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La bambina nata da surrogata e abbandonata ora sarà data in affido

Surrogacy techniques - Ukraine - Italy

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Paola Belletti - pubblicato il 15/11/21

La coppia italiana che l'aveva voluta e commissionata l'ha abbandonata. La bimba ha ormai un anno e pochi giorni fa è arrivata in Italia dove sarà accolta da una famiglia affidataria.

I genitori committenti non la vogliono più

La babysitter che per più di un anno si è presa cura della piccola nata da utero in affitto in Ucraina, ha contattato il Consolato italiano perché si facesse carico di questa bambina.

Lei non avrebbe più potuto farlo; i genitori committenti, una coppia piemontese che l’aveva riconosciuta alla nascita, hanno smesso di pagarla per il suo servizio. E hanno specificato che no, “non avevano più intenzione di prenderla in consegna”.

Figli come merce, donne come mezzi di produzione

Il linguaggio tradisce ciò che è già evidente nella sua enormità: questi bambini sono trattati come esperienze d’acquisto più o meno riuscite, nella colpevole illusione di farlo per amore. Non se ne parla sempre in questi termini sui giornali?

E come tali possono essere presi, buttati, recensiti, respinti, lasciati al punto ritiro concordato.

Ora che la piccola è arrivata in Italia, accompagnata da poliziotte e volontaria della Croce rossa, adulti ai quali dava serenamente la manina, stanno emergendo maggior informazioni sul suo caso. Eppure una cosa già la sappiamo o avremmo dovuto tragicamente presumerla.

Chi e cosa ha permesso che i bambini e le donne potessero diventare oggetto di transazione finanziaria? Legislazioni e mercato. (E prima ancora la congenita tendenza al peccato che tutti ci caratterizza e)

Perché ci si stupisce tanto del fatto che qualcuno non voglia più il bambino tanto desiderato e lautamente pagato se prima si è acconsentito a ridurlo a merce?

Grazie a Dio che ancora ci si scandalizza, invece: è pur sempre il segno che quella riduzione, di figli a prodotti, di donne a forni, di uomini ad appendici dei propri dotti seminali, ancora ci ripugna.

Ci scandalizza solo il singolo caso?

Ma è all’innesco di questo incendio che bisogna prestare mente ed è a soffocare quello, togliendovi ossigeno, che bisogna orientare energie e risorse.

Se i figli si possono esigere, in nome di un desiderio umanissimo e straziante ma pervertito in pretesa; se le donne si possono assumere per offrire la gestazione come prestazione d’opera; se essere genitori non è più un fatto antropologico naturale (anche quando lo si vive da padri e madri adottivi) ma un esercizio di intenzione; se l’oggetto del desiderio si può customizzare come un’auto fatta in base alle proprie esigenze…

Se tutto questo è vero, come purtroppo è, allora i bambini e le donne, diventano mezzi di produzione o prodotti finiti.

E come tali si possono trattare: pagare, respingere, cambiare, restituire, abbandonare.

Certo avere rimanenze di magazzino non è mai un indicatore simpatico per un’azienda, ma una percentuale è considerata fisiologica.

Una riduzione impossibile e per questo dolorosa

E invece Serenella, il nome col quale questa bimba viene chiamata, è una persona e non ha un percorso di produzione ma una vita.

Come ci sia arrivata, a questa vita, è parte integrante della sofferenza che la sta già segnando e che farà sempre parte di lei, pur mostrandosi così dolce, buona, desiderosa di affidarsi a qualcuno che la ami e si prenda cura di lei.

Concepita in vitro con gameti misti, ovvero il seme del padre committente e l’ovulo di una donatrice, è poi stata portata in grembo da una terza donna.

Una volta partorita è stata affidata alle cure di una tata, assunta tramite agenzia interinale.

Tante madri, nessuna madre

Madre committente, madre donatrice di ovulo, madre gestante, madre di cura. Ma poiché in questa catena di maternità deformate l’anello forte è il primo, spezzandosi quello crolla tutto addosso al soggetto più debole, la bimba.

Una sequenza di orrori costellata di copertine fluffy, latte in polvere e peluche ma che orrori restano. Questa figlia di tanti è per ora una figlia di nessuno. Chi l’ha programmata e voluta ora non la vuole più. La tata le ha voluto bene e ancora gliene vuole ma è, lei sì, una lavoratrice.

E’ in corso un’indagine perché ci sono ipotesi di reato sebbene la vicenda sia molto intricata:

La procura, una volta completato il rientro della bambina sul suolo italiano, ha aperto un fascicolo “modello 45” senza indagati e senza notizie di reato. Il comportamento dei due novaresi – fanno sapere gli inquirenti – sarà valutato per capire se esistono profili di rilevanza penale. I magistrati confermano anche che la bambina è stata al momento affidata a una coppia che si è resa disponibile a occuparsene fino al completamento del percorso per l’adozione. 

AGI

Eppure il prodotto era di buona qualità

Viene confermato da più parti che la bambina non ha alcun handicap fisico o psichico; come se un difetto o una menomazione potessero di per sé giustificare un rifiuto; eppure ci eravamo già abituati a questo ritornello.

Gammy, il gemello con sindrome di Down partorito da una donna tailandese con utero in affitto, è stato rifiutato dalla coppia che si è presa solo quello sano; la piccola Bridget è rimasta alla clinica ucraina perché affetta da lieve disabilità psicomotoria.

Altri casi erano arrivati agli onori di una cronaca altrettanto svelta a dimenticarsene quanto a farne titoli roboanti.

Chi la voleva tanto ora non la vuole più, forse, perché non riesce a sentirsene madre in nessun modo?

Non ha con lei legami biologici, non l’ha portata in utero e anzi, osserva Marina Terragni, potrebbe essere sorta una forma di invidia: verso le madri (biologica e gestante) e verso il marito che ha donato il seme.

Una famiglia vera

Ora che è arrivata in Italia la sua via crucis di maternità cadute e incompiute prosegue anche se adesso l’intenzione degli adulti coinvolti è finalmente quella retta, ovvero orientata al suo bene.

Per ora è stata accolta da una famiglia affidataria che però ha già avviato la domanda di adozione.

Con grande discrezione, oggi ( 11 novembre per chi legge, Ndr) la bambina è rientrata in Italia, con un volo da Kiev a Malpensa, e sarà affidata a una famiglia che non la tratterà come una cosa, ma come una figlia.

L’operazione di rientro è stata coordinata dal Servizio per la Cooperazione internazionale di Polizia (Scip), che ha gestito la conclusione felice di una storia molta triste.

Avvenire

Moratoria universale contro l’utero in affitto

Bisogna porre fine a questo mercato di sofferenza innocente e anche all’infelicità degli adulti che si illudono di riempire un vuoto con l’acquisto di un figlio. La via che in tante voci propongono e non da adesso è quella di una moratoria universale contro la gravidanza surrogata.

Se in tutto il mondo verrà dichiarata reato allora si taglierà la testa a questo mostruoso business fatto sulla pelle e il dolore di donne e bambini.

Tags:
adozioneutero in affitto
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