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Appena ordinato, questo nuovo beato è stato la prima vittima della ghigliottina dei nazisti

Jan Macha

Public Domain

Larry Peterson - pubblicato il 24/11/21

I nazisti amavano la ghigliottina perché era rapida ed efficiente. Padre Jan Macha ha trovato in Dio la forza e la mitezza per affrontare il suo destino

I nazisti più di tutti nel corso del tempo hanno usato la ghigliottina. La prima persona ghigliottinata dai nazisti è stata un sacerdote cattolico.

Era nato come Jan Fanciszek Macha il 18 gennaio 1914 a Charzow, in Polonia, da Pawel Macha e Anna Cofalka. Aveva due sorelle, Roze e Marie, e un fratello, Piotr. A casa, Jan era chiamato Hanik, ed era il più grande di tutti i fratelli.

Da giovanissimo Jan si sentì chiamato al sacerdozio, e a 20 anni entrò in seminario sapendo che la sua chiamata era la direzione giusta da dare alla sua vita. Voleva diventare pastore di anime.

Il 25 giugno 1939 venne ordinato nella chiesa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Katowice, in Polonia.

Padre Jan celebrò la sua prima Messa nella sua parrocchia di Santa Maria Maddalena a Charzow, e accadde una cosa strana.

La sorella di padre Jan, Roze, andò in sagrestia a vederlo. Lui la guardò e disse: “Roze, so che morirò giovane e non di morte naturale”. La sorella gli disse di non parlarne in un giorno così felice, ma Jan continuò: “Roze, voglio dirtelo proprio oggi perché sono convinto che morirò giovane”.

Quando iniziò la Messa e si diffuse l’incenso, la maggior parte dei fedeli vide il fumo formare come una sciarpa rossa intorno al collo del nuovo sacerdote, ma quasi nessuno ci fece caso.

I nazisti invadono la Polonia

I nazisti invasero la Polonia alle 4.45 del 1° settembre 1939. In quel periodo, padre Jan Macha stava cominciando il suo ministero pastorale come assistente parroco nella parrocchia di San Giuseppe di Ruda.

Era totalmente assorbito dai suoi doveri sacerdotali e si concentrava sulle tante anime affidate alle sue cure, del tutto consapevole del pericolo che gravava su tutto il popolo polacco.

Padre Macha si trovava in una parte della Polonia che i nazisti volevano “germanizzare”, e tra i requisiti c’era il fatto che i locali parlassero tedesco – anche nelle case private o in chiesa. Il governo tedesco ordinò che anche le omelie e le canzoni fossero in quella lingua.

Padre Jan amava la lingua e l’eredità polacca, ed era profondamente offeso da questa follia. Per lui era poi difficile mettere in pratica questi mandati. Non aveva la possibilità di pagare per le traduzioni, i nuovi libri di preghiere, i lettori e le guide. Era anche consapevole della povertà della gente di cui gli era stato affidato l’accompagnamento spirituale. Era il momento di fare qualcosa.

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nazistisanti e beati
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