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Iva Zanicchi ama la preghiera: “Con la mente mi porta nei luoghi di Gesù”

Iva-Zanicchi

Public Domain

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 13/01/22

La conduttrice parla della sua fede trasmessa dalla nonna anche con rosari e “Ave Maria” quotidiani

«Credo che la speranza sia il valore più grande del messaggio cristiano: non dobbiamo mai perderla. Persino nei momenti più difficili, c’è sempre una possibilità di rinascita»: Lo confida Iva Zanicchi, parlando della sua fede, in un’intervista al settimanale “Credere” in edicola da, giovedì 13 gennaio, a pochi giorni del suo 82° compleanno, che ricorre il prossimo 18 gennaio. 

“Ho perso mio fratello per il covid, uno strazio”

Mentre si prepara a tornare al Festival di Sanremo, la cantante e presentatrice ha accettato di parlare di una delle dimensioni più intime della vita, la sua fede. «Chi ha attraversato grandi dolori sa bene quanto la fede possa aiutare», ha dichiarato Zanicchi alla giornalista Francesca D’Angelo

«Io, per esempio, ho perso da poco mio fratello a causa del Covid. È stato straziante perché, essendoci la pandemia, non abbiamo potuto vederlo né dargli il nostro ultimo saluto. Mai come in questa occasione mi sono resa conto di quanto il rito sia importantissimo: l’Estrema unzione, la veglia, la vestizione, il funerale… fino a quel momento agghiacciante della chiusura della cassa sono tutte cose che servono per metabolizzare il dolore. Purtroppo non abbiamo potuto vivere tutto questo con mio fratello e ora la sofferenza è più difficile da elaborare».

“Non si può fare a meno della fede”

Ma nonostante i mesi difficili che ha passato, Zanicchi non ha perso la fiducia in Dio: «Secondo me», ha detto nell’intervista, «prima o poi, le persone se ne renderanno conto: nella vita non si può fare a meno della fede!». 

Le Ave Marie della nonna

Una fede che per Iva Zanicchi affonda le radici nell’infanzia: «Sono cresciuta in una famiglia molto religiosa. In particolare le mie nonne erano tanto devote. Pensi che, a casa mia, non si recitava il rosario solo nel mese di maggio ma tutte le sere. E anche noi bambini! Certo, scalpitavamo un po’, perché avevamo fretta di andare fuori a giocare e non eravamo proprio attentissimi… Il fatto è che non finiva mai: terminato il rosario, mia nonna ci diceva: “Aspettate, diciamo anche un’Ave Maria per questa persona che non sta bene”. Poi però se ne diceva un’altra per quell’altra persona che soffriva, un’altra ancora per quell’uomo in crisi e poi l’immancabile “Ave Maria a chi acchiappa acchiappa”». 

«Significa: a chi la prende, la prende. Praticamente dicevamo un’Ave per chiunque avesse bisogno, anche se non lo conoscevamo e non ci veniva né parente né amico. Questa cosa mi è rimasta impressa, ancora adesso».

“Ho frequentato meno la chiesa…”

Iva ammette anche che nella vita a un certo punto si era un po’ allontanata dalla Chiesa. «Diciamo che c’è stato un momento di flessione, ma mai di perdita della fede», tiene però a puntualizzare. Non ho mai trascurato la preghiera anche se, a un certo punto, ho frequentato meno la chiesa. Se da un lato infatti la musica ti avvicina alla spiritualità, di cui è una potentissima espressione, l’ambiente dello spettacolo può, diciamo così, distrarre. E va beh, ho sbagliato!». 

Gli scandali nella Chiesa

Ne la disorientano gli scandali che hanno investito la Chiesa. «Al di là degli errori che la Chiesa ha fatto e potrà continuare a fare, la fede ci interpella prima di tutto personalmente e c’entra fino a un certo punto con “l’apparato istituzionale”», dice Zanicchi. «Faccio un esempio: quando prego, io con la mente vado nei luoghi dove Gesù è stato: nella grotta, là dove è nato. Sul monte dove ha sofferto. Sulla barca, nel mare dove ha gettato le reti».

Chiese sfarzose? Patrimonio inestimabile

«Non penso certo – conclude la storica conduttrice – ai Papi che hanno reso grande la fede! Spesso poi le persone criticano molto anche lo sfarzo e l’ostentazione delle chiese… Ecco, non bisogna dimenticare che quei beni rappresentano anche un patrimonio inestimabile per l’intera umanità. Certi quadri, certe opere d’arte non sarebbero forse mai arrivati fino a oggi, intatti, se la Chiesa non li avesse custoditi». 

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