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Mia mamma è morta da un anno ma ha fatto lo stesso il Cammino di Santiago con me

Carolina-Prati

Carolina Prati | Facebook

Silvia Lucchetti - pubblicato il 24/11/21

Carolina, a un anno preciso dalla morte della mamma, è partita pellegrina alla volta di Santiago di Compostela e ha voluto portare (la foto di) sua madre con sé. "Mi ha dato tanta forza ed è stata la mia interlocutrice preferita".

La storia che vi raccontiamo oggi è come una luce piccola, una testimonianza non eclatante, niente di pazzesco o sorprendente, ma piena di calore. Racconta l’esperienza del Cammino di Santiago percorso da Carolina, 25 anni e gli occhi azzurrissimi, occhi che però avevano perso guizzo e passione dopo la morte di sua mamma.

Con il Cammino di Santiago sono tornata viva

Scrive infatti la ragazza nel gruppo pubblico di Facebook Cammino di Santiago:

Io ero “spenta” ormai, finché con il mio cammino sono tornata ad essere viva.

(Cammino di Santiago)

Ma facciamo un passo indietro: Carolina in piena estate, è il primo agosto, decide di fare il pellegrinaggio di Santiago. Prenota immediatamente il volo e il 13 settembre è già in cammino. Un anno prima, lo stesso giorno, era morta sua madre.

Il primo giorno di cammino ad un anno preciso dalla morte della madre

Mi sveglio il primo agosto e dico: “devo fare il Cammino di Santiago!” Apro l’applicazione di ryanair e prenoto la partenza per la domenica 12 settembre e il ritorno il venerdì 17, proprio nell’unica settimana di ferie che avevo. (…) Ho venticinque anni e sono orfana di mamma da esattamente un anno, il 13 settembre 2020, e ad un anno di distanza, il 13 settembre 2021 è stato il mio primo giorno di cammino.

(Ibidem)

Il Cammino di Santiago: chi si mette in viaggio porta nel cuore la speranza

Orfana di mamma, scrive: orfana, una parola difficile da pronunciare e mandar giù. Essere orfani ovvero soli, improvvisamente grandi, “abbandonati”. Mi ricordo che un giorno Papa Francesco disse che “un cristiano senza la Madonna è orfano”, e con questo suo pensiero mi piacerebbe dire a Carolina che non è davvero senza la Mamma, visto che Maria è madre di tutti noi.

Nonostante il cuore pieno di gelo e sofferenza, questa ragazza dolce e generosa non sceglie di restare ferma nel suo dolore, decide di mettersi in viaggio. Questo è l’aspetto che più mi colpisce: invece di crogiolarsi nel lutto che l’ha colpita, di chiudersi in casa, di “freezarsi”, inizia un cammino, e chi cammina ha sempre dentro un fuoco, anche se piccolo, una speranza. Camminare ti costringe ad alzare lo sguardo, a notare il panorama, a incontrare l’altro sul tuo percorso, qualcun altro ma anche te stesso.

COMPOSTELA

“Adesso comprendo l’amore che mi circonda”

Le assenze non diventano presenze, il dolore non passerà mai, alcune domande non hanno ottenuto risposta, però so che fare il cammino è stato il gesto più PURO e più AMOREVOLE che io abbia fatto nei miei confronti. Ragazzi, partite… Quando si soffre spesso ci si arrabbia perché gli altri non sanno aiutarci, è lì lo sbaglio: bisogna prima ritrovarsi per potersi fare aiutare, per poter capire e cogliere l’amore che ci circonda bisogna prima rendersi conto di essere “vivi”. Io ero “spenta” ormai, finché con il mio cammino sono tornata ad essere viva. Adesso comprendo l’amore che mi circonda, solo perché ho cercato e trovato me stessa.

(Cammino di Santiago)

Carolina è sincera e scrive che il dolore non passa, che la nostalgia di chi amiamo e non abbiamo più fisicamente accanto a noi è sempre intensa, che gli interrogativi sulla propria vita restano, ma che il pellegrinaggio di Santiago le ha ricordato di essere viva e di poter ancora amare. Che poi sono le uniche cose essenziali che davvero possediamo.

Il Cammino di Santiago per uscire dal pozzo del dolore

Questa è la mia esperienza, questo è quel poco che posso condividere. Non sono un’eroina, non ho fatto nulla di straordinario, se non tentare di volermi bene ancora e capire che c’è ancora tanto di bello nella mia vita. Se l’ho fatto io, chiunque può farlo. Provateci, non fermatevi mai, credete in voi stessi, ci vuole coraggio per vedersi a pezzi, ma non esitate MAI a volervi ricostruire! Il dolore è un pozzo senza fine, il trucco è non cascare al suo interno.

(Ibidem)

“Tentare di volermi bene ancora” scrive Carolina, ovvero accettarsi, accogliere anche le cose che non si apprezzano della propria persona: le durezze, i limiti, i difetti. Proprio come fa una madre con i figli. E accettare anche la propria storia, compresi quegli eventi brutti e incomprensibili che si vorrebbero cancellare, senza lasciarsi imprigionare nella ragnatela del dolore.

COMPOSTELA

“Ho portato sempre la mia mamma con me”

La ragazza conclude il suo scritto così:

Ovviamente ho portato sempre la mia mamma con me che mi ha dato tanta forza ed è stata la mia interlocutrice preferita.

(Cammino di Santiago)

E infatti le foto lo testimoniano, Carolina durante più tappe del pellegrinaggio sfoggia il suo sorriso più bello mentre stringe tra le mani l’immagine della madre. Perché chi è stato amato e ha a sua volta ri-amato, non sarà mai orfano veramente.

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