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Come una relazione diventa violenta

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Dean Drobot |. Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 10/12/21

Due anime si ingannano pensando che il loro amore sia sano quando in realtà è malato: non mi ama bene chi mi grida contro, mi disprezza o mi ferisce

Tutto può cambiare in modo sottile nella vita, nell’amore. L’amore malato non si ammala da un giorno all’altro.

L’anima che abusa non inizia a farlo il primo giorno. C’è una cadenza, un tempo, una tendenza, un divenire, a volte vertiginoso.

Due anime si ingannano pensando che il loro amore sia sano quando in realtà è malato. Uno, volendo amare, trattiene e controlla l’altra persona. L’altro, anche lui ferito, si sente amato in quel controllo e sente che Dio è buono per la vita che gli dona.

Segni di un amore malato

Ma poi quel controllo diventa disprezzo e ira di fronte ai piccoli contrattempi. Non mi ama bene chi mi grida contro, mi disprezza o mi ferisce.

Non mi ama come mi ama Dio chi non mi ammira, mi ignora come punizione, non mi tratta come la cosa più preziosa che gli può essere accaduta nella vita.

Non mi ama bene chi non mi lascia essere libero, manifestare i miei desideri o esporre le mie pretese. Dire ciò che voglio, quello di cui ho bisogno, essere fedele a me stesso senza restrizioni.

Non mi ama bene chi non accetta mai i miei punti di vista, reprime anche i sogni e i desideri più piccoli e sminuisce come sciocche le mie pretese.

Non mi ama chi non mi valorizza, chi non mi difende davanti agli altri, chi non mi loda parlando di me a terze persone.

Non mi ama bene chi mi ridicolizza e mi tratta con sdegno. Chi non apprezza i miei successi e non si rallegra delle mie conquiste. Chi non mi lascia cercare le mie vie e non si unisce ai miei progetti facendoli suoi.

Non mi ama bene chi non sogna con me sogni comuni, condivisi. Non mi ama bene chi mi danneggia anche se mi ripete mille volte che è per il mio bene e che mi ama.

Non è colpa mia

PRZEMOC DOMOWA

So che non è colpa mia il fatto che chi mi ama non sappia amarmi. Non sono colpevole di niente, anche se mi dispiace.

Non posso cambiare chi mi ama, né aiutarlo perché non ho la forza né i mezzi per farlo.

Nei momenti in cui mi sento ferito, voglio comprendere che non mi ama chiunque mi dice di amarmi alla follia.

E non mi costruisce un amore qualsiasi, ma solo un amore sano, un amore che Dio ha seminato in altri cuori per liberarmi e farmi crescere.

L’amore più simile a quello di Dio è quello che voglio vivere e ricevere come dono nella mia vita.

Non ci riesco sempre, perché sono ferito dentro. Non sempre lo vivo, perché non mi hanno insegnato bene ad amare.

Rendersi conto che non è amore

Ma voglio rendermi conto di quando il mio amore è malato, e fermare quel cammino sottile che mi porta alla violenza, alla sottomissione, all’annullamento, al dolore e alla solitudine più assoluta.

Tutto inizia in forma sottile finché un giorno scoppia la paura. È in quel momento che smetto di guardarti in pace, mi spaventa il tuo sguardo, mi spaventano i tuoi silenzi, le tue parole. E le tue minacce mi paralizzano perché non voglio perderti.

Quando ti cambiano gli occhi, quando la tua voce si altera, quando perdi la calma per qualcosa di insignificante che ho fatto o che non ho fatto.

In quei momenti, la paura nasce sottile dentro di me. Graffiando l’anima, gelando il sangue, fermando il polso, affogando il respiro.

Paura e isolamento

Non so perché la paura sostituisce l’amore da un certo momento. Non faccio più le cose per amore. Non più. Ora al suo posto si è insediata la paura.

Faccio le cose perché non ti arrabbi con me, perché non mi gridi, perché non ti stanchi di me e non mi lasci, perché non mi insulti e non mi minacci.

Tutto è stato così sottile in quell’inizio in cui tutto era tenerezza e accettazione…

Io stesso sono salito su una torre in cui vivo isolato. Sono salito e ora non so come si sfugge da quelle sbarre che mi trattengono.

Ho salito scalino dopo scalino sempre con promesse vane di ricominciare da zero, di cambiare ed essere più affettuoso, più tenero.

Quello che permette che le cose cambino

Con la promessa di migliorare, di iniziare una nuova vita, una nuova relazione, un punto di partenza lontano all’orizzonte.

Per concludere cadendo nella stessa dinamica. Le stesse maniere, lo stesso disprezzo.

Sento che la disperazione non mi lascia respirare. La minaccia mi si stringe attorno alla gola. L’angoscia di fronte a quello che non posso controllare né cambiare.

Come sono arrivato fin qui? Me lo chiedo continuamente quando ricordo questa bella storia d’amore.

Ho pensato che fosse un amore libero che liberava, un amore che nobilitava, un amore sano e puro.

Tutto è stato lento, calmo, costante, continuo. Semplice. L’amore malato si ammala lentamente. E tutto cambia in modo molto graduale.

Rendermene conto in tempo fa sì che tutto possa migliorare. Non merito il disprezzo, né la violenza o le catene.

L’amore vero mi rende libero. E se non è così non è un amore autentico. Anche se io credo che lo sia.

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