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Cosa avviene nel cervello quando preghiamo?

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Ricardo Sanches - pubblicato il 15/02/22

Secondo la neuroscienza, la preghiera altera il funzionamento del cervello, liberando sostanze che riducono lo stress e aumentano la sensazione di felicità

Da molto tempo, la scienza cerca di comprendere e spiegare il potere della fede e l’impatto che questa e la preghiera hanno a livello fisico sul corpo umano. Esiste anche un gruppo di ricercatori che studia ciò che avviene nel cervello quando preghiamo.

Il neuroscienziato Andrew Newberg, direttore delle ricerche presso il Marcus Institute of Integrative Health dell’ospedale Thomas Jefferson di Philadelphia (Stati Uniti), è un pioniere negli studi neuroscientifici delle esperienze religiose e spirituali, settore noto come neuroteologia.

Il dottor Newberg ha scritto otto libri sul tema, tra cui un best-seller negli Stati Uniti, How God Changes Your Brain (Come Dio cambia il tuo cervello), e nelle sue ricerche è categorico: “Quando preghiamo, la preghiera cambia il cervello”.

Preghiera e mutamenti nel cervello

In una delle sue ricerche, Newberg ha studiato centinaia di persone di fede – da evangelici a musulmani – durante la preghiera. Usando le tecniche delle neuroimmagini, ha constatato che in quel momento è stata liberata una grande scarica di neurotrasmettitori nel cervello dei partecipanti. Questo includeva la dopamina (ormone del piacere), la serotonina (sostanza che riduce lo stress) e la norepinefrina (che attiva la risposta di lotta o fuga).

Attraverso esami con elettroencefalogramma, il ricercatore ha anche verificato che il cervello subisce mutamenti elettrici. Al momento della preghiera, l’onda o frequenza elettrica generata ha avuto una maggiore capacità di riposare la mente, qualcosa di simile allo stadio del sonno.

Newberg ha anche studiato il flusso sanguigno cerebrale delle persone mentre pregavano, e ha osservato che quando il partecipante allo studio iniziava a pregare c’era attività nel lobo frontale. Poi, in un periodo tra i 10 e i 50 minuti dopo la preghiera, quella regione rimaneva praticamente silenziosa. Il lobo frontale è la parte del cervello collegata all’attenzione e alla concentrazione, ed è responsabile dell’elaborazione del pensiero, della pianificazione e della programmazione di necessità individuali ed emozioni.

BRAIN

Le parti del cervello durante la preghiera

Il neurochirurgo e neuroscienziato brasiliano Fernando Gomes, docente alla Facoltà di Medicina dell’Università di San Paolo, ha spiegato le alterazioni nelle parti del cervello durante la preghiera:

“Studi neuroscientifici hanno già dimostrato che alcune aree, come il lobo frontale (collegato alla concentrazione e all’attenzione) e la parte emotiva del cervello, il sistema limbico, funzionano di più durante la preghiera, e allo stesso tempo la parte posteriore del cervello, la regione parietale – responsabile del fatto di comprendere l’ambiente, il nostro corpo fisico e il tempo – tace”.

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Cervello, preghiera e meditazione

Uno studio recente condotto su 33 suore cattoliche sane è stato pubblicato sull’International Journal of Psychophysiology. I ricercatori volevano sapere se la preghiera è associata a standard di attività elettriche cerebrali convergenti con la meditazione, e se questa pratica “può essere un probabile comportamento salutare”.

Hanno quindi chiesto a ogni partecipante di completare tre sessioni di riposo e tre sessioni di preghiera, durante le quali hanno registrato l’attività elettrica cerebrale delle religiose.

Le partecipanti presentavano una maggiore forza di onde alfa nella condizione di preghiera, anche se i risultati erano limitati alla regione posteriore-occipitale del cervello. Queste onde sarebbero relazionate alle funzioni cognitive e alla memoria. Nell’esperimento, sono aumentate durante la meditazione.

Una seconda misura, quella dell’assimetria alfa frontale (FAA), non è cambiata con gli stadi di preghiera e riposo. La A FAA, e specificatamente la FAA sinistra, associata all’attenzione concentrata e alle emozioni volte all’approccio (mentre quella destra è collegata a emozioni negative e ritratte), era correlata significativamente con l’età delle religiose. Non è stato chiaro come si relazioni alla preghiera.

I ricercatori hanno quindi concluso “che la preghiera contemplativa può contribuire all’invecchiamento sano, anche se si può dire lo stesso di molte pratiche di meditazione e piena attenzione. La preghiera può tuttavia venire più naturalmente per individui che vivono in contesti religiosi o vi sono esposti”.

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