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“Procession” di Netflix segue le vittime di abusi da parte dei chierici nella loro ricerca di catarsi

PROCESSION

Netflix

David Ives - pubblicato il 15/12/21

Mostrano poco amore per una Chiesa da cui si sentono traditi, ma il motivo principale della loro partecipazione a “Procession” non sembra essere la vendetta, quanto piuttosto la ricerca di pace interiore

“Voglio che sia come i supereroi della Marvel, che sconfiggono le forze dell’oscurità”, dice un visibilmente scosso Ed Gavagan. Le forze oscure di cui Gavagan parla con tanta veemenza sarebbero la Chiesa cattolica e i vari funzionari che a suo avviso hanno coperto o ignorato gli abusi sessuali che ha subìto nell’infanzia da parte di un vescovo cattolico. Il mezzo con cui spera di vincere quei “cattivi” è il nuovo documentario Procession, un progetto sperimentale del regista Robert Greene ora in streaming su Netflix.

Il desiderio di Gavagan di abbattere tutta la Chiesa è forse il più estremo che viene mostrato. Gli altri cinque uomini che figurano nel documentario, tutti con storie simili di abusi clericali, esprimono obiettivi più modesti. Mostrano poco amore per una Chiesa da cui si sentono traditi, ma il motivo principale della loro partecipazione a Procession non sembra essere la vendetta, quanto piuttosto la speranza che farlo porti, se non a chiudere un capitolo, almeno a una catarsi per il loro trauma.

Il metodo usato per raggiungere questo obiettivo è unico. Insieme al regista Greene e a un terapeuta, ciascuno dei sei uomini appare in una scena collegata al suo abuso infantile. I brevi filmati che ne risultano spaziano da ricostruzioni di momenti che hanno portato alle situazioni di abuso a fantasie in cui i perpetratori dell’abuso vengono affrontati in modi che non si sono mai verificati nella vita reale. Cosa piuttosto strana, in molte delle scene le ex vittime indossano vesti sacerdotali e interpretano i loro abusatori, mentre un bambino incarna il loro ruolo.

Per quanto questo approccio possa sembrare insolito, è una forma riconosciuta di terapia che risale almeno agli anni Quaranta del Novecento. Un articolo del 2020 pubblicato su Psychology Todayafferma che la drammaterapia, come viene chiamata comunemente la tecnica dell’interpretazione dei ruoli, può essere “particolarmente efficace per i clienti che si ‘sentono bloccati’ nella loro vita o nella psicoterapia tradizionale. Offre un modo di accedere alle informazioni del subconscio che possono essere difficili da affrontare in altri modi”. I sei uomini che appaiono in Procession sono davvero bloccati. Anni di terapia hanno portato ben poco sollievo, e vedono la possibilità offerta dal documentario magari come l’ultima possibilità per fare in qualche modo pace con l’orrore del loro presunto abuso.

Sfortunatamente, l’uso della parola “presunto” è una triste necessità. In un potenziale passo falso di Procession, nessuno dei sacerdoti indicati come abusatori è stato ufficialmente accusato di un crimine. Ciò non significa affatto che gli episodi raccontati nel film non siano mai avvenuti. La maggior parte di noi sa che ci sono molte accuse credibili di abusi clericali che non hanno potuto essere portate avanti per la mancanza di prove affidabili dei decenni passati. Ad ogni modo, il fatto che nessuno dei sacerdoti sulla cui colpevolezza si insiste nel documentario sia mai stato confermato come tale dalle autorità potrebbe far dubitare qualche spettatore. I realizzatori del film e i suoi protagonisti, comunque, non eludono questo problema, insistendo che il fatto che i sacerdoti accusati non siano stati perseguiti e lo scetticismo nei confronti dei loro racconti siano in buona parte il motivo per cui i sei uomini sono ancora in preda all’angoscia e all’ira a decenni dai fatti.

Partecipare a Procession ha dato a questi uomini quello che stavano cercando? A giudicare dalle loro reazioni alla fine del film, la risposta sembra essere un grande “forse”.

C’è sicuramente un catarsi. La soddisfazione che uno degli uomini esprime dopo aver colpito con una mazza tutta la camera d’albergo in cui è stato molestato è più che evidente, ma per quanto riguarda gli effetti a lungo termine dell’esercizio di interpretazione a livello di benessere emotivo e spirituale solo il tempo potrà dire la sua.

Da un punto cristiano, forse una delle ragioni per cui l’esperimento non sembra dare risultati pienamente soddisfacenti è che manca Dio, la fonte di ogni guarigione, come parte della soluzione. Non è assolutamente una condanna nei confronti delle vittime. Dopo tutto, se i vostri abusatori sessuali fossero sacerdoti, alcuni dei quali rappresentati nel film nell’atto di usare il sacramento della Confessione come opportunità per circuire i ragazzini, sarebbe piuttosto comprensibile se la chiesa fosse uno degli ultimi posti in cui si vuole stare. La mancanza di fede come componente degli sforzi di guarigione di questi uomini è imputabile solo a chi ha commesso gli abusi e a chi li ha coperti.

Per i fedeli cattolici, è una delle morali principali di Procession: il fatto che le vittime degli abusi clericali siano state private non solo della loro innocenza infantile, ma anche della possibilità di una piena guarigione da adulti per via dell’identità dei loro abusatori. È per questo che la Chiesa deve continuare ad aumentare i suoi sforzi per liberarsi di chi commette questi atti, perché le generazioni future la vedano non come una forza oscura da eliminare, ma come il tempio di guarigione che Dio desiderava che fosse.

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