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Antica abbazia in cui vennero fondati i Cistercensi accoglie i rifugiati

Moine cistercien de l'abbaye de Citeaux

© Philippe Lissac / GODONG Ref:367

Louise Alméras - pubblicato il 17/11/21

La Regola di San Benedetto dice che tutti gli ospiti devono essere accolti come Cristo

Dalla presa di Kabul da parte dei talebani il 15 agosto, la comunità internazionale si è organizzata per salvare la popolazione afghana da un regno di terrore. La Francia è riuscita a evacuare quasi 2.500 Afghani per via aerea, nonostante le due esplosioni avvenute il 26 agosto all’aeroporto, di cui l’ISIS ha rivendicato di essere l’autore.

In tutto, 50 rifugiati dovevano arrivare nella Costa d’Oro francese alla fine di agosto per essere poi accolti a Digione, una delle zone che hanno risposto per prime alla richiesta del Governo di accogliere i rifugiati.

Nella fattispecie, dovevano essere accolti presso l’abbazia di Cîteaux, fondata nel 1098 e luogo di nascita dell’Ordine Cistercense, perpetuando la tradizione monastica di accogliere gli ospiti. I rifugiati, tuttavia, non sono riusciti ad arrivare quando si pensava a causa della difficoltà a lasciare l’aeroporto di Kabul.

Un’abbazia usata per accogliere i rifugiati

Tutto è iniziato con la crisi migratoria del 2015 e l’accampamento di rifugiati e migranti “Giungla di Calais”, dove venivano raccolti i migranti che speravano di attraversare il Canale della Manica per arrivare in Gran Bretagna. Durante l’evacuazione dei campi di Calais nel 2016, l’abbazia di Cîteaux si è offerta di accoglierne alcuni, e i camion hanno presto iniziato ad arrivare.

I Cistercensi portano così avanti la tradizione della Regola di San Benedetto, il cui capitolo 53 è dedicato all’ospitalità:

“Tutti gli ospiti che giungono in monastero siano ricevuti come Cristo, poiché un giorno egli dirà: “Sono stato ospite e mi avete accolto” e a tutti si renda il debito onore, ma in modo particolare ai nostri confratelli e ai pellegrini. Quindi, appena viene annunciato l’arrivo di un ospite, il superiore e i monaci gli vadano incontro, manifestandogli in tutti i modi il loro amore”.

Alla fine di agosto, i monaci dell’abbazia cistercense si stavano preparando ad accogliere una ventina di Afghani in un edificio già utilizzato per ospitare sfollati nei momenti di crisi. L’accoglienza è stata preparata con l’aiuto del Comune e dei suoi abitanti, visto che l’arrivo dei migranti nella Costa d’Oro era un’iniziativa della prefettura di Digione.

La gestione degli elementi logistici è affidata principalmente all’Associazione Adoma, creata per prendersi cura dei senzatetto e che ora si occupa anche dei rifugiati.

Fr. Jean-Claude, incaricato di offrire a rifugiati e migranti alloggio nell’abbazia, considera il modo in cui l’Associazione Adoma tratta i migranti “notevole, molto umano”. L’edificio, situato a 100 metri dall’abbazia, ha una capacità di 30 posti letto, e inizialmente era riservato a gruppi di giovani. Dalla crisi di Calais, però, è stato usato anche come alloggio di fortuna, soprattutto in inverno, per i tanti rifugiati che hanno lasciato il proprio Paese per guerra, clima o religione – “l’unica cosa che queste famiglie hanno in comune”, commenta il Cistercense.

Al posto degli Afghani attesi alla fine di agosto, 25 migranti del grande accampamento di Parigi sono rimasti lì per tre giorni, per avere un attimo di respiro e vedere il proprio processo migratorio riorganizzato dall’associazione. Tra loro ci sono due famiglie afghane, insieme a Etiopi e Ivoriani.

“Accogliamo soprattutto famiglie, spesso donne single con bambini, i cui mariti sono morti o sono in prigione”, ha spiegato il religioso ad Aleteia. “A volte restano per due o tre mesi”.

In questo periodo, si riposano e lavorano alle formalità amministrative necessarie per chiedere asilo. Riempiono un docuumento “in cui spiegano perché sono qui”, e poi l’associazione trova una sistemazione per loro o un luogo presso un centro di accoglienza per richiedenti asilo.

“A volte abbiamo degli Armeni, e alcuni vengono ad assistere ai servizi con noi”, ha affermato fr. Jean-Claude, “ma per la maggior parte non sono cristiani”. Il religioso ha subito sottolineato che non hanno “mai avuto alcun problema interreligioso”.

Per quanto riguarda il contatto con i monaci cistercensi, “riescono a organizzare celebrazioni con i rifugiati e ad alleviare la loro tristezza”, e celebrano perfino il Natale con loro. Quanto ai rifugiati afghani, sono ancora in attesa. Nel frattempo, l’abbazia di Cîteaux è pronta ad accoglierli.

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