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Eliminare il celibato dei preti: la Chiesa tedesca scrive ufficialmente al Papa

CELIBAT

LightField Studios | Shutterstock

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 08/02/22

La richiesta è arrivata durante i lavori del Cammino sinodale e ha ottenuto una larga maggioranza. Ecco le richieste, e quali sono alti prelati stanno spingendo sullo stop al celibato sacerdotale

La Chiesa tedesca ha fatto fronte comune per cambiare la legge sul celibato dei preti e dare loro la possibilità di sposarsi. Si tratta di una presa di posizione non singola, o di una parte della Chiesa tedesca. Ma è una richiesta ufficiale, sulla quale sono convenuti la maggior parte degli alti prelati di Germania.

La decisione del Sinodo

A larga maggioranza, il Cammino sinodale della Chiesa tedesca ha deciso di stendere un documento per chiedere al Papa di pensare a un allentamento della legge del celibato ecclesiastico. Riunita a Francoforte, l’assemblea ha approvato la mozione con quasi l’86 per cento dei voti, anche se si attende una seconda ed ultima votazione vincolante in autunno (La Repubblica, 4 febbraio).

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Il cardinale Marx, autorevole arcivescovo di Monaco.

Cosa chiede il documento

Il documento sottolinea il valore del celibato come stile di vita per i sacerdoti ma chiede l’ammissione dei sacerdoti sposati nella Chiesa cattolica romana da parte del papa o, visto il peso del tema, di un Concilio. 

Marx: alcuni preti starebbero meglio se sposati 

Nei giorni scorsi l’ipotesi di una revisione della disciplina sacerdotale del celibato obbligatorio è stata prospettata da due cardinali. Reinhard Marx di Monaco di Baviera, ex presidente della conferenza episcopale tedesca, ha sottolineato che «alcuni preti starebbero meglio se fossero sposati. Non solo per motivi sessuali, ma perché sarebbe meglio per le loro vite e non sarebbero soli. Abbiamo bisogno di queste discussioni». E, dunque, «sarebbe meglio per tutti creare la possibilità per sacerdoti celibi e sacerdoti sposati». 

Hollerich: il celibato è ancora essenziale? 

Il cardinale Hollerich, del Lussemburgo, ha dichiarato al quotidiano francese La Croix: «Domandiamoci con franchezza se un sacerdote debba essere necessariamente celibe. Ho un’opinione molto alta del celibato, ma è essenziale? Ho sposato diaconi nella mia diocesi che esercitano il loro diaconato in modo meraviglioso, fanno omelie con cui toccano le persone molto più fortemente di noi che siamo celibi. Perché non avere anche sacerdoti sposati? E anche se un prete non può più vivere questa solitudine, dobbiamo poterlo capire, non condannare» (TgCom, 4 febbraio).

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Il cardinale Hollerich.

I “viri probati” di Paolo VI

Papa Francesco recentemente disse “no” a una revisione delle regole sul celibato dei preti, citando Paolo VI. Fu Paolo VI, infatti, a riservare a sé la questione del celibato, togliendo al concilio Vaticano II la possibilità di discutere dell’eventuale ordinazione sacerdotale di cosiddetti “viri probati”, cioè uomini coniugati di provata moralità.

Il “no” di Giovanni Paolo II

I suoi successori – da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI – non hanno mai riaperto la questione benché papa Ratzinger avesse permesso ai preti anglicani, passati al cattolicesimo, di restare coniugati. D’altronde nella Chiesa cattolica esiste da secoli un clero sposato di rito orientale. Giovanni Paolo II, da parte sua, si è ripetutamente e categoricamente espresso contro ogni ipotesi di sacerdozio femminile. 

La dichiarazione di Ratzinger

In una dichiarazione del novembre 1995 il cardinale Joseph Ratzinger, nella sua qualità di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, ribadì che il veto di Giovanni Paolo II è una «dottrina proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale», poiché Gesù aveva chiamato «soltanto uomini e non donne al ministero ordinato e gli apostoli hanno fatto lo stesso».

Nel 2018 il cardinale Luis Ladaria, prefetto attuale della Congregazione per la Dottrina della fede, ha confermato in un articolo sull’Osservatore Romano che il “no” di papa Wojtyla è da considerarsi definitivo (Il Fatto quotidiano, 7 febbraio).

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