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Nono suicidio sacerdotale in Brasile nel 2021: il testo toccante di un presbitero diventa virale nelle reti cattoliche

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Francisco Vêneto - pubblicato il 11/11/21 - aggiornato il 11/11/21

Suicidio sacerdotale e il caso di p. José Alves

Il testo di p. Simeão tratta quindi il caso di p. José Alves, trovato morto questa domenica. Le informazioni diffuse a livello ufficiale indicano che si sta indagando sulle cause della morte, ma da lunedì circolano informazioni sul fatto che si tratterebbe di un altro caso di suicidio sacerdotale.

Il testo di p. Simeão affronta anche la problematica delle denunce non verificate di abusi sessuali perpetrati da sacerdoti e come affrontarle durante il necessario processo di indagine, finché non si ha ancora la certezza della veridicità delle denunce:

La diocesi di Bom Jesus do Gurgueia aveva ricevuto un’accusa contro padre José. La denuncia riguardava abusi sessuali su un minore. Nulla è stato confermato. Il sacerdote è stato sospeso dagli ordini ‘ad cautelam’ il 6, attraverso un decreto. Sappiamo che dopo centinaia di casi di pedofilia nel mondo, da Papa Benedetto XVI e ora con Papa Francesco, la cultura del silenzio viene spezzata e gli orientamenti sono molto chiari. Il vescovo della diocesi può aver applicato la legge, e solo con la denuncia di accusa (anche se non era ancora stata provata) il sacerdote era stato sospeso.

Fratelli sacerdoti, qualsiasi presbitero può trovarsi in una situazione simile. Qualsiasi denuncia, anche senza prova, che arrivi al vescovo diocesano può comportare la stessa sospensione ricevuta da padre José. Penso a fratelli che ho conosciuto e che sono stati sospesi senza poter fare assolutamente niente. Fratelli che erano e sono sempre stati innocenti. Abbiamo un caso di suicidio qui in Brasile, nel 2013, di un religioso che essendo stato accusato ingiustamente non è riuscito a sopportare il peso di quella sofferenza e si è impiccato nella sua stanza con il cingolo. Quanti di noi sono stati accusati alla leggera!?

Padre José è stato trovato morto, nella sua casa parrocchiale, questa domenica. Mi chiedo: la diocesi o la pastorale presbiterale si stava prendendo cura di lui dopo la sospensione? Se non poteva più celebrare, perché è rimasto da solo in casa? C’è qualche accompagnamento giuridico, psicologico, spirituale, episcopale o presbiterale per i sacerdoti sospesi ‘ad cautelam’?

Aspetti organizzativi e istituzionali della Chiesa

Il testo di p. Simeão mette poi in discussione l’atteggiamento di una parte della Chiesa dal punto di vista organizzativo, evocando i ricorrenti avvertimenti di Papa Francesco circa la necessità di superare le rigidità strutturali quando non aiutano la Chiesa ad essere Chiesa, sia nel contesto del suicidio sacerdotale che per quanto riguarda altri aspetti del rapporto tra le persone. Ecco cosa dice il testo:

Prima della sua morte, padre José ha scritto sulle sue reti sociali ‘Amo la Chiesa’. Ah, fratello sacerdote, comprendo la sua affermazione. Lo sentiamo continuamente in seminario, vero? Amiamo la Chiesa, sacerdote, ma la grande verità è che la Chiesa non ci ama. L’unico ad amarci è Cristo, Capo e Sposo della Chiesa.

Nella vita di ogni sacerdote deve arrivare un momento in cui resterà solo. Avremo solo Gesù! E anche se Lui ci basta, quando verremo abbandonati, dimenticati e alcuni di noi calunniati e accusati da vescovi, sacerdoti e laici, dovremo pensare a noi stessi.

Il suicidio non vale come martirio, fratelli sacerdoti! So, perché lo sento, che molti sacerdoti pensano di togliersi la vita. In un Paese latinoamericano qui vicino, i sacerdoti si stanno togliendo la vita in massa, ma non è questa la risposta. Non è questa la via! Faccio una confessione pubblica: in un momento di sofferenza estrema, tre o quattro anni fa, quando ho chiesto un periodo di allontanamento dall’esercizio del ministero e ho pensato anch’io alla morte, sono giunto a questa conclusione: ‘È meglio un sacerdote vivo che un padre morto’. Saremo sempre sacerdoti, in esercizio o meno. Padre è un’altra storia…

Per favore, fratelli, pensate a voi stessi! Smettete di pensare in primo luogo alla Chiesa! Nella struttura della Chiesa romana in Brasile non esiste tempo né priorità per la cura sacerdotale.

Siamo imprenditori e impiegati in tonaca. Amare la Chiesa non è sufficiente. Solo questo non basta per rimanere vivi di fronte alle innumerevoli sfide sacerdotali che ci impone questo tempo. Il massimo che la Chiesa riesce a fare è pregare per noi. Difficilmente accoglie, raramente ascolta, non sa curare, non ha un momento per amare. Non ci cerca come figli; la Chiesa difficilmente vi aiuterà. Comunica con noi attraverso decreti, documenti, disposizioni e scomuniche. I vescovi ormai ci cambiano parrocchia via Whatsapp o telefono. I sacerdoti sono diventati funzionari delle mitre diocesane. Sono noti per i numeri per il numero del codice fiscale delle parrocchie che amministrano. Per voi basteranno i biglietti delle mitre, le buste delle campagne della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile e il numero di conto del vescovo per gli oboli… Cosa valgono la vita e la storia di un sacerdote? Quello che è scritto nel Codice di Diritto Canonico! Più del Vangelo. È punitivo. L’ultimo canone non è mai applicato nella vita del sacerdote!

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sacerdotisuicidio
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