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Incompatibile con la vita? Megan ha detto “mamma” per la prima volta

MEGAN WHYTE

Cassy Gray | Facebook

Annalisa Teggi - pubblicato il 02/12/21

Aveva solo il tre per cento di possibilità di nascere viva, i dottori consigliarono l'aborto. Oggi Megan ha diciotto mesi e sua madre condivide la gioia di avere sentito le sue prime parole.

Data per spacciata al 97%

“Abbiamo subito deciso che l’aborto non era un’opzione – dice la madre – Non sono una persona religiosa, ma pensai che se Dio voleva la vita di Megan, l’avrebbe presa. Se doveva morire, sarebbe morta a suo tempo. Non le avrei tolto io la vita”.

Da Red Voice Media

Questo è il commento di Cassy Gray, mamma scozzese di 36 anni, quando racconta di aver dato alla luce una bambina di cui i medici avevano detto che era incompatibile con la vita. C’era solo il 3% di possibilità che nascesse viva.

Megan è nata, oggi ha 18 mesi. Le parole di sua madre, semplici e dirette, hanno la forza di una ragionevolezza radicata nell’affetto: non sono padrona della vita e neppure della morte di mia figlia.

Non c’è niente di sbagliato in lei

E’ il 2020, il mondo intero combatte la pandemia. In Scozia, a Fraserburgh, una famiglia si ritrova a fare i conti con una gravidanza molto complicata. L’ecografia della 12esima settimana rivela che la bimba presenta una situazione definita dai medici incompatibile con la vita.

L’area frontale del cervello, sede delle emozioni e delle capacità motorie, non si è separata come dovrebbe e ha smesso di svilupparsi. La scelta caldeggiata dai dottori è di procedere con un aborto. L’opzione viene riproposta ai genitori fino alla 24 settimana, il limite legale per eseguire l’interruzione di gravidanza. Cassy Gray e suo marito rifiutano e le loro motivazioni le abbiamo già lette: la bambina vivrà o morirà naturalmente, senza una precoce interruzione voluta ed eseguita da mani d’uomo.

Immaginiamo che non sarà stato facile, in condizioni emotive già pesanti, essere chiari e decisi di fronte alla voce autorevole dei medici.

Il nome della malformazione fetale da cui è affetta la bimba ha un nome complicatissimo, oloprosencefalia semilobare. Il suo cervello ha smesso di svilupparsi alla quinta settimana di gravidanza. A cinque giorni dalla nascita l’ecografia mostra un quadro ulteriormente aggravato: ferite aperte sul volto, assenza degli zigomi, occhi sporgenti.

La nascita è sempre una frontiera, nel caso della piccola Megan è stata la fine delle previsioni infauste e l’inizio di una presenza in carne e ossa. Sì, aveva solo il3 per cento delle probabilità di nascere viva e le sono bastate.

Racconta sua madre:

Quando è nata avevo paura di guardarla per via di tutto quello che mi era stato detto. Sapevo che l’avrei amata, ma non sapevo se avrei accettato il suo aspetto. E poi, non appena è nata, mi ricordo di aver detto a suo padre: “Non c’è niente di sbagliato in lei”.

Da The Scottish Sun

Megan ha voce in capitolo

Applaudiamo la scelta di questi genitori e le foto di Megan condivise sui social ci mostrano una bambina bellissima, dal sorriso che scioglie anche le pietre. Ho usato la parola ‘scelta’, a proposito del rifiuto dell’aborto, ma non credo sia la parola corretta. Questi genitori, come tanti altri, sono rimasti dentro la storia scritta in ogni gravidanza, la vita che irrompe con la sua eccedenza di presenza. Non hanno fatto una scelta, hanno accolto ciò che era iniziato.

Ed è un’accoglienza che, nonostante l’aspetto rubacuori della piccola, non è facile né indenne dal peso della sofferenza.

Megan è cieca, ha tre reni e soffre di epilessia e diabete insipido, una rara patologia che provoca uno squilibrio dei fluidi corporei.

Ibid.

La quotidianità di vita con lei è segnata da un accudimento che non mette nessun velo tra l’amore e la straziante fragilità ferita di un essere umano molto piccolo. Di notte a Megan deve essere somministrato l’ossigeno, per questo ha subìto un intervento per posizionarle degli stent nel naso. La sua vulnerabilità è evidente. Eppure.

La novità che riguarda questa bimba, oggi di 18 mesi, è che – sconfiggendo ogni funesta previsione – ha cominciato a parlare. E lo ha fatto seguendo il copione più classico, una mattina ha detto “mamma”:

E’ stato un momento emozionante, – racconta Cassy – non pensavo che che avrei mai sentito dirglielo. Di mattina gorgheggia sempre. Fa degli urletti – nessuna parola in particolare – e poi si è messa a dire “mamma, mamma”, per dire di alzarmi.

Ibid.

Sì, sono queste voci – improbabili, a rischio di silenzio – che ci invitano a svegliarci davvero.

La forza di sorridere

Un neurologo di Glasgow mi chiese se mia figlia fosse capace di sorridere e io risposi di sì, e in quel preciso istante lei sorrise. Il neurologo commentò: “Per sorridere sono impegnate molte più funzioni cerebrali di quante ne occorrano per fare un sacco di altre cose”.

Ibid.

Forse sarebbe da tenere a mente sempre, al di là di questa storia, questa informazione sul cervello che per farci sorridere deve impegnarsi a fondo. Mi ricorda quel che accadde con la Costa Concordia, per affondare fece presto, per essere risollevata ci vollero anni. Lo sforzo più grande per l’umano è sempre per affermare il positivo dell’esserci, mentre la discesa nella negazione è svelta e irreversibile.

Rendere ragione del bene che è una presenza, anche molto vulnerabile, è molto più impegnativo del lasciarsi andare al dramma delle obiezioni. Siamo eccellenti nello scrivere storie dove il pessimismo e il male hanno la meglio (di recente ho notato che i podcast di storie dannate hanno un grande successo). Titanico è affermare l’evidenza quasi trasparente del positivo, inteso come tutto ciò che poteva essere nulla e invece c’è.

Sorridere è un grande segno per Megan, suggerisce una potenzialità cerebrale che i medici non si sarebbero mai immaginati. E viene quasi da immaginare con la fantasia cosa accada dentro di lei per produrre un sorriso. Potrebbe essere come una scalata ripidissima che conduce a un panorama mozzafiato. C’è da far fatica per vedere. Per i suoi genitori sarà un segno portentoso questo viso che si dipinge di gioia, ma lei è un portento in ogni caso.

Sorridere è un’impresa. Anche in questo caso è lo sguardo di una bambina a ricordarci che la cosa migliore che possiamo fare è stare al nostro posto, a fianco del mistero della vita.

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