto questione di strutture, quanto di persone. Strutture e procedure di pace – giuridiche, politiche ed economiche – sono certamente necessarie e fortunatamente sono spesso presenti. Esse tuttavia non sono che il frutto della saggezza e dell’esperienza accumulata lungo la storia mediante innumerevoli gesti di pace, posti da uomini e donne che hanno saputo sperare senza cedere mai allo scoraggiamento. Gesti di pace nascono dalla vita di persone che coltivano nel proprio animo costanti atteggiamenti di pace. Sono frutto della mente e del cuore di «operatori di pace» (Mt 5, 9). Gesti di pace sono possibili quando la gente apprezza pienamente la dimensione comunitaria della vita, così da percepire il significato e le conseguenze che certi eventi hanno sulla propria comunità e sul mondo nel suo insieme. Gesti di pace creano una tradizione e una cultura di pace.

La religione possiede un ruolo vitale nel suscitare gesti di pace e nel consolidare condizioni di pace. Essa può esercitare questo ruolo tanto più efficacemente, quanto più decisamente si concentra su ciò che le è proprio: l’apertura a Dio, l’insegnamento di una fratellanza universale e la promozione di una cultura di solidarietà. La «Giornata di preghiera per la pace», che ho promosso ad Assisi il 24 gennaio 2002 coinvolgendo i rappresentanti di numerose religioni, aveva proprio questo scopo. Voleva esprimere il desiderio di educare alla pace attraverso la diffusione di una spiritualità e di una cultura di pace.

Ieri sera si è tenuto a Bruxelles un summit dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea, per definire un approccio e delle azioni collettive. Pregare per la pace – a casa propria, in parrocchia o in comunità – è un mezzo, per chi crede, di mettersi personalmente in gioco, sul piano spirituale, diventando operatori di pace in questo conflitto. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

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