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Perché Charles de Foucauld è il santo per “cercare” i giovani

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i.Media per Aleteia - pubblicato il 02/12/21

Non si dice immediatamente “Padre, mi abbandono a Te”. È una battaglia spirituale. Dobbiamo intraprendere la strada che Charles de Foucauld ha preparato per noi

Il 15 maggio 2022, il beato Charles de Foucauld verrà proclamato santo da Papa Francesco a Roma. Il vescovo Jean-Claude Boulanger, vescovo emerito di Bayeux-Lisieux e autore di La prière d’abandon – Un chemin de confiance avec Charles de Foucauld (La preghiera d’abbandono – Un cammino di fiducia con Charles de Foucauld) ci presenta questo grande santo.

Lei ha scritto parlando di Charles de Foucauld che “tutta la sua vita è stata una preghiera d’abbandono”. Altrove ha definito il beato una “guida per la nostra epoca”. Pensando alla dichiarazione di Papa Paolo VI per cui “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Evangelii Nuntiandi), in che modo Charles de Foucauld offre un modello da poter seguire nel mondo di oggi? Come possiamo percorrere questa strada?

Vescovo Boulanger: Charles de Foucauld ha attraversato un periodo nella giovinezza fino ai 28 anni che lo ha colpito fortemente, una “notte di fede” mistica. Dopo la morte dei genitori e del nonno era un giovane senza direzione. Era alla ricerca di significato, come molti dei nostri contemporanei, soprattutto delle generazioni più giovani. Aveva più mezzi per vivere che ragioni per farlo – ancora una volta, la situazione in cui molti giovani si trovano oggi. In quanto tale, parla molto ai giovani d’oggi. Ci insegna a non disperare per quanto riguarda Dio. Ha anche detto: “Dio usa i venti contrari per portare la Sua barca in porto”.

Lei definisce la preghiera d’abbandono di Charles de Foucauld, questo atto di offerta, di fiducia e sottomissione all’azione divina, il suo grande insegnamento. Quanto è difficile questo atteggiamento oggi per noi persone moderne che amiamo avere il controllo su tutto? In una situazione che a volte tende alla disperazione, come possiamo passare, come Charles de Foucauld, dal “Padre, perché mi hai abbandonato?” al “Padre, mi abbandono a Te”?

Vescovo Boulanger: In un momento di incertezza nella sua vita, Charles de Foucauld meditò sulle ultime parole di Cristo sulla croce. Aveva dato tutto a Gesù, e la sua vocazione sembrava improvvisamente in discussione perché l’abate gli aveva detto che non era tagliato per fare il monaco. La frase di Gesù è diventata il fulcro di tutta la sua testimonianza. Non sapeva che questa preghiera sarebbe diventata il simbolo e l’immagine di quello che avrebbe affrontato. Si sarebbe abbandonato a Dio, al sacerdote come padre, a p. Huvelin.

Molto spesso vorremmo essere in contatto diretto con Dio, ma Charles de Foucauld ha sempre confidato in coloro che la Chiesa metteva sul suo cammino, anche se a volte reagiva in modo brusco. Quando padre Huvelin (la sua guida spirituale) gli disse che non era fatto per guidare gli altri o per fondare una congregazione, Charles de Foucauld confidò in lui pur esprimendo il suo stupore. Dio usa la mediazione umana, se confidiamo nella Chiesa, per guidarci sulla via della santità. Questa via, per quanto lo riguardava, è stata lunga: ha sentito che Dio lo aveva abbandonato, soprattutto quando non aveva più alcun discepolo. Si considerava come l’oliva dimenticata sull’albero dopo il raccolto.

Non si dice immediatamente “Padre, mi abbandono a Te”. È una battaglia spirituale. Dobbiamo intraprendere la strada che Charles de Foucauld ha preparato per noi.

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