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Scoprite gli appunti spirituali dei monaci di Tibhirine

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Marzena Wilkanowicz-Devoud - pubblicato il 09/12/21

Luc, Christian, Christophe, Michel, Célestin, Bruno e Paul. Nella notte tra il 26 e il 27 marzo 1996 sono stati strappati alla loro comunità e alla popolazione algerina con cui condividevano la quotidianità. Dalla loro beatificazione, avvenuta a Oran l’8 dicembre 2018 insieme con quella di altri 12 martiri di Algeria, i sette monaci di Tibhirine sono ufficialmente riconosciuti come potenti intercessori presso Dio. Venite a incontrarli tramite le loro più belle note spirituali.

Non hanno lasciato il Paese, malgrado le minacce e gli avvertimenti. Hanno perdonato in anticipo i loro aggressori. Hanno liberamente scelto di non abbandonare i loro amici in difficoltà, per voler essere fedeli alla chiamata di Dio: “Predicare l’Evangelo in silenzio”, come il beato Charles de Foucauld, che diceva anche di «essere in sé già da solo una cristianità». 

È così che quei sette monaci hanno risposto alla loro vocazione: una risposta personale, propria a ciascuno e comunitaria. 

Come scrisse Michael Lonsdale in Luc, mon frère, un tête-à-tête postumo con fratel Luc – del quale aveva intensamente interpretato la parte in “Uomini di Dio” – dobbiamo 

essere in ascolto, quasi in agguato, di tutto quanto accade attorno a noi, e impegnarci. Fino alla fine. Siamo tutti chiamati, e ciascuno con la sua propria vocazione. […] Chiunque siamo e quale che sia la nostra età, in ogni momento risuona in noi una chiamata che invoca una risposta. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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