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Dopo le chiacchiere sull’amante, mons. Aupetit parla. E promette querela

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STEPHANE DE SAKUTIN / AFP

Agnès Pinard Legry - pubblicato il 16/12/21

In un’intervista accordata a Le Parisien, l’arcivescovo emerito di Parigi, mons. Aupetit, torna sui rumori di cui è fatto oggetto da qualche settimana, nonché sulla querela annunciata contro Paris Match.

L’ex arcivescovo di Parigi non ha ancora detto la sua ultima parola. In un’intervista accordata a Le Parisien, mons. Michel Aupetit è tornato sui rumori circa una relazione clandestina sottintesa in un articolo di Paris Match, e sulla querela che intende sporgere. 

Non ha niente a che vedere con una relazione amorosa o sessuale: è amicizia. Sul piano personale, spirituale, siamo sulla medesima lunghezza d’onda. 

Aupetit si riferisce così alla relazione vagheggiata da Paris Match con Lætitia Calmeyn, professoressa al Collège des Bernardins e vergine consacrata, la quale in un’intervista a La Croix denunciava l’ipocrisia della macchina del fango: 

Se ci fosse stato un uomo, un prete, accanto a mons. Aupetit, avrebbe ricevuto il medesimo trattamento mediatico? Le donne nella Chiesa devono essere ridotte a oggetto di sospetto, di fantasma, all’espressione di gelosie o di servilismo? Tutto questo vuol dire che, nella Chiesa e agli occhi del mondo, non è pensabile una relazione d’amicizia tra un uomo e una donna? 

Davanti alle insinuazioni del settimanale, mons. Michel Aupetit ha notificato che il suo avvocato sta preparando una querela per diffamazione: 

Non posso accettare che il mio silenzio venga interpretato come un’ammissione di colpa. 

Per quanto riguarda le conseguenze, Lætitia Calmeyn ha indicato che 

degli avvocati stanno esplorando tutte le vie giudiziarie possibili. Sporgeremo denuncia. […] Bisogna evitare che la cosa si ripeta. 

Anche per quanto riguarda gli elementi avanzati nell’articolo del Point pubblicato a fine novembre, mons. Aupetit è tornato sull’email inviata a una donna quando era vicario generale: 

Ho risposto a una lettera e la mia segretaria l’ha potuta leggere, dal momento che condividevamo la casella postale. Non c’è stata alcuna relazione. Una volta questa persona ha avuto mal di schiena e le ho fatto un massaggio per alleviarglielo. Vorrei ricordare che sono un medico. 

Tutti elementi, questi, che il Vescovo afferma di non aver mai celato alla gerarchia: 

Non ho mentito al Papa, ne era perfettamente al corrente. 

È stato sorpreso della decisione del Papa di accettare le sue dimissioni? 

Se me l’avesse chiesto – riprende l’ex arcivescovo –, avrei attraversato la tempesta: ne sarei stato capace. Immagino che abbia giudicato che la situazione poteva esporre la diocesi a fragilità. 

Ha utilizzato volentieri il termine di “complotto”, ma mons. Michel Aupetit ha nondimeno scelto di non entrare nella logica del regolamento di conti. E si è spiegato più nel dettaglio: 

Mi hanno indicato delle persone, delle reti che me ne volevano e che hanno agito. Non ho però alcuna prova. Ho pregato Dio di non mettere amarezza nel mio cuore, e ho pregato per quanti mi vogliono del male. Se entro nella logica del regolamento di conti, non sono più in quella dell’Evangelo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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