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Che cosa avviene nell’“Avvento di mezzo” di cui parla san Bernardo?

crèche de noel

© P Deliss / Godong

L'Enfant-Jésus dans la crèche.

Giovanni Marcotullio - pubblicato il 01/12/21

C’è una formidabile omelia d'Avvento in cui il Riformatore di Cîteaux illustrò una dottrina ascetica detta “dei tre avventi”. Attraverso raffinate numerologie, l’abate di Chiaravalle indicò come i cristiani vengono evacuati del vecchio Adamo e ricolmati del nuovo.

Tra le inestimabili perle che la Liturgia delle Ore ripropone ogni anno a quanti, praticandola, si preparano al Natale, c’è la splendida “quinta omelia sull’Avvento” di san Bernardo di Chiaravalle: in essa il grande riformatore cistercense enuncia la celebre dottrina “dei tre Avventi”, che da novecento anni ormai risulta preziosa per chi vuole capire quale sia la sempreverde e attuale novità del Natale. 

Conosciamo una triplice venuta del Signore. Una venuta occulta si colloca infatti tra le altre due che sono manifeste. Nella prima il Verbo fu visto sulla terra e si intrattenne con gli uomini, quando, come egli stesso afferma, «lo videro e lo odiarono» (Gv 15,24). Nell’ultima venuta «ogni uomo vedrà la salvezza di Dio» (Lc 3,7) e vedranno colui che trafissero (cf. Gv 19,37). Occulta è invece la venuta intermedia, in cui solo gli eletti lo vedono entro se stessi, e le loro anime ne sono salvate.

Nella prima venuta dunque egli venne nella debolezza della carne, in questa intermedia viene nella potenza dello Spirito, nell’ultima verrà nella maestà della gloria.

Quindi questa venuta intermedia è, per così dire, una via che unisce la prima all’ultima: nella prima Cristo fu nostra redenzione, nell’ultima si manifesterà come nostra vita, in questa è nostro riposo e nostra consolazione.

Ma perché ad alcuno non sembrino per caso cose inventate quelle che stiamo dicendo di questa venuta intermedia, ascoltate lui: «Se uno mi ama, dice conserverà la mia parola: e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui» (cf. Gv 14,23). Ma che cosa significa: Se uno mi ama, conserverà la mia parola? Ho letto infatti altrove: Chi teme Dio, opererà il bene (Sir 15, 1), ma di chi ama è detto qualcosa di più: che conserverà la parola di Dio. Dove si deve conservare? Senza dubbio nel cuore, come dice il Profeta: «Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato» (Sal 118,11).

Poiché sono beati coloro che custodiscono la parola di Dio, tu custodiscila in modo che scenda nel profondo della tua anima e si trasfonda nei tuoi affetti e nei tuoi costumi. «Nutriti di questo bene e ne trarrà delizia e forza la tua anima» (Is 55,2). «Non dimenticare di cibarti del tuo pane, perché il tuo cuore non diventi arido» (Sal 101,5) e «la tua anima sia ben nutrita del cibo sostanzioso» (Sal 62,6).

Se conserverai così la parola di Dio, non c’è dubbio che tu pure sarai conservato da essa. Verrà a te il Figlio con il Padre, verrà il grande Profeta che rinnoverà Gerusalemme e farà nuove tutte le cose. Questa sua venuta intermedia farà in modo che «come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste» (1Cor 15,49). Come il vecchio Adamo si diffuse per tutto l’uomo occupandolo interamente, così ora lo occupi interamente Cristo, che tutto l’ha creato, tutto l’ha redento e tutto lo glorificherà.

Bernardo, Disc. 5 sull’Avvento, 1-3 

Il Breviario riporta gran parte del sermone, che Bernardo pronunciò per meglio tornire il concetto già anticipato nel terzo della medesima serie. Il memoriale liturgico, infatti, è una realtà semplicissima ma nondimeno esposta a fraintendimenti rischiosi e grossolane semplificazioni: la banale commemorazione dell’evento passato ci esporrebbe fatalmente a “invidiare” quanti furono presenti in quei giorni a Betlemme, senza considerare come a noi che fummo assenti è stata data una panoramica (e di più: un’immersione!) in quel Mistero più intensa di quella che ne ebbero i pastori e i Magi. 

Questi infatti seguirono dall’Oriente “una stella”, ma non seppero che il Bambino significato in quella stella avrebbe adempiuto le profezie di Balaam e che la sua luce non avrebbe conosciuto tramonto; quelli avrebbero visto “un bambino avvolto in fasce”, ma non l’avrebbero potuto misticamente seguire fino al sepolcro dal quale – dopo esservi stato deposto avvolto in un sudario – sarebbe risorto vittorioso. 

Come nel Natale si rinnova l’uomo

Celebrare i misteri di Cristo è una cosa santa, insomma, perché (e se) ha un’incidenza (positiva) nelle vite degli uomini, e questo è ciò che intende spiegare Bernardo ai suoi fratelli. Nel 2004 Aimé Solignac avrebbe schematizzato così l’utilità del medius adventus (“l’avvento di mezzo”) di cui parla il Monaco: 

I frutti del medius adventus sono di rinnovare totalmente l’uomo sopprimendo “il regno del vecchio uomo”, e suscitando l’uomo nuovo. Si può schematizzare così tale rinnovamento: 

• nella mano, dove 

1 misfatti e 

2 dissipatezze diventano 

1 innocenza e 

2 dominio di sé; 

• nella bocca, dove 

3 arroganza e 

4 maldicenza diventano 

3 parole di confessione e 

4 parole di edificazione; 

• nel cuore, dove 

5 desideri carnali e 

6 gloria mondana diventano 

5 carità e 

6 umiltà. 

Le sei caratteristiche dell’uomo rinnovato (paralleli alle sei colonne del palazzo della Sapienza) corrispondono agli scopi della vita monastica, e anche della vita cristiana. […] 

Aimé Solignac, n. 1 p. 172 Bernard de Clairvaux, Sermons pour l’année, 190 

Proprio in quel suo vertice che è il “medius adventus”, l’irruzione della Parola di Dio nel mondo produce nel microcosmo-uomo una triplice riparazione sui piani dell’azione, della parola e della volontà (in quanto regola la vita interiore): la scansione binaria di ciascuno di questi termini sdoppia la terna in una sestina, e poiché si parla della nuova creazione è evidente che il numero 6 si riferisca al compimento della creazione nell’uomo. Cristo infatti – disse Bernardo un istante dopo le ultime frasi riportate nel Breviario – «salvò tutto intero l’uomo nel sabato», ossia nel settimo giorno, quello del riposo di Dio (nel sepolcro prima della risurrezione). 

Il “complemento affettivo” di Giovanni di Ford

Tutto ciò è indiscutibilmente luminoso, eppure ad alcuni potrebbe sembrare ancora un po’ “cerebrale”, come se ci si fosse allontanati troppo dall’atmosfera natalizia che sta in quella d’avvento come anticipata. Forse in riparazione di questa distorsione, gli impagabili redattori che con padre Turoldo redassero L’Ora di Lettura vollero affiancare alla sublime pagina di Bernardo una di un suo confratello inglese leggermente posteriore (nel 1153, infatti, Bernardo moriva che Giovanni di Ford non aveva ancora quattordici anni). L’abate del monastero di Ford si sarebbe comunque esplicitamente rifatto all’opera del confratello francese – completò l’interrotta serie dei Sermoni sul Cantico – e appunto in uno di questi scrisse: 

Osserva però con più acutezza, o [Chiesa] amata da Dio, il prezzo, il valore e, come detto sopra, la totalità e la trascendenza di quell’amore. Confronta, in questa realtà, il tuo amore con quello di Dio. Il tuo amore ha valore in quanto, per acquistare l’amore divino, hai disprezzato ogni cosa e perfino la tua vita. Ma il valore della carità di Dio sta nel fatto che egli, abbandonando i suoi amici celesti, suoi vicini che sono lassù, è sceso da te per essere assimilato a te, per cercarti e abitare con te. 

Johannes de Ford, In Cant. sermo XIII, 6, in L’Ora di Lettura I, 71

Bernardo e Giovanni ci accompagnano davanti al Presepe: possiamo diventare come Dio, sì, perché Dio ha voluto diventare come noi. 

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L’ora di lettura commentata dai Padri della Chiesa. Tempo di avvento, tempo di Natale (Vol. 1) Copertina flessibile – 1 gennaio 2003
Tags:
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