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Il grande mistero del Natale

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Vanderlei de Lima - pubblicato il 27/12/21

Il grande mistero del Natale, oggi purtroppo spesso dimenticato, è la nascita a Betlemme del Dio-Uomo

Sì, Cristo, la seconda persona della Santissima Trinità, senza smettere di essere Dio, ha assunto la nostra natura umana in tutto fuorché nel peccato. In Lui, quindi, ci sono un’unica persona, quella divina, e due nature: quella divina (sempre Sua) e quella umana (assunta, nel tempo, nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo). Su questa verità di fede, esponiamo alcune riflessioni profonde estratte dall’Antologia di autori certosini pubblicata dalla casa editrice Cultor de Livros nel 2020.

Guigo I († 1136) scrive dell’importanza dell’Incarnazione/Natale per la nostra vita spirituale quotidiana: “L’uomo non doveva imitare se non Dio, ma Egli non poteva imitare se non l’uomo. E allora l’uomo è stato assunto (nell’unità della persona del Verbo), perché imitando ciò che poteva imitasse quello che doveva. Allo stesso modo, non gli era utile conformarsi se non a Dio, a cui immagine è stato creato (cfr. Gn 9, 6), non poteva (conformarsi) se non a un uomo. Per questo, Dio si è fatto uomo, di modo che, finché l’uomo si conformava all’Uomo, cosa che può fare, si conformasse anche a Dio, come gli è utile” (pp. 282-283).

Francisco Pollien († 1936), insegna: “Cristo è stato desiderato prima del disegno creatore. La Trinità, decretando la creazione delle creature dal nulla per la loro gloria e felicità, ha tenuto in considerazione innanzitutto Cristo, ovvero l’unione in una persona di una natura creata con la natura divina. Poi, con Lui e per mezzo di Lui, la Vergine, dalla quale sarebbe nato nel tempo; poi gli angeli che sarebbero stati i suoi ministri e gli uomini che sarebbero diventati suoi fratelli; infine le creature inferiori che sarebbero diventati suoi strumenti e strumenti delle sue membra. In questo modo, la creazione si unisce tutta a Lui, come al suo capo” (p. 288).

Anche João Batista Porión († 1987) ci fa intravedere Cristo come centro di tutto: “È il suo Essere [di Dio Padre – nota nostra] quello che contempla e ama nel Verbo: specchio senza macchia (cfr. Sap 7,26). È il suo Verbo che Egli vede con infinita compiacenza in Cristo: immagine del Dio invisibile (cfr. Col 1,15). È il suo Cristo che vede e ama nelle anime santificate, conformi all’immagine del suo Figlio (cfr. Rm 8,29). È dicendo al Verbo come Egli compie tutte le cose, ed è in questo stesso Verbo che esse ritornano alla loro sostanza nello Spirito Santo. Adamo, che ha dovuto abbandonare il Paradiso, non era altro che una figura. L’Adamo archetipo e il nuovo Adamo, l’uomo vero, l’opera di Dio, è Cristo. ‘Ecce Homo’ (Gv 19,5). ‘Il Figlio amato… è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli’ (Col 1,13-20). Per la santa umanità del Verbo Incarnato, l’anima si eleva alla Divinità. E allora si sentirà pressata dalla giustizia divina, attirata poi dalla misericordia, si immergerà nell’amore, in cui contemplerà per sempre la Bellezza, la Bontà e la Verità eterne. Riconciliati da Cristo e in Lui, abbiamo accesso al Padre, nello Spirito Santo: ‘Per mezzo di lui abbiamo gli uni e gli altri accesso al Padre in un medesimo Spirito’ (Ef 2,18). Questo riassume l’economia di tutti i misteri divini manifestati nel tempo. Creazione, incarnazione, redenzione, glorificazione; questi miracoli d’amore illustrano il mistero dell’Amore infinito, uno in tre persone. Mistero ‘nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi’ (Col 1,26). In questo modo, tutto è restaurato in Cristo e ricapitolato nel Verbo che si unisce eternamente al Padre nell’effusione dello Spirito, nella pienezza dell’Essenza” (pp. 297-298).

Queste opportune riflessioni di tre monaci certosini di epoche diverse ci incoraggino in questo periodo natalizio!

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