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Vivere la fede negli Emirati Arabi: “Abbiamo visto perfino miracoli…”

ABU DHABI

Dario Malaver

Inma Alvarez - pubblicato il 17/12/21

Ad Abu Dhabi c'è una comunità cattolica piccola ma vibrante che vive la sua fede in un modo che ricorda molto gli inizi del cristianesimo

Gli Emirati Arabi sono uno dei Paesi più ricchi e progrediti del mondo. La capitale, Abu Dhabi, compete con gli skylines delle megalopoli americane o asiatiche, simbolo di ultramodernità. Professionisti di tutto il mondo emigrano lì per progredire a livello lavorativo.

Tra questi c’è Darío Malaver, emigrato dalla sua Colombia natale insieme alla moglie in Canada, e da lì negli Emirati nel 2008. E lì lo ha raggiunto anche la fede cattolica della sua infanzia, per un periodo dimenticata.

Lì, in un Paese musulmano, lontano dalla sua patria, fa parte di una comunità cattolica piccola ma vibrante, con membri provenienti da Paesi di tutto il mondo.

ABU DHABI

Oggi Darío è il responsabile della comunità ispanica della parrocchia di San Giuseppe di Abu Dhabi, una comunità composta da migliaia di persone di 21 nazionalità. “Sì!”, spiega, “ di tanto in tanto abbiamo anche un fratello della Guinea Equatoriale”.

Una Chiesa universale in miniatura

Quella ispanica non è che una delle comunità che formano la parrocchia. La maggior parte dei cattolici proviene dall’India e dalle Filippine, ma c’è anche una comunità anglofona e ci sono fedeli cinesi, africani e italiani.

Ogni comunità ha il proprio spazio, con le proprie tradizioni e catechesi, i propri ritiri e orari, ma condivide i beni spirituali con gli altri.

Unità nella diversità, per una parrocchia che è una Chiesa universale in miniatura, senz’altro un modello per il cristianesimo del XXI secolo.

Oggi Darío segue a distanza un master presso l’Università di Navarra (Spagna) per prepararsi ad assumere nuove responsabilità pastorali nei confronti della sua comunità, su richiesta del suo vescovo.

Abbiamo voluto conoscere meglio come si vive la fede in questo Paese non cristiano.

Avresti mai sognato di vivere la fede in un Paese complesso come questo?

Sono arrivato qui per via della recessione economica del 2008 dal Canada. Ora sono 13 anni e mezzo che sono qua.

Non avrei mai immaginato come sarebbe andata, ma posso capire perché dovevo venire qui, e il perché di tante cose della mia vita mi è stato rivelato qui, ad Abu Dhabi.

Riprendo il saggio detto per cui tutti i santi hanno la propria storia e tutti i peccatori hanno la possibilità di diventare santi.

Per molto tempo sono stato lontano, e il mio ritorno alla partecipazione attiva nella Chiesa cattolica è avvenuto qui.

L’ambiente si presta molto a questo tipo di discernimento personale. Si arriva a sentirsi limitati in tante cose che il punto di incontro diventa la parrocchia.

Mia moglie ed io partecipavamo sempre alla Messa domenicale in inglese, ma un bel giorno mi sono reso conto che c’era una comunità ispanica e che c’era una Messa in spagnolo al mese.

La comunità era così piccola che si riuniva nel salone di una scuola.

In quel momento l’incaricata della comunità era una cara signora spagnola, e col tempo ci siamo abituati al fatto che ogni mese ci fosse una Santa Messa in spagnolo, e il resto del mese assistevamo alla Messa in inglese.

All’improvviso la signora ha dovuto lasciare il Paese. In questi momenti attraversavo una situzione lavorativa molto complicata e stavo quasi per tornare in Colombia, ma mia moglie e un’amica mi hanno convinto a offrirmi per dare una mano.

Da giovane in Colombia ero catechista, lettore e cantavo nel coro, e mia moglie lo sapeva. Mi ha ricordato il mio passato, e proprio allora si è verificata una situazione nuova al lavoro che mi ha permesso di avere più tempo a disposizione.

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emirati arabi
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