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L’insonnia: un disturbo che ne comporta altri, ma che si può superare

INSOMNIA, SLEEPLESS,

Tero Vesalainen | Shutterstock

BenEssere - pubblicato il 14/01/22

L’insonnia è il disturbo del sonno più comune. Interessa circa il 10 per
cento della popolazione italiana con una prevalenza femminile.

In collaborazione con il Professor Luigi Ferini Strambi neurologo e primario del Centro di Medicina del sonno dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano

Quando dormire è difficile o addirittura impossibile

Difficoltà dell’addormentamento, frequenti risvegli notturni, risveglio mattutino precoce: l’alterazione del sonno può presentarsi in forme diverse.

Qual è la caratteristica comune che porta alla definizione di insonnia?

«Si parla di insonnia quando il problema comincia ad avere ripercussioni negative durante la giornata (irritabilità, sonnolenza, apatia, mancanza di concentrazione)», spiega il professor Luigi Ferini Strambi. «E si parla di “insonnia cronica” quando tale disturbo si manifesta per almeno tre giorni a settimana e per almeno tre mesi».

Altre patologie

Oggi sappiamo che soffrire di insonnia cronica può portare all’insorgenza di altre patologie. Quali?

Dormire spegne lo stress

«Il sonno è il più potente inibitore del cortisolo, l’ormone dello stress che fa aumentare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca», afferma lo specialista. «Durante il riposo notturno, il cortisolo diminuisce e di conseguenza anche la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca si abbassano.

Se la persona dorme poco o dorme male, invece, questi parametri si mantengono elevati. Tale condizione, a lungo andare, può portare all’insorgenza di disturbi quale l’ipertensione arteriosa o varie patologie cardiocircolatorie».

La mancanza di sonno può portare anche all’insorgenza di malattie del metabolismo.

«Vari studi hanno dimostrato che chi dorme meno di 6 ore per notte ha un più elevato rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e di andare incontro a un eccessivo aumento di peso. Il sonno, infatti, influenza il modo in cui il nostro corpo processa il glucosio e dormire poco è associato ad alterazione di alcuni ormoni che regolano l’appetito e che influenzano l’apporto calorico.

E ancora, i problemi di sonno sono la principale causa dello sviluppo di disturbi depressivi e favoriscono un decadimento cognitivo più rapido».

Che cosa fare?

Non trascurare questo disturbo del sonno è quindi fondamentale. Come gestirlo in modo adeguato?

«Le attuali Linee guida indicano come terapia di prima scelta quella cognitivo-comportamentale, che integra un supporto psicologico con interventi comportamentali volti a migliorare l’igiene del sonno», risponde il professor Ferini Strambi.

Quando serve l’aiuto dei farmaci

«Ma non va demonizzata la terapia farmacologica, che in molti casi è utile e necessaria. Soprattutto se instaurata precocemente, può evitare che si cada in quel fenomeno che noi medici chiamiamo “condizionamento negativo”: non si riesce a dormire per una, due, tre notti e alla fine si resta svegli per la paura di non riuscire a dormire. A volte è proprio così che l’insonnia diventa cronica. La terapia farmacologica va naturalmente impostata dal medico, secondo il criterio della “minore posologia efficace del farmaco e del minor tempo necessario (poche settimane)».

«In alcuni casi, per esempio quando l’insonnia si dimostra farmaco-resistente, è bene indagare la situazione in modo più approfondito, con una polisonnografia. Si tratta di esame specifico e non invasivo, che può essere eseguito anche al proprio domicilio e che
consente di valutare con precisione i vari parametri che possono incidere sulla qualità del sonno e di intervenire con una terapia mirata».

Quali regole seguire

Quando non si riesce a riposare bene durante la notte, rivedere il proprio stile di vita è la prima cosa da fare. «Le regole di una corretta igiene del sonno sono semplici», afferma il professor Ferini Strambi. «Cercare di essere regolari nel coricarsi e nell’alzarsi
al mattino, evitare pasti serali molto calorici o ad alto contenuto proteico, evitare alcolici nelle ore serali (inizialmente l’alcol accelera l’addormentamento, ma induce poi problemi di respirazione e tende a frammentare il sonno, rendendolo meno riposante e ristoratore».

Breve dormitore?

È bene distinguere gli insonnida quelli che vengono chiamati“brevi dormitori”:

«Questi ultimi sono persone che dormono soltanto 4-5 ore per notte, ma il sonno ridotto non comporta loro alcuna ripercussione negativa», spiega il professor Ferini Strambi. «Semplicemente, i “brevi dormitori” hanno un’esigenza di sonno ridotta e questa piccola quantità di sonno è per loro sufficiente: in questo breve lasso di tempo riescono a trarre il giovamento che altri guadagnano in 7-8 ore».

Sempre più giovani ne soffrono

L’insonnia è il disturbo del sonno più comune. Interessa circa il 10 per cento della popolazione italiana con una prevalenza per il genere femminile.

«Un dato emergente rispetto al passato è che, negli ultimi anni, il disturbo è in aumento soprattutto nelle fasce dei più giovani», commenta il professor Ferini Strambi.

«La causa è da ricercarsi nel fatto che spesso i ragazzi non hanno rispetto del proprio sonno, stanno davanti allo schermo di computer e smartphone fino a tarda ora,
dormono in modo un po’ strampalato e questo finisce col generare una vera
e propria insonnia».

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