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Condannato si converte, Edgardo diventa apostolo nel braccio della morte

MAN, INMATE, PRISON

Meg Wallace Photography | Shutterstock

Aliénor Strentz - pubblicato il 22/12/21

Cinque anni fa Aliénor Strentz scoprì la Comunità di Sant’Egidio. Attratta da una delle loro missioni, corrispondere con un condannato a morte, ottenne il contatto di un prigioniero e ricevette un nome, un cognome e un indirizzo in California. La sua corrispondenza rivela una conversione straordinaria di Edgardo, che si trovava nel braccio della morte.

Quando uno s’imbarca in una corrispondenza di questo tipo, gli è lecito immaginare che dall’altro capo dell’Atlantico gli risponda una persona disperata, atea e priva di riferimenti. Niente da fare. La prima lettera di Edgardo, composta di tre pagine battute a macchina da scrivere in inglese perfetto, era piena di speranza cristiana e anche di humour. 

Le sue prime parole diedero il La alla corrispondenza: 

Ciao Aliénor, come stai? Sai che il giorno in cui mi hai scritto per la prima volta era il mio compleanno? Veramente! 

Poi raccontò brevemente la sua storia, cominciando dalla sua traversata del Guatemala agli Stati Uniti, a piedi, all’età di 16 anni, fino alla discesa agli inferi in seguito a un furto a mano armata in una drogheria. A 21 anni fu condannato a morte per l’omicidio di un poliziotto. Oggi ne ha 50. Ha passato più della metà della sua vita in un carcere di massima sicurezza californiano. 

A parte alcuni dettagli evocati, riguardanti la routine quotidiana e i suoi passatempi (il basket, il domino e gli scacchi), Edgardo si concentrava soprattutto, nella conversazione, sulla spiritualità. Amava parlare del grande Amore della sua vita: Cristo. 

Una conversione straordinaria 

Nella sua prima lettera, Edgardo riassunse con pudore la sua conversione straordinaria: 

Gesù Cristo è il mio Signore, il mio Re e il mio Salvatore. Egli è entrato nella mia vita poco dopo il mio arresto, nel 1992. Ormai passo la maggior parte del mio tempo a leggere la Bibbia, a studiarla e a scrivere messaggi di evangelizzazione: è Lui il grande Amore della mia vita, è il mio Tutto. 

Fu nel braccio della morte che Edgardo ha scoperto la misericordia di Dio. Dopo una massiccia connivenza col peccato, è riuscito a rialzarsi e a stringere un legame personale e unico con Cristo. Ormai scriveva tutti i giorni testi di evangelizzazione o poesie, come ad esempio questa: 

Sei il mio Tutto:
quando ero perduto, Tu mi hai trovato;
quando ero morto, Tu mi hai dato la Vita;
quando ero nelle tenebre, Tu sei stato la mia Luce;
quando ero prigioniero, Tu mi hai dato la Libertà;
quando non avevo più alcuna ragione di vivere, Tu mi hai donato una Missione. 

Questa conversione a Cristo ha cambiato pure, e radicalmente, il rapporto col prossimo. Pieno di delicatezza e di attenzione agli altri, nelle sue lettere Edgardo mi chiedeva delle mie attività quotidiane, del mio lavoro e del mio modo di vivere la fede. Tralasciando sé stesso, mi incoraggiava e mi faceva complimenti: 

Ma i tuoi allievi di pianoforte si rendono conto della fortuna dell’avere te per insegnante? 

Edgardo pubblicava regolarmente messaggi di speranza nella rivista Compassion, destinata ai condannati a morte americani. Si è fatto portavoce dei suoi compagni in un articolo intitolato “Sono perdonati i suoi peccati perché molto ha amato” (Lc 7,47). E vi descrive la difficoltà dei condannati a morte nel credere in Dio. La ragione è, secondo Edgardo, che si sentono esclusi per sempre dalla società, indipendentemente dai loro sforzi per emendarsi: 

La nostra società ha deciso di non perdonare i nostri errori e le nostre colpe, ma al contrario di punirci per tutta la nostra vita in nome della giustizia. 

Edgardo rivela in questi articoli la fonte della sua speranza: 

Non è perché sono buono, nobile e generoso che amo gli altri e li perdono. È soltanto per la grazia e per l’amore col quale Cristo mi ha amato e perdonato che ora sono in grado di imitarlo. 

La Comunità di Sant’Egidio descrive la corrispondenza con un condannato a morte come un “filo di vita” per i prigionieri. Costoro soffrono molto, nell’indefinita attesa della loro esecuzione. La corrispondenza epistolare con una persona nel mondo offre loro uno spazio per esprimersi, scoprire la loro interiorità, stringere relazioni di amicizia profonde. Se anche voi desiderate praticare quest’opera di misericordia spirituale (la consolazione degli afflitti), potete contattare la Comunità di Sant’Egidio. 

L’incaricata della Comunità per le corrispondenze con i condannati a morte è Stefania Tallei, a cui potete scrivere direttamente una email (stefaniatallei@gmail.com) oppure tramite il form sul sito

Aliénor Strentz è dottoressa in etnologia-antropologia e fondatrice del blog Chrétiens heureux.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

Tags:
comunità sant'egidioletteraletterepena di morte
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