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Convertirsi è un incontro che non è impedito neppure dai nostri difetti

FACE, BOY, SERIOUS

Aleshyn_Andrei | Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 04/01/22

Chi si converte non smette di essere se stesso ma avverte che qualcosa è cambiato in lui, persino nella sua fragilità, nei suoi peccati.

Vangelo di mercoledì 5 Gennaio

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1,43-51)

Il modo che il cristianesimo ha di espandersi non è mai la propaganda. Anzi quando esso diventa propaganda è sempre destinato a fallire e a tradire il vangelo stesso. La modalità che da sempre ha contraddistinto l’esperienza cristiana è il passa parola dell’esperienza personale. Nel vangelo di oggi c’è un esempio eloquente:

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret».

Si può annunciare agli altri solo ciò che abbiamo innanzitutto incontrato noi. Gesù non è un’idea che ci ha convinti, ma un incontro che ci ha segnati e che ci ha messi in una prospettiva esistenziale completamente diversa. Chi si converte non smette di essere se stesso ma avverte che non è più semplicemente come prima, che qualcosa è cambiato in lui, persino nella sua fragilità, nei suoi peccati. Seppur si continua. Portare il fardello della sua ombra, avverte però che c’è una luce per cui vale la pena cominciare a vivere. Solo con il tempo cambieranno anche le cose visibilmente. Ad esempio Natanaele incontra Cristo nella messa in discussione dei suoi pregiudizi:

Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!».

Il Vangelo sembra volerci dire che nemmeno i nostri difetti caratteriali possono impedire questo incontro, a patto però che nonostante le nostre polemiche apriamo comunque il cuore.

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