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Benedetto Giuseppe Labre, il santo che viveva in una delle arcate del Colosseo

BENOIT JOSEPH LABRE

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Maria Paola Daud - pubblicato il 26/11/21

Lo chiamavano “il vagabondo di Dio”, e percorse 30.000 chilometri a piedi visitando santuari

Per quasi sette anni, il santo francese Benedetto Giuseppe Labre, chiamato “il vagabondo di Dio”, visse in una delle arcate del Colosseo.

Era nato ad Amettes, una piccola città nel nord della Francia, ed era il primo di 15 fratelli. Mosso dalla vocazione, sentì il desiderio di aderire alla vita monastica. Per via di una malattia e del suo spirito inquieto, però, non venne accettato tra i Trappisti.

Il suo desiderio di predicare il Vangelo era tuttavia sempre più forte, e decise di mettersi in cammino mosso da una frase di Sant’Alessio: “Dobbiamo abbandonare la nostra patria e i nostri familiari, per condurre un nuovo tipo di vita di estrema penitenza, visitando i santuari cattolici più celebri in pellegrinaggio”.

Come un Forrest Gump di altri tempi, in pochi anni percorse circa 30.000 chilometri a piedi, visitando i santuari europei più famosi dell’epoca fino ad arrivare a Roma il 3 dicembre 1770.

I suoi giorni a Roma

Con L’Imitazione di Cristo, il breviario, un crocifisso e il rosario, visse umilmente della carità che distribuiva ai più bisognosi.

Dormiva in strada, e aveva stabilito come propria dimora una delle antiche arcate del Colosseo, esattamente l’arco XLIII, dove visse per 7 anni.

Si trasferì poi nelle grotte in quel momento ubicate nella zona di Montecavallo (il Quirinale), e quando era già molto malato all’ospizio di San Martino ai Monti.

La sua fama di mistico e santo dei poveri si era già diffusa in tutta la città. Nobili e cardinali lo cercavano e gli chiedevano consigli spirituali.

La morte

Morì a 35 anni nel retrobottega del macellaio che lo aveva raccolto incosciente per strada, dopo che aveva celebrato il rito delle Quarant’Ore, secondo la tradizione il tempo che Gesù trascorse tra la morte e la Resurrezione.

La notizia della sua morte si diffuse in tutta Roma con le grida dei bambini: “È morto il santo!”

Le persone che accorsero a visitare i suoi resti nella chiesa di Santa Maria ai Monti, dove venne esposto il suo corpo, furono talmente tante che non fu possibile celebrare gli offici della Settimana Santa.

Poco dopo, i Romani iniziarono a invocare la sua intercessione, recandosi in pellegrinaggio sulla sua tomba.

Gli vennero attribuiti molti miracoli, e oggi è considerato patrono di pellegrini, medicanti e senzatetto.

Nella chiesa di Santa Maria ai Monti, dove il santo trascorreva ore in contemplazione davanti al Santissimo Sacramento, nell’inverno 1943, grazie al parroco e ad alcune religiose, venti bambine ebree vennero salvate dalla furia omicida nazista, venendo nascoste nel tetto della chiesa.

Fonte: santiebeati, TG2000

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