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Siamo in viaggio verso casa, e ogni incontro col dolore altrui ci cura

DANIELE MENCARELLI

©Musacchio

Annalisa Teggi - pubblicato il 18/01/22

L'ultimo romanzo di Daniele Mencarelli s'intitola "Sempre tornare": un ragazzo in viaggio verso casa, a piedi e senza soldi. "Per scoprire quello che siamo veramente, abbiamo una sola maniera. Farcelo dire dagli altri".

Le trame migliori non hanno niente di nuovo. O meglio, sono una voce nuova che parla nel coro di una storia antichissima.

Ulisse si lasciò alle spalle Troia in fiamme, Dante la selva. È il nostos, il viaggio di ritorno al punto di partenza, all’origine. E Daniele ha 17 anni nel 1991 quando si lascia alle spalle una notte brava in una discoteca sulla riviera romagnola. Decide che passerà due settimane in viaggio da solo, in piena estate, a fare l’autostop. Tutti – Ulisse, Dante, Daniele (e quanti altri tra noi) – sono a un passo dall’incubo, tutti lo fuggono tornando a casa.

Il terzo romanzo di Daniele Mencarelli s’intitola Sempre tornare ed è un invito ferito e cocciuto al bene che si ricava dall’incontro con le persone, con il dolore, con un sorso d’acqua desiderato a gola secca.

Noi. Viviamo dentro vite inscatolate, quando fuori, in mano alla libertà, ci è concesso questo. Fare di ogni giorno una festa di incontri, di luoghi mai visti, di sconosciuti con cui ti metti a tavola come lo facessi da sempre.

DANIELE MENCARELLI

In tutto vive una battaglia

Che sia Troia in fiamme o la selva o gli eccessi di una notte brava, il viaggio comincia a una passo dalla morte, che ha molte facce. Daniele è un ragazzo di 17 anni, anche se siamo negli anni ’90 è il ritratto del fremito irrisolto che sono i nostri figli. Ovunque vengono proposti loro molti sedativi per non stare dentro l’urgenza della vita, che scatena ormoni, domande, slanci. Allora, proponiamo loro di immergersi in questa trama, che li abbraccerà da subito come fratelli esprimendo chiara e tonda la posta in gioco che solo la voce di un altro può aiutare a mettere a fuoco:

Non è colpa mia se ogni gesto, sentimento, respiro, mi chiede da che parte stare, perché in tutto vive una battaglia, la stessa che mi porto nel cuore dal giorno in cui mi tolsero dal ventre di mia madre.

Ogni giorno nel mio petto esplode un duello, sempre lo stesso.

Un duellante si chiama Tutto. Il suo avversario si chiama Niente.

Congedandosi dagli amici con cui doveva trascorrere una vacanza inebriante e spensierata nel mare di Romagna, Daniele si mette in viaggio da solo, a piedi. Attraverserà il cuore dell’Italia centrale e di chi la abita.

L’autostop è infilarsi nelle vite degli altri, osare il rischio di salire a bordo. Sconosciuto chi guida, sconosciuto chi sale. Ma c’è di più. Daniele si accorge di aver lasciato soldi e documenti nell’auto degli amici a cui ha detto addio. Dovrà dipendere dall’aiuto altrui per tornare a casa.

Chiara, marmorea, all’improvviso mi si para di fronte una certezza assoluta. Stare due settimane in giro, percorre tutta la strada che mi separa da casa, non ho altra scelta. Una specie di nuovo comandamento piove dal cielo, e obbedirgli non è una possibilità.

Dovrò imparare a chiedere aiuto.

A quelli che incontrerò, alle persone che vorranno darmi una mano. Perché non posso sopravvivere senza bere, mangiare, e io non ho un soldo.

AUTOSTOP

Dentro la bellezza ci abita qualcuno

Ho detto grazie, fin da subito, leggendo la prima manciata di pagine. Perché l’ombra pressante di una bugia enorme ci assedia ovunque. Che l’io sia un singolare è un abbaglio velenoso. Eppure dappertutto, in ogni gesto o parola, c’è una smania di esporlo ed esibirlo, questo io fatto a nostra supposta immagine e somiglianza del nostro orgoglio.

Sulla strada, senza soldi, affamato e assettato, a dipendere dalla gratuità altrui. Ecco la strada giusta per uscire dalla trappola autoreferenziale che ci alletta e poi delude amaramente. Il viaggio di ritorno di Daniele è come dovrebbe essere il cammin di nostra vita.

Per scoprire quello che siamo veramente, abbiamo una sola maniera. Farcelo dire dagli altri.

Accogliere le loro richieste, i bisogni, e nell’aiuto offerto scoprire la nostra reale statura, nostra e del nostro cuore.

E oltre all’incontro con gli altri, c’è anche l’incontro con l’Altro. Sulla strada – cioè fuori dalla scatola della nostra testa – c’è una voce che sussurra, ma strattona anche. Chiede un confronto, faccia a faccia. (Se fossi un insegnante comincerei l’anno scolastico – o ogni lunedì mattina – con questa citazione, che è un invito a dare del Tu a ogni presenza):

Dentro ogni colore acceso, a ogni battito di ciglia che rinnova lo stupore, io sento qualcosa, come un nome che chiede di essere trovato, e pronunciato.

Dentro la bellezza ci abita qualcuno.

Come ti chiami?

Siamo soli tu e io: esci fuori.

Non lo dirò a nessuno.

POPPIES

E il paradosso è questo. Più il Mistero esce fuori, più anche la nostra persona esce dal suo garbuglio misterioso e si scopre.

Sempre tornare, dove?

Lungo la strada, elemosinando passaggi, cibo e giacigli si moltiplicano gli incontri. Entrando nelle vite altrui, Daniele entra nel cuore ferito del mondo. Ogni famiglia ha il suo calvario, che si chiama incomprensione, violenza, solitudine, orgoglio, dipendenza. C’è il solitario Veleno che vive come Noè circondato da una marea di animali, e soccombe al peso taciuto di essere rimasto vedovo. E poi Emma che s’illude di ritrovare nello sballo della droga la madre scomparsa prematuramente. C’è Manlio che ha bisogno di essere amato, ma sa solo ingoiare cibo e costruirsi in casa un tempio del porno.

Ne esce un quadro dolente. Davvero stiamo andando in frantumi? Davvero un coltello mortale è piantato in seno alle quattro mura domestiche? Sì, ed è un urlo straziante. Eppure c’è un luogo silenzioso che abbraccia tutti questi pezzi sparsi di umanità. Casa. La meta. Casa è lì dove – quasi invisibile – la famiglia umana si suda l’ipotesi del bene dentro la fatica di amare l’altro, e accogliendo un figlio che torna, accoglie anche i dolori orfani che gridano appena facciamo un passo fuori dalla porta.

Le persone che ho attorno mi dimostrano il loro amore a partire dalla libertà che mi hanno sempre concesso. Anche di fronte agli errori, sicuri, macroscopici, che stavo per compiere. Mi hanno proposto una via, ma non me l’hanno mai imposta.

Mio padre e mia madre, mio fratello e mia sorella.

Ecco il mio dono. La fortuna da portarmi nella vita. E questo viaggio me lo ha scritto nel sangue.

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DANIELE MENCARELLI, SEMPRE TORNARE
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