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Sì, “The Chosen” è davvero valido…e non farà che migliorare

THE CHOSEN

The Chosen | YouTube | Fair Use

Matthew Becklo - pubblicato il 13/11/21

La serie sulla vita di Gesù riesce a trasmettere le qualità terrene di Dio, diventato uomo senza sminuire il mistero dell'Incarnazione

Anche se le recensioni positive continuano ad abbondare, sono sicuro che molti fossero – e siano ancora – scettici su The Chosen. E devo ammettere che ero tra questi.

Non è il tipico progetto di intrattenimento cristiano

Lo scetticismo è comprensibile. Da un lato, la serie indipendente e finanziata dal pubblico sulla vita di Cristo è la prima del suo genere – una produzione sperimentale ad alto rischio. La serie (anche se i suoi produttori incoraggiano gli spettatori a leggere i Vangeli) è liberamente basata sulla Scrittura, facendo affidamento soprattutto sulla creatività dei suoi sceneggiatori in un approccio pieno di difficoltà e pericoli. Cosa più importante, la serie sembra a prima vista il tipo di progetto orientato al mercato cinematografico cristiano, in genere saturo di sentimentalismo e storie moralistiche.

Fin dal primo episodio, però, è chiaro che Dallas Jenkins e tutto il cast e la troupe di The Chosen sono destinati al successo. E tuttavia la forza del programma è proprio il fatto che non si prende troppo sul serio. Non è un’epopea biblica dell’era Ben Hur, né il tipo di opera di spiritualità nascosta nei teatri d’essai. Ciò non significa che The Chosen sia superficiale o irriverente – i creatori operano sulla base di una fede profonda, e i personaggi e i temi vengono presentati con grande amore e cura –, ma viene presentato in modo sia disarmante che coinvolgente.

Momenti autenticamente divertenti

Lo spettacolo include splendidi tocchi creativi – Gesù, ad esempio, chiama “Giacomo il Minore” e “Giacomo il Maggiore” rispettivamente “Piccolo Giacomo” e “Grande Giacomo” – e anche momenti autenticamente divertenti, come questo scambio tra Gesù e i discepoli quando si riuniscono dopo qualche tempo:

Piccolo Giacomo: “Rabbi, abbiamo trovato il cibo. Cosa vorresti?”

Gesù (parlando del fare la volontà del Padre): “Ah… ho da mangiare un cibo che non conoscete”.

(Lunga pausa confusa)

Andrea (a bocca piena): “Chi ti ha dato il cibo?”

O come questo, quando Gesù inizia a guidare il gruppo verso la Samaria:

Andrea: “Perdonami, Maestro, ma è più sicuro aggirare la Samaria attraverso il Giordano nella Decapoli”.

Gesù: “Vi siete uniti a me per motivi di sicurezza?”
Grande Giacomo: “Ma Rabbi, sono samaritani”.

Gesù: “Buona osservazione, Grande Giacomo”.

Roumie illumina la scena come Gesù

Le qualità terrene emergono soprattutto nella performance di Jonathan Roumie nei panni di Gesù. In netto contrasto con le presentazioni più stoiche di Cristo, Roumie, cattolico e amico e collaboratore di Word on Fire, apporta un calore, una gentilezza e un umorismo senza pari al suo ruolo impegnativo, illuminando lo schermo con preghiera tranquilla e sguardi profondi, ma anche con scherzi a cuor leggero, sorrisi gioiosi e perfino danze celebrative. Incarnando splendidamente l’“inno kenotico” di Filippesi 2, The Chosen mostra un’immagine avvincente del Dio che è sceso umilmente tra i problemi e i trionfi della nostra condizione umana – che lavora, scherza, suda, sanguina, viaggia e offre perfino preghiere stanche quando va a dormire dopo una lunga giornata. Piuttosto che sminuire il mistero dell’Incarnazione, guardare Gesù ritratto in questo modo ha l’effetto curioso di elevarlo ancor di più.

L’episodio migliore fino a questo momento

Il terzo episodio della seconda stagione della serie, intitolato semplicemente “Matteo 4, 24”, è stato forse il migliore di The Chosen fino a questo momento.

Il versetto recita: “La sua fama si sparse per tutta la Siria; gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, epilettici, paralitici; ed egli li guarì”. Siamo portati nel campo in cui si trovano i discepoli mentre Gesù opera guarigioni lì vicino.

Mentre scende la notte, i discepoli si imbarcano in varie conversazioni su chi sia Gesù, cosa stia facendo e il mistero per il quale ha scelto loro, indegni e fragili come sono, per far parte di tutto ciò. Filippo cammina con Matteo, parlandogli della Scrittura e di Dio. Tommaso siede con Piccolo Giacomo e parla delle guarigioni di Gesù alla luce della malattia di Giacomo (basata sulla disabilità reale dell’attore), e Maria – il cui ruolo alle nozze di Cana è stato fortemente sottolineato nell’episodio 5 della prima stagione – arriva a nutrirli e a parlare loro con tenerezza materna. La rappresentazione tecnica della scena, che sembra tanto umana, immediata e credibile, fa avere agli spettatori un’idea di quello che può aver significato vivere quel momento e il tipo di conversazioni che possono essere sbocciate spontaneamente.

Quando i discepoli si riuniscono intorno a un fuoco, inizia una conversazione tortuosa partendo dal pungolo di Pietro nei confronti di Matteo, ex collaboratore di Roma, che porta a divisione e conflitto (non esattamente una situazione impensabile, alla luce dei Vangeli). Quando la tensione inizia ad aumentare, però, Gesù emerge in modo silenzioso dall’ombra, esausto dopo ore trascorse a operare guarigioni. Sua madre corre al Suo fianco per lavargli i piedi e ripulirgli le mani e il volto dal sangue – una prefigurazione sia del Giovedì Santo che del Venerdì Santo. Gesù la ringrazia e le sorride, lei Gli dice di dormire e Lui acconsente. “Sono così stanco”, dice mentre va nella Sua tenda a pregare.

Il sottile impatto di questa scena è magistrale: il viaggio di Gesù nell’oscurità del peccato e nella sofferenza e il Suo amore generoso per i poveri, che risveglia la gentile risposta d’amore della madre, è un rimprovero pungente per i giochi dei discepoli di potere e di controllo, di biasimo e recriminazione, e un invito a guardare e a seguire la via dell’Amore incarnato. Duemila anni dopo, si può dire che la Chiesa stia ancora imparando la stessa lezione.

L’immagine del pesce è un tema ricorrente di The Chosen, e la serie è nata chiaramente dal desiderio di avventurarsi in acque profonde e di gettare una grande rete. Visto che The Chosen ha decine di milioni di spettatori in più di cento Paesi con sottotitoli in dozzine di lingue, ci sta riuscendo ampiamente. Finché Jenkins, Roumie e gli altri continueranno a sfornare episodi come l’ultimo – con scene non solo divertenti, ma anche tematicamente ricche e artisticamente sottili –, la sua portata sarà non solo amppia ma profonda, e il futuro decisamente roseo.

The Chosen è disponibile gratuitamente attraverso l’app The Chosen o mediante Peacock.

Tags:
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