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Alessandro D’Avenia sul Battesimo: “è la vita stessa di Dio che viene data all’uomo”

ALESSANDRO D'AVENIA

OMAR BAI / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP

Silvia Lucchetti - pubblicato il 08/02/22

Dopo lo svilimento del battesimo consumato sul palco dell'Ariston, Alessandro D'Avenia si pone la domanda di cosa significhi vita eterna. La risposta è nel senso più profondo del rito cristiano: "il battezzato è «vivo» perché partecipa alla vita di Dio".

Fuori dal coro dei tanti commenti più o meno “piccati” di religiosi e laici sull'”auto-battesimo”di Achille Lauro di martedì scorso sul palco dell’Ariston, è apparso il 6 febbraio un articolo di Alessandro D’Avenia che, prendendo spunto dal gesto del cantante, si muove verso ben altri obiettivi piuttosto che la polemica, evitando di giocare un copione astutamente disegnato. (Corriere)

Cosa è la vita eterna?

Dopo aver preso atto che Achille Lauro, scimmiottando il rito del battesimo, ha voluto a suo modo affermare che l’uomo non è fatto per morire ma per rinascere, si pone la domanda delle domande: “Cosa è la vita eterna?”.

Il “battesimo” dell’Achille omerico

Una sfida temeraria, ben più di quella posticciamente dissacrante dell’altro. E la affronta iniziando dal richiamo alla mitologia greca, in cui lo stesso Achille omerico riceve una forma di battesimo:

(…) alla nascita viene immerso nell’acqua del fiume degli Inferi, lo Stige, per essere reso invulnerabile, ma il tallone da cui la madre lo tiene sospeso resta asciutto. È un’immagine potente dell’aspirazione dell’uomo all’immortalità: la morte è il nostro tallone d’Achille.

(Ibidem)

Una vita che non muore mai

E se i greci distinguevano nell’uomo una vita “animale” di base (zoé) e una vita nobile, più alta, quella impegnata eticamente e politicamente (bios), il Cristianesimo amplia e trascende questo orizzonte affermando l’esistenza di una vita che non muore mai, “che non è la vita dopo la morte, altrimenti eterna non sarebbe perché comincerebbe per l’appunto dopo l’evento mortale” (Corriere).  

La vita eterna, per donarci la quale Cristo si è immolato, non è quella intrisa di impegno per conseguire la virtù e la conoscenza a cui alludono i versi dell’Ulisse dantesco, “ma è la vita stessa di Dio che viene data all’uomo” (Ibidem). 

 Il battezzato “vive” in quanto partecipe della vita di Dio

L’uomo la riceve con il rito dell’immersione, il Battesimo, in cui l’acqua rappresenta il  segno di come il battezzato, lasciandosela alle spalle, muoia alla vita solo naturale per rinascere con la vita eterna donatagli da Cristo.

Da quel momento il battezzato “vive” in quanto partecipe della vita di Dio, ma questa vita “rinata” non costituisce un’eredità passiva , in quanto, scrive D’Avenia:

(…) è compito del credente renderla sempre più cosciente e attiva, realizzandola nella sua storia in modo unico e originale.

(Corriere)

Ricevere la vita eterna

Infatti con i sacramenti della Confermazione e della Riconciliazione decidiamo di rinnovare in modo maturo quell’immersione effettuata da bambini. Il Battesimo così vissuto ci protegge dall’illusione di poter sfuggire alla morte e di riuscire a rendere invulnerabile con le nostre forze la fragile vita naturale.

Ricevere «la vita eterna» mi spinge a mettere tutte le mie energie per amare la vita naturale, non come fine ma come occasione per far accadere quella eterna, in me e attorno a me, nel rapporto con il mondo e con gli altri.

(Ibidem)

“La frase del battesimo è come sentirsi dire: «tu non devi mai morire»”

È il senso di questo noi, della condivisione di un compito e di un’eredità di amore, che è assente in Achille Lauro quando mima un battesimo sulle note di una domenica che non è certo quella del giorno dedicato al Signore. È una farzesca imitazione del rito che al tempo stesso viene negato…

(…) perché il battesimo si riceve da altri come la vita. Nel rito non sono io che dico «Io, Alessandro, mi battezzo» ma qualcuno dice «Alessandro, io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito». Il mio nome viene pronunciato nell’Amore, che vuole preservare dalla morte l’amato. Chi non lo farebbe per la persona amata se potesse? La frase del battesimo è come sentirsi dire: «tu non devi mai morire». 

(Corriere)

Non siamo alla ricerca dell’immortalità ma della vita eterna

Qui assistiamo invece al cortocircuito di un io che si rivolge a se stesso in un delirio di onnipotenza narcisistica in cui si vaneggia una perpetua rinascita dalle proprie povere ceneri.

Nel Battesimo, nel solo battesimo degno di questo nome, quello in Cristo, come sottolinea nel finale l’articolo di D’Avenia,

noi, tempo fatto carne, non siamo in cerca dell’immortalità ma della vita eterna.

(Ibidem)

Mittente e destinatario di questa lettera virtualmente imbucata che, pur molto diversi tra loro, sono accomunati dal destino di essere portatori dello stesso tallone di Achille.

Tags:
alessandro d'aveniabattesimovita eterna
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