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Quali cose accompagnano Gesù fin dalla nascita? l’umiltà e la povertà

© Antoine Mekary / ALETEIA

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 28/12/21

Ce lo ricorda il Vangelo di oggi raccontandoci l’episodio della sua presentazione al Tempio.

Vangelo del 29 dicembre 2021

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.
Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo:
«Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo,
secondo la tua parola;
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
che hai preparata dinanzi a tutti i popoli
per essere luce da illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».

(Luca 2,22-35)

Ci sono due cose che accompagnano Gesù fin dall’inizio della sua vita: l’umiltà e la povertà. Ce lo ricorda il vangelo di oggi raccontandoci l’episodio della sua presentazione al Tempio.

Gesù non cerca eccezioni, trattamenti speciali. Fin dall’inizio della sua vita si sottomette alla Legge e lo farà sempre, persino trent’anni dopo il giorno del suo battesimo: si metterà in fila con tutti gli altri per essere battezzato da Giovanni.

È una caratteristica importante dell’umiltà quella di non ricercare “effetti speciali” ma accettare la normalità come la via più giusta perché si compia la nostra vita. Gesù ha santificato e si è santificato nella normalità.

Ma c’è anche un altro dettaglio che emerge dal racconto del Vangelo di oggi: l’offerta del sacrificio così come prescriveva la Legge. Una persona agiata economicamente doveva offrire un agnello, mentre i poveri erano dispensati da tale offerta potendo sostituire l’obolo con una coppia di tortore.

Giuseppe e Maria sono poveri, ce lo dice indirettamente il Vangelo. La povertà è stata la seconda caratteristica che ha accompagnato tutta la vita di Gesù. Ma anche essa lungi da diventare pauperismo, ostentazione di povertà. Essa è piuttosto uno stile di libertà, di sobrietà, di semplicità, di capacità di non perdere di vista l’essenziale.

Il Natale è quel tempo in cui deve fissarsi nella nostra memoria questo doppio alfabeto di Gesù. Solo la via dell’umiltà e della povertà riescono a fare da argine giusto al passaggio della Grazia di Dio. L’orgoglio e l’attaccamento alle cose impediscono a Dio di agire in noi. 

#dalvangelodioggi

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