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Come i monaci più silenziosi del mondo affrontano la propria morte

Como os cartuxos encaram a própria morte

Vincenzo Carducci | Domínio Público (via Wikimedia Commons)

Francisco Vêneto - pubblicato il 04/01/22

I Certosini scavano le sepolture che accoglieranno i corpi della comunità, che non riportano alcuna identificazione

Pensare alla propria morte è una saggia raccomandazione della spiritualità cristiana fin dagli inizi, perché pensare alla morte implica necessariamente il fatto di pensare a questa vita e a quella futura. Pochi cristiani, però, sembrano praticare questa raccomandazione a fondo come i monaci certosini.

Il giornalista francese Nicolas Diat, direttore della collezione della prestigiosa casa editrice Fayard, è autore di un ottimo libro sulla fine della vita nei monasteri, Un temps pour mourir (Tempo per morire), lanciato in francese dalla stessa casa editrice. Diat, tra l’altro, ha anche firmato quattro libri con il cardinale Robert Sarah, ex prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti: Dio o niente (2015), La forza del silenzio (2016), Si fa sera e il giorno ormai volge al declino (2019) e Dal profondo del nostro cuore, quest’ultimo con la partecipazione del Papa emerito Benedetto XVI.

Chi ha tempo per morire?

In Tempo per morire, Diat riferisce delle visite che ha fatto a otto monasteri maschili contemplativi francesi per provare a capire come il monaco cristiano affronta il mistero della morte e che tipo di messaggio possono trasmettere i monasteri all’uomo occidentale postmoderno, tanto impreparato ad affrontare la morte in generale e la propria in particolare.

Tra le famiglie monastiche menzionate nell’opera appare quella dei Certosini, monaci dalla rigida vita di clausura, il cui ordine fondato da San Bruno ha quasi mille anni ed è noto come il più austero e silenzioso della Chiesa cattolica.

Come i Certosini affrontano la propria morte

In un passo del libro condivisa da varie pagine web, Diat afferma che “i Certosini non hanno paura di lasciare questo mondo”. Per esemplificare, commenta che il cimitero dei monaci certosini è in mezzo al chiostro centrale, il che fa sì che ogni giorno, fin dal noviziato, la comunità debba passare di lì per arrivare in chiesa. Quando un certosino muore, prosegue il racconto, tutta la comunità si riunisce nella cella del defunto per raccogliere il corpo e condurlo in processione in chiesa, nel cui coro i monaci pregano per la sua anima accanto al corpo deposto a terra.

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certosinimonacimorte
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