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Da dove ripartire per suscitare “la magia del Natale”?

WIENIEC ADWENTOWY

Jeanette.Dietl | DepositPhotos

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 06/12/21

Il friccicore del tempo d’Avvento è spesso percorso dall’inquietudine che esso passi invano, senza mantenere le sue promesse. Individuiamo allora in (veri o presunti) avversari esterni la causa di questa vacuità… mentre la risposta è a portata di mano…

Giorni fa mi sono imbattuto, su Facebook, in un post di una persona dalle riflessioni sempre molto interessanti. Nella fattispecie in questo post si leggeva: 

Tra quelli che “bisogna salvare il Natale!” (e intendono i festeggiamenti, le cene, i regali, i consumi, non il Natale in sé, ché quello – se mai – “ci” salva e non “si” salva) e quelli che “vogliono rubarci il Natale!” (e dimenticano che ciò che è davvero “nostro” nessuno ce lo può rubare), io qualche volta penso a come sarà, il giorno che davvero quasi tutti avranno dimenticato cos’era, e poi incontreranno un amico, la notte di Natale, diretto a passo svelto verso una chiesetta sconosciuta, e gli diranno “dove vai?”, “perché?”… quando smetteremo di essere “le nostre tradizioni” e “si è sempre fatto così” e saremo (di nuovo) una cosa strana e misteriosa e interessante.

Si potrebbe chiosare ogni espressione con lunghe e documentate digressioni, ma «dov’è chiara nota – m’insegnò al liceo la benedetta prof. di Lettere – non fare oscura chiosa». Torna in mente però almeno la notissima “profezia di Ratzinger” sulla Chiesa, quella pronunciata proprio in un giorno di Natale (era il 1969) ai microfoni della Hessian Rundfunk

Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti.

Mi sorprendo a riflettere su un paradosso del quale non riesco a scrutare completamente il fondo: molti fra i più ricorrenti ripetitori di questa “profezia” ratzingeriana sono le stesse persone che muovevano la riflessione da cui partivamo, ossia quelle che “bisogna salvare il Natale” e che “vogliono rubarci il Natale”. Non so spiegarmi come mai. 

Come si fa, però, ad essere (ovvero a tornare ad essere) “una cosa strana e misteriosa e interessante”? Mi soccorre il ricordo di un terzo testo, risalente questo alla seconda metà del IV secolo, quando non solo la strizza, ma pur il ricordo delle persecuzioni imperiali cominciava a farsi labile in molte menti, ed essere cristiani significava perlopiù “essere normali”, e la gloriosa “Tradizione degli Apostoli” cominciava a sbriciolarsi nelle “nostre tradizioni”. Nessuno a quell’epoca avrebbe più scritto o potuto scrivere una lettera A Diogneto, e anzi di lì a un secolo i tempi sarebbero stati maturi per le invettive del monaco Salviano contro i cristiani

E dunque qual è il testo del IV secolo che invece sembra soccorrerci nella nostra domanda? È un passaggio dall’Omelia 20 sugli Atti pronunciata da san Giovanni Crisostomo: 

Non vedete come sono vigorosi, come sono belli, slanciati, piacevoli, lussureggianti gli alberi senza frutto? Ma se noi possedessimo un giardino, preferiremmo avere dei melograni o degli ulivi che sono molto più produttivi. Gli alberi belli servono per dare gioia, non per rendere guadagno: la loro utilità è minima. 

Quelli che pensano a sé stessi sono come alberi sterili: anzi, in certo senso, non sono nemmeno tali perché servono soltanto per essere bruciati. 

Gli alberi senza frutto, almeno, possono servire per costruire o rendere solidi gli edifici. 

Dimmi un po’: se il lievito mescolato alla farina non fa lievitare tutta la pasta, è forse lievito? E se il profumo non avvolge del suo soave odore tutti quelli che lo avvicinano, lo chiameremo ancora profumo? 

Non mi dire “mi è impossibile trascinare gli altri”. Se tu sei cristiano, è impossibile che questo non avvenga. Come è vero che le realtà naturali non possono essere in contraddizione fra di loro, così anche per quello che abbiamo detto: operare il bene è insito nella natura stessa del cristiano. Se tu affermi che un cristiano è nella impossibilità di portare aiuto agli altri, offendi Dio e gli dai del bugiardo. Sarebbe più facile per la luce essere tenebra che per un cristiano non diffondere luce intorno a sé. Non dire “è impossibile”. È il contrario che è impossibile. Non fare violenza a Dio. 

Giovanni Crisostomo, Omelia 20 sugli Atti, PG 60, 163s. 

Pochi decenni prima che il Crisostomo pronunciasse questa omelia, l’imperatore Giuliano aveva provato a rinverdire i fasti del paganesimo greco-romano, e la sua politica era stata molto più intelligente di quella dei suoi predecessori persecutori: aveva allontanato, sì, i cristiani da alcuni uffici socialmente nevralgici (come quello di insegnanti), ma soprattutto aveva impostato una robusta riforma della “classe sacerdotale” pagana, anzi più precisamente l’aveva reinventata ricalcandola – giuridicamente e moralmente – sul sacerdozio cristiano. Niente più dissolutezze, licenziosità, crapule; e in positivo attenzione al prossimo e soprattutto ai poveri, vita di studio e di preghiera venivano per la prima volta imposte a questi funzionari statali. 

I risultati furono scarsi: un po’ perché Giuliano morì prematuramente (o provvidenzialmente, avrebbe detto Lattanzio se avesse potuto vedere i suoi giorni); molto di più perché non si può infondere la virtù cristiana per decreto, non la si può costruire tramite delle istituzioni e non la si può trasmettere per via di mere (benché degne) usanze. Christmas, dicono gli anglofoni, starts with Christ.

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L’ora di lettura commentata dai Padri della Chiesa. Tempo di avvento, tempo di Natale (Vol. 1) Copertina flessibile – 1 gennaio 2003
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