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Quello che un marito non dovrebbe mai dire alla moglie che sta per partorire

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DC Studio | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 27/01/22

"Ti capisco", "Come sono stanco!", "non sei mica la prima a partorire ", sono solo alcune delle frasi più inopportune ed esilaranti che quegli sprovveduti di mariti pronunciano con nonchalance di fronte alle povere mogli in preda alle doglie del parto, rischiando di venire azzannati.

C’è un argomento che, quando incontro le mie amiche con figli, ci fa sempre molto divertire: riguarda quello che ci hanno detto i nostri mariti in sala parto. Ovviamente si ride (quasi) sempre dopo, perché quando quelle frasi assurde sono state pronunciate nel momento clou – contrazioni unadietrolaltra, dolori del travaglio, ultime spinte… – ci hanno fatto saltare i nervi rischiando di trasformare mamme in attesa in assassine in attesa di… giudizio.

“Che lavoro fa mammina?”. “La serial killer!”

Sentirle ci ha provocato un fastidio pari quasi a quello generato dall’ostetrica che vuole farti parlare a tutti i costi, e ti chiede di ripeterle i tuoi dati anagrafici mentre tu hai solo necessità di concentrarti sulla respirazione e di spingere. “Che lavoro fa, mammina?”. In quei momenti vorresti rispondere: “la serial killer se non la smetti di disturbarmi a vanvera”.

Cos’è un po’ di burocrazia in confronto a certe pratiche?

Ma fai la persona educata e rispondi velocemente sbiascicando senza lasciarti distrarre troppo, perché hai bisogno di restare concentrata sul parto, e c’è ben di peggio di qualche burocrazia di troppo. Tipo la manovra di Kristeller, l’episiotomia senza avviso e di routine, lo scollamento delle membrane non richiesto “perché così ci sbrighiamo”.

Chiudo la polemica sulle pratiche invasive, nocive o inefficaci, perché questo vuole essere un articolo leggero sulle stramberie dette dagli uomini alle donne che stanno per partorire, e non un pezzo su quanto ancora nei nostri ospedali – certo non tutti grazie al Cielo – non ci sia adeguata informazione, non sia preso seriamente in considerazione il ruolo e il volere della madre visto che è effettivamente la “protagonista”,ed è lei che fa nascere il suo bambino, non il ginecologo e neppure l’ostetrica. Con tutto il rispetto per questi fondamentali professionisti.

La frase più gettonata? “ti capisco”

Torniamo all’ironia. Qualche giorno fa ho ripensato a qualcuna di queste frasi esilaranti dette dai novelli papà, leggendo un post pubblicato su Instagram dalla giornalista Francesca Barra che – prossima al parto – ha chiesto alle sue follower di raccontare quali sono state le frasi paradossali che i loro partner hanno rivolto loro prima, durante e dopo il travaglio.

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“Mamma mia come sono stanco!”

Personalmente ancora rido quando la mia amica Alessandra racconta quello che le ha detto il suo compagno, Giuliano, subito dopo la nascita della loro primogenita.

Erano appena usciti dalla sala parto e lui sbuffando: “Mamma mia, come sono stanco!”. Lei lo guarda incredula: “tuuu sei stanco???”. E lui: “guarda che io sono stato in piedi tutto il tempo eh!”. E ancora: “Vabbè, dai, ma partorire quanto sarà doloroso? Come un pizzico sotto al braccio?”. Lei: “ma che sei scemo?”. E lui per tutta risposta aggiunge in romanaccio: “guarda che un pizzico sotto ar braccio fa male eh, voi prova’?”.

Quello che facciamo noi quando dobbiamo partorire

“Come sono stanco!” è una delle frasi più gettonate insieme a: “ti capisco”. Cioè, loro ci capiscono, certo. Noi siamo lì che stiamo tentando di restare lucide per non farci travolgere dalla crescente intensità delle doglie, le sentiamo tutte sui reni, le contrazioni si scatenano proprio lì e le gambe si indolenziscono.

Vorremmo trattenere il fiato per farle passare subito ma sarebbe sbagliato: sono come onde che vanno cavalcate. Nel frattempo facciamo avanti e indietro in bagno, c’è chi ha nausea, chi dolori intestinali, in più lottiamo con i fili del monitoraggio che le ostetriche si ostinano a tenerci attaccati da sdraiate.

Ma come si possa riuscire a stare ferme e stese sul letto quando le contrazioni come scosse ti attraversano le viscere e il corpo, non si sa.

Ci sentiamo stanche, stordite, piene di sonno e senza forze.

Quello che fanno gli uomini mentre ci guardano partorire

E loro, i nostri uomini, spesso sono lì che chattano su whatsapp, vanno a prendere il caffè, ci chiedono quanto ancora ci vorrà, e se facciamo quella faccia perché è arrivata una contrazione o per cos’altro.

E un po’ ci fanno ridere e un po’ incavolare, una cosa bella da dire la azzeccano le altre dieci no. E un po’ benediciamo il fatto che ci siano, che siano lì a massaggiarci la schiena, e un po’ li malediciamo perché devono massaggiare più forte, senza stancarsi mai, senza parlare. Abbiamo bisogno soltanto che ci siano, che stiano con gli occhi aperti su quello che accade, che rispondano per noi al personale ospedaliero, che facciano pressione con le loro mani forti proprio dove abbiamo più dolore, che ci passino l’acqua per bere qualche sorso.

“Non sei mica la prima a partorire!”, “Il secondo è una passeggiata”…

Non di certo che dicano: “ma cosa sarà mai!”, o: “non sei mica la prima a partorire”.

O :”stai calma”, o “stai urlando troppo”, o “come sei esagerata”, o “tu non hai visto quello che ho visto io”.

E poi ancora: “il secondo è una passeggiata”.

Passeggiata che ti mando a fare io se non chiudi immediatamente quella bocca, caro marito.

Ovviamente si fa per ridere, ma nemmeno tanto 🙂

Il papà che è andato a prendere compagna e neonato in scooter

Nella galleria fotografica vi elenchiamo alcune delle frasi o delle situazioni più assurde e spassose accadute prima, durante o subito dopo la nascita di un figlio. Tipo il papà che visto il traffico della città va a prendere compagna e neonato appena dimessi dall’ospedale con lo scooter (vedi post Francesca Barra). E aggiunge che con lo sciopero dei mezzi non c’era alternativa per muoversi in centro. Ma certo, hai proprio ragione, ora però torna indietro e vai a prendere il cervello che hai lasciato a casa, ehm… volevo dire la macchina 🙂

(Clicca qui sotto per leggere le 12 frasi più esilaranti che i mariti dicono alle mogli in sala parto)

Le pochissime cose che un uomo deve fare mentre sua moglie sta per partorire

Scherzi a parte, e prima di lasciarvi morire da ridere scorrendo la galleria, è forse utile ricordare che una donna in travaglio ha bisogno di poche cose.

Un uomo calmo, che si fidi di lei, che la “protegga” dalle cose inutili, che sappia cosa la sua compagna desidera o meno come trattamenti e terapie (ovviamente in linea di massima, se serve un cesareo d’urgenza non si discute), che vigili su quello che accade, che la sostenga con la presenza, con il corpo e se può con la preghiera, che una volta nato il piccolo, e accertato che sta bene, faccia di tutto per far sì che resti più a lungo possibile con la mamma e non venga immediatamente spedito al nido per le visite.

Che la aiuti ad assumere la posizione giusta per la fase espulsiva, che sopporti le unghie infilzate nel braccio al momento della spinta, o la mano stritolata. Proprio poche cose insomma.

Non è facile fare e dire la cosa giusta, ma…

Giusto per dire che è vero che siamo noi a partorire e a compiere la magia, anzi, il miracolo, ma pure per loro non è uno scherzo stare lì, elettrici per l’emozione, tentando goffamente di fare e dire la cosa giusta.

Che poi l’unica giusta l’hanno già azzeccata: ci hanno scelto e hanno scelto di fare uno, due, tre, dieci, bambini con noi.

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