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Dopo 10 anni di carcere fa l’imprenditore e dà lavoro a 3 ex detenuti

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Pablo Calvog | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 03/12/21

Menci Gezim, 33 anni, albanese, è finito in carcere per gravi reati. Grazie alla Caritas di Prato e alla Casa Jacques Fesch oggi è un imprenditore, marito e padre. Nella sua impresa dà lavoro a nove persone, tre delle quali sono ex detenuti.

Sulla rubrica Buone notizie del Corriere della Sera veniamo a conoscere una di quelle storie che ci spingono all’ottimismo e ci incoraggiano a continuare a credere nella forza della solidarietà. È la storia di un giovane albanese di 33 anni, Menci Gezim, che ha trascorso 10 anni, quasi un terzo della vita, in carcere per gravi reati, ma che è riuscito a riscattarsi e a dare un nuovo corso alla sua esistenza.

C’è speranza per tutti anche per chi ha vissuto il carcere

Se oggi questo giovane è una persona socialmente rinata lo si deve in buona parte al sostegno della Caritas di Prato e alla Casa Jacques Fesch, dove ha vissuto per un certo periodo. Questa struttura di accoglienza offre ospitalità gratuita a detenuti in permesso e a familiari di reclusi non abbienti che provengono da località distanti da Prato per far visita ai loro cari in carcere.

Jacques Fesch, da criminale a Servo di Dio

La casa si chiama così  in memoria dell’omonimo criminale francese, reo dell’omicidio di un agente di polizia, convertitosi in carcere e giustiziato con la ghigliottina il primo ottobre del 1957. Nel 1993 è stato aperto a Parigi il processo diocesano per la sua beatificazione qualificandolo servo di Dio.

Impara il mestiere di muratore

Menci Gezim giunge in questa struttura nel 2017 mentre sta finendo di scontare la pena  proprio quando la casa è in ristrutturazione; la ditta che la sta effettuando lo coinvolge nei lavori e così si trova ad imparare il mestiere di muratore.

Vive lì per sei mesi aiutato da una volontaria dell’associazione Don Renato Chiodaroli.  Quelli come lui una volta fuori dal carcere devono ricominciare tutto daccapo: non ha documenti, né famiglia, né lavoro, né un posto dove andare.

Un’impresa tutta sua

In mancanza di opportunità due detenuti su tre purtroppo tornano a delinquere, e Menci non può non saperlo. Ma la fiducia e il sostegno ricevuto lo spingono a giocare in altro modo le sue carte. Il lavoro nell’edilizia va bene, conosce quella che diventerà sua moglie, e decide di mettersi in proprio aprendo un’impresa tutta sua che oggi dà lavoro a nove persone, tre delle quali hanno il suo stesso passato, sono ex detenuti.

Dà lavoro a tre ex detenuti

Riguardo loro Gezim sottolinea:

(…) come hanno aiutato me, anche io voglio fare altrettanto.  

(Ibidem)

Parole che mi hanno ricordato un pensiero espresso da Papa Francesco lo scorso ottobre, in occasione di un incontro a Casa Santa Marta con un gruppo di persone che avevano vissuto l’esperienza del carcere:

Tutti sbagliamo nella vita ma l’importante è non rimanere “sbagliati”. (…) Tante volte noi nella vita troviamo una mano che ci aiuta a sollevarci: anche noi dobbiamo farlo con gli altri: con l’esperienza che noi abbiamo, farlo con gli altri.

(vaticannews.va)

Imprenditore, marito, padre

Oggi Menci, oltre che imprenditore, è marito e padre di una bambina di 18 mesi: quale prova più concreta che le persone – compresi coloro che hanno compiuto reati gravi per cui hanno scontato molti anni di carcere – possono cambiare in meglio?

E qualcuno, come Jacques Fesch, incontra fra le sbarre così profondamente Dio tanto da rischiare di ritrovarsi addirittura sugli altari!   

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