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L’atto penitenziale durante la Messa basta per l’assoluzione dai peccati gravi?

MASS OF THE AMERICAS,WASHINGTON DC

Jeffrey Bruno

The attendees of the Mass of Americas where surrounded by the beauty of the Basilica, the beauty of the Liturgy and the beauty of the music. An incredible experience for all who came.

Toscana Oggi - pubblicato il 03/01/22

L'atto penitenziale della Messa (il "Confesso...") basta per essere assolti dai peccati gravi? La risposta del teologo


Vorrei sapere se durante la celebrazione della Messa nel momento in cui si prega il «confesso» abbiamo il perdono dei nostri peccati oppure se è una preghiera che fa solo parte di un momento della celebrazione eucaristica.
Roberto Rossi

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale
La domanda è interessante e a quanto mi risulta non vi è un’opinione unanime da parte degli esperti in materia sulla questione.
C’è chi considera in effetti l’atto penitenziale all’inizio della Messa (che comunque prevede un ventaglio di formule più ampio rispetto al «Confesso») semplicemente come un momento di preghiera volto a disporre il fedele a una partecipazione il più possibile fruttuosa all’eucaristia, e chi invece vi riconosce una vera e propria formula assolutoria, sebbene non avente il carattere sacramentale proprio del sacramento della penitenza.
Precisare che in ogni caso l’atto penitenziale all’inizio della Messa non costituisce un’assoluzione sacramentale è importante per sgombrare il campo dal possibile equivoco che esso possa ottenere il perdono dei cosiddetti peccati gravi, o mortali, per il quale è prevista in via ordinaria la confessione e la relativa assoluzione sacramentale. La formula assolutoria espressa nell’atto penitenziale all’inizio della Messa riguarderebbe dunque i cosiddetti peccati veniali, che comunque non sono da trascurare né da sottovalutare.

D’altra parte è opinione comune che la stessa partecipazione alla celebrazione eucaristica, vissuta con le giuste disposizioni, comporti già di per sé la remissione dei peccati veniali. Se questo è vero si può concludere che l’eventuale carattere assolutorio presente nelle formule dell’atto penitenziale all’inizio della Messa non sarebbe altro, infondo, che l’esplicitazione di ciò che è implicito nella partecipazione alla Messa stessa, ovviamente vissuta con le dovute disposizioni di consapevolezza e di presa di distanza affettiva dal peccato. Anzi credo che si possa affermare che lo scopo del «Confesso» e delle omologhe formule penitenziali all’inizio della celebrazione sia precipuamente quello di favorire tali disposizioni.

Qui l’articolo originale pubblicato da Toscana Oggi

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