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«Un pellegrinaggio che tutti i poveri faranno insieme». Parla mons. Fisichella

Vatican Press Conference

Antoine Mekary | ALETEIA

i.Media per Aleteia - pubblicato il 11/11/21

500 poveri ad Assisi da tutta Europa insieme col Papa. Il Presidente del dicastero vaticano organizzatore spiega il senso dell'iniziativa.

Domani, 12 novembre 2021, papa Francesco incontrerà ad Assisi 500 poveri venuti da tutta Europa nel contesto della V Giornata Mondiale dei Poveri, che si terrà domenica 14 novembre 2021. Mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione, che organizza l’evento, spiega ad i.Media l’importanza dell’incontro che offre a papa Francesco l’opportunità di ascoltare i poveri, di pregare e di stare con loro.

Che cosa si aspetta da questo incontro? 

L’incontro di Assisi vuole essere un momento da parte del Papa di grande ascolto dei poveri. Questo è alla fine il significato più profondo che porta ancora una volta il papa nella terra di San Francesco : ascoltare l’esperienza che i poveri gli porranno dinanzi. Ci saranno i racconti di vita quotidiana, ci saranno esperienze di sofferenza, esperienze anche di speranza e il Papa ascolterà. Credo che questo sia il primo elemento e il primo desidero anche di Papa Francesco. 

Tante volte noi pensiamo che i poveri sono dei numeri, delle statistiche, e non è così. I poveri sono delle persone che hanno una vita, hanno una storia, un’esperienza. Il loro ascolto è una provocazione, è uno stimolo per cercare di dare anche delle risposte concrete, sopratutto guardando al futuro.

Durante gli alti viaggi di Papa Francesco ad Assisi ha spesso incontrato dei poveri. Che cosa c’è di particolare in questo prossimo incontro?

Di particolare io credo non ci sia nulla di ciò che possa fare notizia. I poveri non fanno notizia, se però i poveri incontrano il Papa allora c’è anche la notizia, che può provocare tante persone a riflettere.

Il Papa incontrerà soltanto un piccolo gruppo di poveri, perché le disposizioni contro il Covid-19 ancora ci obbligano a mantenere delle distanze e quindi a dover, anche in una chiesa così grande come Santa Maria degli Angeli, occupare solo per un terzo della sua capienza. Ci saranno soltanto 500 poveri che però saranno il segno, saranno i rappresentati di quei milioni di poveri che non hanno voce, che non riescono a far ascoltare il loro grido di speranza. Saranno alcuni tra di loro che in quel momento diventeranno la voce di tutti, e questo è la cosa importante.

Poi un’altra cosa importante è che si pregherà insieme. Dopo che avrà ascoltato i poveri il Papa pregherà insieme con loro perché questo è il nostro stile di vita : l’ascolto e la preghiera che diventa poi anche aiuto concreto e solidarietà.

Perché avete scelto di fare questo incontro ad Assisi?

Quest’anno è il quinto anniversario della Giornata Mondiale dei Poveri quindi è un momento nella vita della chiesa che comincia ad essere diciamo una tradizione. Andare ad Assisi significava in qualche modo compiere un pellegrinaggio, e infatti si tratta di un pellegrinaggio che faranno tutti i poveri, insieme, con Papa Francesco. Ci saranno dei poveri che vengono dalla Francia, dalla Spagna, dalla Polonia, dal Belgio, e saranno accompagnati dall’associazione Fratello. Poi ci saranno anche i poveri che vengono da tutte le diocesi dell’Umbria e così anche dalla diocesi del Papa, da Roma, per condividere con tutti la stessa esperienza di solidarietà e di fede.

Quindi Assisi diventava il punto più significato per celebrare e ricordare un’anniversario come quello dei primi cinque anni. Assisi diventa ancora una volta una città speciale, perché assisi è una città speciale. È la città di San Francesco, il quale è il padre dei poveri e quindi è colui che ha condiviso tutto la sua vita con i poveri, soprattutto alla Porziuncola, dove il Papa andrà domani.

Alla Porziuncola San Francesco era solito a raccogliere non solo i suoi frati, ma anche i poveri che andavano a trovarlo e a vivere con lui. È un luogo da cui partire per ricostruire. La Porziuncola nella vita di San Francesco, era quell’immagine, quel sogno, che lui aveva ricevuto di ricostruire la sua Chiesa solo che il signore gli chiedeva non una chiesa fatta di mattoni, ma una chiesa fatta di pietre vive. Andare alla Porziuncola quindi non solo è un incontro ma è anche una provocazione a ripartire sempre dai poveri per rinnovare il volto della chiesa nel mondo di oggi. 

Perché questo incontro si farà domani invece del 14 novembre, la Giornata mondiale dei poveri ?

Dunque l’incontro si fa domani perché la Giornata Mondiale dei Poveri si celebra sempre la domenica e il Papa tiene molto, come vescovo di Roma, a celebrare la giornata nella sua diocesi. Ma negli ultimi anni ci sono stati i venerdì della misericordia, e il gesto di domani può essere veramente considerato un venerdì della misericordia da aggiungere a quelli che il P2apa in questi anni vissuto.

Dopo 8 anni dall’inizio del pontificato, pensa che Papa Francesco sia riuscito a portare la Chiesa nelle periferie?

Io penso che la Chiesa ha sempre vissuto con i poveri, le vicende dei 2000 anni della nostra storia sono certamente alterne ma mai la Chiesa ha dimenticato i poveri. La Chiesa ha sempre vissuto un’esperienza di vita particolare con delle diverse forme di povertà. Questa è la storia della Chiesa e questa è la storia di tanti santi e sante che in diverse parti del mondo hanno percepito in un momento della loro vita di dover consacrare l’esistenza ai poveri, è così che abbiamo avuto Camillo de Lellis, Giovanni Battista de La Salle, Madre Teresa di Calcutta, etc. È così che abbiamo avuto tanti uomini e donne di ogni età che hanno percepito l’esigenza di dover dedicare la loro vita ai più disagiati.

Papa Francesco ha fatto anche lui dei poveri un punto emblematico del suo pontificato. Ha voluto sottolineare, innanzitutto con il suo nome, l’importanze di questa presenza nella vita della chiesa, sopratutto perché noi viviamo una cultura che spesso porta a disprezzare i poveri, a renderli responsabili e colpevoli della loro povertà. Questo è sbagliato, questo è ingiusto nei loro confronti, e quindi io credo che il richiamo forte del Papa a guardare alle periferie parte anche dalla consapevolezza che bisogna essere al centro.

Le periferie sono determinate da che c’è un centro. Il centro è il cuore, è il cuore della vita, della Chiesa che pulsa, è Gesù povero che si è identificato con i poveri. Quindi a partire da questa povertà originaria, che il Figlio di Dio ha vissuto nella propria vita, parte l’invito per andare da lì nelle periferie e quindi a raccogliere il grido di giustizia, il grido di solidarietà che viene da milioni di persone. 

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