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Sul caso della bambina stuprata e del “prodotto” battezzato come José María

BOLIVIA

iglesiasantacruz.org

Pablo Cesio - pubblicato il 15/11/21 - aggiornato il 15/11/21

Quali sono le prossime sfide dopo il triste caso della bambina sottoposta a un intervento da cui è nato il bambino?


È giunta finalmente la conferma ufficiale attraverso il Ministro del Governo della Bolivia, Eduardo del Castillo. Quello che è accaduto alla bambina di 11 anni incinta che era stata stuprata dal padre del patrigno a Yapacaní è stato l’interruzione legale della gravidanza, nota come ILE.  

“Questa minorenne ha interrotto sabato la sua gravidanza in base alla normativa legale vigente e a quello che hanno disposto el autorità giudiziarie del nostro Paese (…). La persona ha tirato via il prodotto dal suo corpo, come ha stabilito la Giustizia del Paese. La Chiesa dovrebbe pronunciarsi su chi viola le bambine nel nostro Paese. Perché non parla contro i violentatori?”, ha affermato del Castillo.

La bambina incinta, che prima di essere trasferita dal centro di accoglienza legato alla Chiesa a Santa Cruz in cui si trovava aveva espresso la volontà di portare avanti la gravidanza, è stata dimessa, e la Defensoría de la Niñez y Adolescencia l’ha riportata a Yapacaní.

Secondo quanto ha potuto confermare Aleteia, il bambino, che alla nascita pesvaa 500 grammi e in seguito è morto, è stato battezzato nel grembo materno con il nome di José María.

Il caso della bambina incinta dopo lo stupro e la morte di José María rappresentano una vera tragedia da ogni punto di vista. In primo luogo per la violenza a cui è stata sottoposta la bambina e la vulnerabilità di una famiglia che era già stata protagonista di episodi simili, e poi per il destino che in mezzo a tanto dolore, e nonostante il coraggio espresso sia dalla bambina che da sua madre, ha avuto l’altra vittima: José María, chiamato dispregiativamente “prodotto”. Un innocente, a cui è stato dato questo nome, anche se non è stato scelto dalla bambina (che però ha concordato), perché non si sapeva se maschio o femmina. José María, però, è andato in cielo come figlio di Dio.

Questo fine settimana, l’arcidiocesi di Santa Cruz de la Sierra ha invitato le chiese a suonare le campane a favore della vita.

Mentre il caso continua a fare scalpore in Bolivia, si affacciano nuove sfide. Da un lato ci sono le accuse alla Chiesa di essere intervenuta nel cambiamento di decisione da parte della bambina, cosa che è stata negata ad Aleteia, dall’altro la questione della depenalizzazione dell’aborto nel Paese, a cui questa vicenda apre la porta.

Quanto alla legislazione vigente, l’avvocato della mamma della bambina, Giovanni Cabello, ha dichiarato ad Aleteia:

“in Bolivia l’aborto è un crimine ed è tipicizzato in quanto tale nel Codice Penale, come ratificato dalla sentenza costituzionale 206/2014. Allo stesso tempo, però, ci sono motivazioni che esimono dalla responsabilità, questione stabilita nel Codice Penale come ‘Aborto Impune’”.

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