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La fine della cristianità corrisponde al collasso del cattolicesimo 

CRUCIFIX CASSÉ

© mojahata - shutterstock

Laurent Ottavi Laurent Ottavi - pubblicato il 08/02/22

In “La fin de la chrétienté” (Cerf), Chantal Delsol si interroga sull’agonia di una civiltà nata con il cristianesimo, e poi col cattolicesimo. I cristiani, invece di cadere nella trappola dell’impazienza, dovrebbero – secondo la filosofa – ricorrere all’esempio e alla testimonianza.

Chantal Delsol è filosofa, membro dell’Académie des sciences morales et politiques. Nei suoi ultimi saggi, Le Crépuscule de l’universel [Il crepuscolo dell’universale, N.d.T.] (Cerf, 2020) e La Haine du monde, Totalitarismes et postmodernité [L’odio del mondo. Totalitarismi e postmodernità, N.d.T.] (Cerf, 2016), Delsol decrittava la discordia tra i moderni e gli antimoderni, ossia tra quanti vogliono rimpiazzare il mondo che esiste e quanti intendono coltivarlo come degli eredi. 

Spingendo oltre la sua analisi, ne La Fin de la chrétienté [La fine della cristianità, N.d.T.] la filosofa si applica alle conseguenze del declino del cattolicesimo in Occidente col ritorno del paganesimo. Secondo lei, il cristianesimo deve inventare un altro modo di esistere, e ha spiegato la sua posizione rispondendo alle domande di Aleteia. 

Aleteia: A differenza del cristianesimo la cristianità, dice lei nel suo libro, è una civiltà. Quello può perdurare, ma questa è per sua natura finita. Che cosa intende per “cristianità” e “civiltà”? 

Chantal Delsol: La cristianità è la civiltà, diciamo pure il sistema del mondo, che è stato costituito attorno e sotto l’egida del cristianesimo dapprima, del cattolicesimo poi. Si tratta di un modo essere totalizzante e coerente al contempo: sottintende, insieme con la credenza religiosa, i costumi, la morale, le leggi, i tipi di potere, i tipi di famiglia e la sociologia e via dicendo. E in questo quadro tutto è coerente: ad esempio il potere politico corrisponde alla definizione di Dio (la democrazia è stata inventata in Occidente perché abbiamo un Dio che conferisce all’uomo, sua creatura, la libertà). Ogni civiltà è, in tal senso, un insieme coerente. 

Così il cristianesimo ha costruito il mondo che gli conveniva, come l’islam-religione ha costruito l’islam-civiltà. Nella civiltà-cristianità è stato dapprima il cristianesimo, poi il cattolicesimo, a imporre le sue leggi e i suoi costumi, a consigliare i potenti, ad apportare i propri modelli di potere e di vita. È questa influenza, questo potere, ad essere scomparso oggi. 

A.: Quando è cominciata l’agonia di questa civiltà? 

C. D.: Comincia ad attenuarsi con il Rinascimento, e probabilmente prima, quando l’antropologia e la cosmologia cristiane cominciavano ad essere messe in dubbio, ad esempio con Montaigne. Il momento della messa in discussione, però, è il XVIII secolo, col pensiero dei Lumières; poi c’è stata la stagione rivoluzionaria, che ha attuato le riforme e le leggi corrispondenti. A partire da quel momento, la Chisa si è trovata sulla difensiva e ha tentato di conservare la propria influenza, fra difficoltà sempre crescenti. 

A.: Quali sono le principali cause dell’agonia della cristianità? 

C. D.: Lo stesso termine “causa” è polimorfo: ci sono cause remote e cause di ogni tipo… Tra quelle remotissime, credo che una visione del mondo che adduca l’idea di una “verità” lasci necessariamente emergere l’idea di “dubbio”, e che così si costituisca un’armata di oppositori. Nelle altre culture, che si costruiscono attorno a miti e non attorno a verità, non può esserci spazio per il dubbio (nessuno va a contestare l’esistenza di Achille, il quale è un mito e dunque né vero né falso, mentre prima o poi arriva il momento in cui si va a constatare l’esistenza di Cristo, del quale si pretende essere la verità). Il cristianesimo contiene il germe della propria stessa contestazione, e lo spirito dei Lumières è questo. 

Poi c’è al contempo un’evoluzione culturale e sociologica individualista, che si oppone a un dogma cristiano olistico. Donde si vede la dissociazione tra cattolici e protestanti: il cattolicesimo non può accettare l’evoluzione individualistica dei Lumières perché, fin dai suoi stessi dogmi, è olistico. Probabilmente è per questo che la fine della cristianità corrisponde a un collasso del cattolicesimo, mentre gli evangelicals, da parte loro, stanno alla grande – inglobano la modernità e non la contestano, accompagnano i tempi invece di ergersi contro di essi. 

A.: Quali nuovi credenze riempiono il vuoto lasciato dalla cristianità? 

C. D.: C’è necessariamente un’espansione di altre religioni, perché l’uomo è un animale religioso e il cristianesimo, divenuto minoritario, lascia il posto non al nichilismo ma ad altre religioni che sono religioni della natura, quelle che sbocciano per così dire da sole, che sono naturali e istintive. 

Le possiamo chiamare “paganesimi” perché l’espressione rimanda alle religioni naturali che il cristianesimo ha rimpiazzato nei suoi primi tempi, ma è una parola un po’ troppo generica e quindi preferisco parlare di “cosmoteismi” (per evitare la parola “panteismo”, che dall’inizio del XIX secolo è carica di connotati negativi). Si tratta in ogni caso di adorazioni della natura sotto tutte le loro forme, a partire dall’ecologia che lentamente si trasforma in religione – ne mostra già tutti gli aspetti e tutte le manifestazioni. 

A.: Lei scrive: «Una civiltà non si salva». Quali conclusioni dovrebbero trarre i cristiani da questi profondi cambiamenti? Devono ricentrarsi sull’esempio e sulla testimonianza? 

C. D.: Ho soprattutto cercato di mostrare che una civiltà non si salva con la forza e con la violenza, contrariamente a quel che pensavano i nostri padri. Non si fa la guerra per salvare una civiltà, o perlomeno questo è come io vedo le cose. Anzi, credo che ci sia una contraddizione tra una religione dell’amore e un’evangelizzazione per conquista. Le conquiste cristiane della storia mi mettono profondamente a disagio, anche se sono persuasa che non dobbiamo giudicare i nostri antenati coi criterî di oggi. In ogni caso, così come siamo ora, dobbiamo usare per l’evangelizzazione la sola “arma” legittima: l’esempio e la testimonianza, infatti, come diceva. 

E che dobbiamo abbandonare, per questo? L’impazienza! L’evangelizzazione di conquista aveva fretta – forse per battezzare più gente possibile? forse perché si attendeva imminente la fine del mondo? forse perché alla fine a tutto questo si mescolava il desiderio di potere –: noi non dobbiamo essere impazienti. Guardate i monaci di Tibhirine: si mettono là, senza fare rumore, curano la popolazione musulmana e pregano, avviandosi tranquillamente verso la fine dei tempi. Ecco quel che ci resta da fare. Ci siamo chiesti perché tanti monasteri fioriscono mentre il Vaticano sta messo tanto male? 

Chantal Delsol,La Fin de la chrétienté, Cerf, 2021

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio] 

Tags:
cattolicesimocristianesimoevangelizzazioneoccidentetestimonianza
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