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ALETEIA TEAM GIORNALISTI

Antoine Mekary | Aleteia

Paola Belletti - pubblicato il 27/12/21

Grazie all'ingresso del gruppo editoriale di Flavio Zanarella, Aleteia ha cominciato un nuovo percorso, per essere sempre più sé stessa e portare più lontano il proprio messaggio di speranza.

Una giornata a Roma con il team Aleteia Italia

Ho una serie di attenuanti a mio favore: sono la redattrice di Aleteia più a Nord di Roma e forse avevo anche un ventaglio di opzioni per il viaggio più ridotto. Fatto sta che il 20 dicembre appena trascorso sono arrivata all’Istituto Maria SS Bambina, dietro il braccio sinistro dell’abbraccio del Bernini, quando i miei colleghi erano già nel pieno dei lavori.

Una gioia davvero intensa poterli vedere, dal vivo, dopo due anni di distanza fisica compensata e in parte acuita dalla prossimità digitale.

Sono capitata vicino al carissimo Giovanni Marcotullio ma con gli occhi e il fiatone per la corsa ero anche di fianco alle mie colleghe della redazione For Her. Finalmente, sorelle, amiche, compagne di avventura: ciao Annalisa, ciao Silvia. Sì, anche io vorrei raccontarvi milioni di cose.

La nostra vocazione

Siamo tutti insieme e tutti tesi a un obiettivo comune: essere sempre più noi stessi e più sicuri della nostra identità e missione. Più consapevoli del valore della nostra vocazione, più generosi nel rendere partecipi altri di ciò che siamo e della ricchezza della fede che ci è stata donata nell’ambiente nel quale ci troviamo, che è principalmente il web.

E cosa può aiutarci a diventare ancora di più noi stessi se non qualcuno di diverso da noi? Diverso e profondamente simile, lo stiamo scoprendo in questi primi passi già percorsi insieme.

E il nuovo partner strategico

Flavio Zanarella e alcuni uomini e donne sceltissimi del suo team, coinvolti in questa impresa da Silvia Costantini, inarrestabile e appassionata promotrice del mondo Aleteia che parla italiano, hanno deciso di coinvolgersi con noi. Pochi mesi fa è stata infatti firmata la nuova partnership strategica con il gruppo editoriale di Flavio, business angel e imprenditore, leader in diversi settori industriali nel nostro paese.

Ma come, non basta essere presenti e comunicare al meglio i contenuti di fede e lo sguardo cattolico sul mondo, cifra già tipica dell’agenzia Aleteia? Non ci basta essere noi?

Noi pochi, noi tantissimi

Prima scoperta: questo noi è assai più vasto e parecchio più profondo di quello che credevamo. Noi dieci tenaci collaboratori dietro la tastiera, affacciati sulla stessa piattaforma digitale, protesi via social ai tanti lettori che ci seguono, non siamo ancora del tutto consapevoli della ricchezza che portiamo e che facciamo progredire proprio grazie alle relazioni che intrecciamo con i nostri lettori.

Il nostro ambiente di lavoro e la nostra ricchezza: le relazioni

Relazioni, è una delle parole chiave usata in questa giornata di lavoro e formazione e che innanzitutto apre il nostro sguardo.

E l’idea del potenziale inespresso, della miniera ancora piena di vene aurifere da cui cavare preziose pepite è una delle potenti immagini con le quali lo stesso imprenditore Zanarella si è riferito ad Aleteia. Qual è dunque questa ricchezza, in che cosa si traduce e a cosa serve?

Cerchiamo likes, incoraggiamo condivisioni, rispondiamo ai commenti (non tutti teneri, lo sappiamo), teniamo in gran conto le visualizzazioni? Sì, e se lo facciamo è proprio perché sono mezzo al fine della relazione.

Aleteia è un ambiente e sono delle persone

Allora chi passa per il nostro sito, traghettato da newsletter o notifiche social, da gruppi Facebook, chat o altro, non è più solo lettore o fan, ma è o può diventare parte della nostra realtà e farsene ambasciatore. Cosa lo dovrebbe convincere? Niente e nessuno oltre a lui stesso e a ciò che accade.

Chi di noi infatti non ha bisogno di relazioni di qualità, ora anche e soprattutto on line? Chi di noi non desidera che le interazioni social non si risolvano semplicemente in urti, spintoni, aggressioni verbali o iperbolici complimenti e diventino invece occasione di incontro? Chi tra noi tutti, chi scrive, legge o condivide, non è in cerca di contributi che diano valore al proprio tempo?

Nuove tecnologie, stesso cuore

L’uomo è sempre lo stesso; le tecnologie non lo cambiano, siamo noi, casomai, a realizzarle e, presto o tardi, a digerirle, assimilarle, diventarne padroni. E’ nel nostro DNA umano (di origine divina. Immagine e somiglianza di Dio).

Umberto Macchi

Questa osservazione tra le molte che Umberto Macchi , imprenditore e digiltal coach, ci ha offerto, mi ha particolarmente colpito: faceva il paio con altre riflessioni e persino con le tecniche di persuasione e di vendita che si possono imparare per raggiungere più efficacemente il nostro interlocutore, riempiendole della nostra umanità.

Siamo persone, abbiamo fame di relazioni e di carezze (al punto che a volte pur di non restare all’asciutto ci accontentiamo di quelle negative), cerchiamo valore. Allora perché non ci instradiamo più decisamente per questa via, offrendo valore anche dai nostri profili social personali e non obbedendo a quella sorta di fame chimica che è la continua ricerca di autogratificazione, rischio che i social hanno più di altri contesti?

Senza vera relazione, di fatto, non possiamo assistere nemmeno al miracolo più mirabile che ci sia e che per noi cristiani è il vero goal: la conversione.

Senza relazione in un ambiente ordinato, carico di senso, coerente con l’identità che esprime e la visione di cui si fa portavoce, non è possibile fare un’esperienza autentica. Nemmeno quella d’acquisto: anche la sempre più diffusa possibilità di acquistare online infatti esige ordine e coerenza.

Pubblicità, e-commerce, esperienza d’acquisto

Persino la pubblicità che in molti cominciamo a sentire come invadente durante la navigazione ed eccessivamente ripetitiva richiede un approccio più onesto, trasparente e non persecutorio.

Non siamo tutti un po’ stanchi di vederci riscodellare ad ogni click e ad ogni nuovo approdo online gli stessi prodotti o servizi che abbiamo osato cercare magari un mese prima?

Leonardo Zanarella

Persino per quanto riguarda il commercio ciò che conta e fa crescere davvero è l’incontro con altro da sé: per questo l’idea di Leonardo Zanarella, imprenditore digitale e sviluppatore software con quasi un decennio di esperienza nell’e-commerce, di sviluppare una pubblicità programmatica e sito-centrica per il lettore Aleteia è un’ottima notizia: se entro in un determinato ambiente sono più contento di imbattermi con ciò che è coerente con l’ambiente stesso che non di vedermi inseguire da precedenti ricerche, da prodotti che rispondono a esigenze già risolte, da tutte le varianti colore di un divano che ho già acquistato e il mio cane ha già testato e riempito di pelo.

La fede è la matrice di tutto

La fede è una faccenda interessante perché davvero riempie della sua luce ogni ambito della vita umana: perché non dovrebbe farlo allora per quanto riguarda la scelta dei regali da fare o dei fondi da destinare a opere che riteniamo meritevoli?

La bellezza dei social e del web in genere è la possibilità di ridurre le distanze tra le persone e di allargare la platea degli interlocutori. Un limite tipico, che con la nostra ricchezza umana possiamo attraversare, è quello di non avere sempre chiaro chi siano e come siano fatti i nostri interlocutori.

Eleonora Grosso

Eleonora Grosso, Digital strategist dell’azienda, ci ha sapientemente accompagnati a scoprire proprio questa frontiera e a percorrerla in tutta la sua ampiezza. Da vera formatrice strategica ci ha aiutati a ragionare sulla nostra esperienza personale da utenti e da redattori sui social.

Cosa succede a noi innanzitutto? Come si può migliorare la conoscenza e quindi la relazione con i nostri lettori e sostenitori? Occorre lavorare in due direzioni: conoscere i target di riferimento e abitare con disinvoltura il media che si sta utilizzando. Ma soprattutto, in ogni caso, ciò che fa la differenza è esserci, essere una presenza, giocarsi con l’altro.

Orientarsi al target, abitare il media

Anche online il metodo è sempre imposto dall’oggetto: ogni social ha le sue caratteristiche. Tempi di utilizzo, fascia di età prevalente, predilezione per un’esperienza visiva o uditiva, persino cenestesica (di propriocezione e di impressioni fisiche, Ndr) a voler ben vedere.

Anche sul web contano i dati sensoriali e le nostre preferenza

Perché ad esempio i Podcast hanno sempre più successo e probabilmente lo manterranno anche nel tempo? Perché noi esseri umani abbiamo delle preferenze sensoriali: c’è chi predilige, per farsi un’idea della realtà, dare precedenza ai dati visivi (la maggioranza), ma esiste anche una significativa quota di persone auditive e una non trascurabile minoranza di cenestesici. Per questo è giusto e razionale immaginare di differenziare le modalità con le quali raggiungere i nostri lettori e sostenitori, adattandoci ai mezzi e raffinando i contenuti.

Per la stessa ragione non ha senso replicare uno stesso identico contenuto sui differenti social media; ognuno di noi, quando si trova su Instagram ha determinate aspettative, che mutano quando decide di spostarsi sul veterano dei social, Facebook, attese che cambiano ancora se decide di farsi un giro su TikTok. Sono sempre io, dietro lo schermo, ma l’ambiente che frequento cambia e con esso anche lo stile comunicativo e relazionale e le esperienze a cui mi aspetto di partecipare.

Gratitudine

Vorrei davvero ringraziare tutti per questo inizio così promettente; vorrei prima ancora elencare i tanti motivi di riconoscenza che ognuno di noi ha nei confronti dei colleghi e di chi sta al timone. Non saprei davvero da che parte cominciare; ma siamo cristiani, ci basta sapere che Chi deve sapere e ricompensare sa.

Approfondire la propria vocazione professionale, personale e d’impresa, scoprirsi saldamente legati tra noi e in modo solo apparentemente paradossale ancora più capaci di offrirci agli altri è stata la vera scoperta di questi primi passi mossi insieme ai nuovi co-protagonisti della nostra storia.

Vorrei dire molto di più, della genialità operosa delle mie colleghe, della lucidità e solidità dei nostri uomini, della capacità di sacrificio di tutti, della cultura sconfinata di alcuni, dell’efficacia indistruttibile di altri che sanno sempre come arrivare anche ai più lontani, della resistenza di chi non compare mai in prima linea e permette a tutti noi di scrivere e arrivare a sempre più lettori.

Attese

Ma così non ne verrò mai fuori. Chiudo allora con un’espressione che Flavio Zanarella ha usato per descrivere ciò che ha deciso di compiere con noi, insieme a noi: la valorizzazione di Aleteia è un cambiamento giusto, doveroso e atteso. Atteso è l’aggettivo che preferisco. Abbiamo tutto: regista, produttore, sceneggiatori, tecnici del suono, costumisti. Manca solo l’annuncio del vero vincitore del premio Oscar come miglior attore co-protagonista: e siete tutti voi, cari lettori (sostenitori, fan, ambasciatori, in alcuni casi addirittura amici).

Tags:
aleteiaimprenditori cristiani
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