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Dopo secoli, le suore tornano a produrre birra (VIDEO e FOTO)

MARDRET BEER

Photo Courtesy of Abbaye Bénédictine de Maredret

Daniel R. Esparza - pubblicato il 17/12/21

L'abbazia di Maredret produce attualmente 300.000 bottiglie all'anno

Le birrerie monastiche esistono in Europa almeno dal V secolo. La Regola di San Benedetto, scritta nel 516 da San Benedetto da Norcia per i monaci che vivevano in comunità sotto l’autorità di un abate, dichiara chiaramente che i monaci dovrebbero guadagnarsi da vivere con attività svolte con le proprie mani e donare ai poveri. Seguendo la Regola, i monasteri hanno sempre elaborato vari prodotti, in primo luogo la birra.

Ci sono varie ragioni per cui i monaci si dedicavano alla produzione di birra. In primo luogo, la birra era originariamente considerata un cibo economico, una sorta di pane liquido adatto a monaci e laici, e parte della dieta quotidiana sia di adulti che di bambini, insieme a cavolo, cipolle, legumi e pane. Non solo era più abbordabile, ma anche più sana di acqua e latte, spesso inquinati e mezzi di trasmissione di molte malattie infettive; il processo di fabbricazione della birra eliminava tutti i batteri, rendendo questa bevanda un’alternativa più sicura. È per questo che le birre piuttosto leggere venivano prodotte per nutrire i bambini ospitati negli orfanotrofi monastici. Veniva data loro una pinta al giorno, prodotta soprattutto con fiocchi d’avena e altri cereali pesanti, per nutrirli adeguatamente mantenendo al contempo il costo della loro sussistenza a un livello ragionevole. Venne anche scoperto che la birra preveniva e curava certe malattie infantili per via delle sue proprietà antibiotiche. Per tutti questi motivi, i monasteri la producevano in modo regolare e abbondante.

Le birre prodotte dalle suore

Una preghiera tradizionalmente attribuita a Santa Brigida d’Irlanda è nota per il fatto di includere un riferimento a un “lago di birra” che avrebbe voluto offrire a Dio. L’agiografia dice che era un’esperta produttrice di birra e latticini, e si diceva anche che sapesse trasformare l’acqua in birra.

Fondatrice di varie chiese e conventi (incluso il leggendario monastero di Kildare), visse all’inizio del V secolo, ovvero non era benedettina. La produzione di birra, però, non appartiene esclusivamente alla tradizione benedettina.

Ci sono ragioni sufficienti per ritenere che quei primi conventi irlandesi producessero normalmente birra, anche se delineare una tradizione di produzione di birra da parte delle religiose potrebbe essere un compito relativamente arduo.

Fino a poco tempo fa, suor Doris Engelhard era considerata “l’ultima suora birraia”, ma non è più così.

Alcuni testi di Santa Ildegarda, famosa badessa benedettina tedesca dell’XI secolo, menzionano il farro, un tipo di grano usato comunemente non solo per produrre il pane, ma anche nella fabbricazione della birra. È uno degli ingredienti principali che le suore dell’abbazia belga di Maredret usano per fabbricare la loro birra, insieme ad alcune piante che crescono nel loro giardino.

L’abbazia, fondata nel 1893, lottava per raccogliere fondi per i necessari lavori di ristrutturazione fino a quando le 20 suore residenti nel monastero decisero di dedicarsi alla fabbricazione della birra, un’arte che per centinaia di anni era stata considerata “territorio” dei monaci. Come si legge nell’articolo di Philip Blenkisop per Reuters, le religiose decisero di collaborare con un birraio per produrre birra “infusa con un po’ della loro storia e dei loro valori, aiutando a riparare i tetti rovinati e le mura lesionate del convento”.

Quest’estate, dopo tre anni di duro lavoro in stretta collaborazione con la birreria John Martin (la famosa compagnia di produzione e importazione fondata dal leggendario maestro birraio John Martin, stabilitosi in Belgio all’inizio del XX secolo), l’abbazia ha prodotto due birre diverse: la Maredret Altus (6.8%, con chiodi di garofano e bacche di ginepro) e la Maredret Triplus (8%, con tracce di coriandolo e salvia).

Edward Martin, responsabile della distillazione e pronipote di John Martin, ha affermato che l’abbazia produce attualmente 300.000 bottiglie all’anno. Ci si aspetta che nei prossimi due si arriverà a circa 3 milioni, visto che il prodotto inizia ad essere venduto non solo in Belgio, ma anche in Italia e Spagna.

Ogni suora ha il permesso di bere una bottiglia la domenica.

Scorrete la galleria fotografica per conoscere meglio le birre trappiste!

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