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Perché Gesù è nato proprio in una grotta e non altrove?

NATIVITY SCENE

MonDoMD | CC BY-SA 4.0

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 22/12/21

Nel Disegno di Dio non c’era luogo “migliore” dove potesse nascere

Per quale motivo Gesù è nato proprio in una grotta? Poteva nascere ovunque, magari in un luogo più accogliente. Ma così non è stato. I Vangeli raccontano che il Salvatore del mondo è stato adagiato in una mangiatoia al freddo, riscaldato dal fiato del bue e dell’asino nel gelo di questo antro che si trovava nei pressi di Betlemme.

La grotta, in realtà, è il luogo migliore, probabilmente, dove poteva nascere Gesù. Francesco Ferro e Marcello Stanzione spiegano perchénel libro Festeggiando il Natale” (edizioni Segno). La grotta, infatti, è simbolo materno per eccellenza, luogo miracolosa della nascita. Essa rappresenta il ventre materno.

L’annuncio del Angeli

La narrazione evangelica è preoccupata, più che dare una serie di informazioni di cronaca, di annunciare un avvenimento. Gli Angeli annunciarono ai pastori che avrebbero trovato il Bambino nella mangiatoia (Lc 2,12). Questo lascia aperte le ipotesi che Gesù è nato in luogo dedicato al mondo animale, mentre giorni dopo i Magi trovarono Lui e sua Madre in una casa (Mt 2,11). La mangiatoia indica che Gesù si farà cibo delle anime (Gv 6,48) e le fasce ricordano la sua morte redentrice (Gv 19,40). Nell’ambito liturgico della Chiesa la mangiatoia, come l’altare, ricorda anche il sepolcro di Cristo.

Usata dai pastori

Nel 135 d.C. l’imperatore Adriano fece costruire a Betlemme un tempio pagano, dedicato ad Adone, su una grotta che, assieme ad altre situate nelle vicinanze, erano usate come deposito di alimentari o come stalle. Di seguito, durante tutto il primo secolo hanno mantenuto tracce di venerazione da parte dei giudeo-cristiani. Sicuramente le grotte di Betlemme venivano usate dai pastori anche come stalle.

In principio era un luogo di tenebre

La grotta, scrivono Ferro e Stanzione in “Festeggiando il Natale”, si presenta come un mistero incerto e informe, ma anche luogo di ingresso alle tenebre, agli inferi, al mistero della morte. Non a caso nella mitologia, la porta d’accesso all’Ade, è una grotta. La grotta è mondo magico se letta in riferimento all’antro della Sibilla Cumana.

Dal buio a “luogo sacro”

La grotta come “luogo sacro” trae origini da ere ancestrali in cui l’uomo, evolvendosi da cacciatore nomade in agricoltore stanziale, non le utilizza più come abitazione o rifugio, perché si è insediato in capanne e ha imparato a costruire case. Ma ne assume alcune come “luoghi di culto”.

Essa è presente nei miti d’origine, di rinascita e d’iniziazione di molti paesi. 

Presenza misteriosa di Dio

Nella Bibbia, la grotta, è anzitutto, il luogo della presenza misteriosa di Dio (cfr. il ciclo del Profeta Elia in 1 Re) e il luogo della nascita, della morte/ risurrezione e della manifestazione di Gesù Cristo, Figlio di Dio. È nelle grotte che gli eremiti si rifugiavano per cercare sé stessi e la pace interiore. 

Nel corso dei secoli le grotte dedicate al culto sono state sempre motivo di attrazione per alcuni elementi naturali ed ambientali. Sono di solito di dimensioni non eccessive, ben esposte ed illuminate dall’esterno. Presentano un limitato stillicidio ed hanno un’ampia vista sul territorio circostante. Rappresentano un luogo ideale, un rifugio ospitale, fornito di riserva d’acqua. E facilmente difendibile da eventuali intrusi, punto di sosta nei difficili percorsi montani. 

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Anello tra terra e cielo

Sul piano più strettamente culturale la grotta sembra essere un anello di congiunzione tra la terra e il cielo. Vi si trova l’acqua che stilla dalla roccia, piena di valore taumaturgico, la sua profondità sembra una porta che introduce agli inferi. La grotta quindi è nella Bibbia in relazione con il mistero della presenza divina con il suo triplice significato di luogo Natale, sepolcrale e di gloria. Gesù nasce in una grotta. Il suo sepolcro in cui risorge è in una grotta. Il luogo della sua Ascensione al cielo è pure una grotta sul Monte degli Ulivi.

La grotta nel Presepe

Solitamente, nel presepe, la grotta della Natività si trova al centro, nel luogo più basso rispetto alla restante scenografia montuosa. Ai lati si trovano grotte più piccole dove vengono ospitate figurine di animali o riproducenti ricoveri di fortuna per pastori. 

Le discese, le stradine strette e tortuose, che dall’alto delle montagne portano alla grotta centrale, stanno ad indicare il viaggio verso il profondo e le tenebre fino al raggiungere la luce. La grotta, per la sua oscurità, richiama il mondo dei morti, quello delle tenebre e, pertanto, la condizione umana prima dell’avvento della Luce e cioè di Cristo.

Notte “senza paura”

Altra caratteristica della grotta è il buio, che nel presepe assume un connotato fondamentale perché tutto lo scenario si svolge di notte. La notte crea tantissima suggestione: paure, incognite, oscurità, momenti in cui tutto è costretto quasi a fermarsi, e a morire. Sappiamo che tutto l’Evento della Natività si svolge proprio di notte. Cristo di notte è venuto al mondo, e di notte è rimasto con noi sempre, nell’Eucaristia. 

La Notte del Natale è diversa da tutte le altre. È la sola “Notte Santa”. Non fa paura, anzi, dà tepore, consolazione, pace interiore. E’ già tutta proiettata alla notte della Pasqua, quella di cui si disse “e la notte sarà più chiara del giorno” (preconio pasquale). La luce delle stelle, della cometa e degli Angeli, trasformano questa notte da angosciante e oscura a densa di meraviglia, di gioia, di incanto e di luce.

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